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Sebino inquinato: denuncia della Goletta dei laghi dopo l’analisi alla foce di fiumi e torrenti fotogallery video

Sulla sponda bergamasca risultano inquinati i campioni prelevati alla foce del torrente Borlezza a Castro e fortemente inquinati quelli della foce del fiume Oglio e il canale presso la spiaggia Bar delle Rose a Costa Volpino e la foce del torrente Rino a Tavernola.

Giovedì mattina i tecnici e i biologi della Goletta dei laghi hanno presentato i dati dei campionamenti effettuati sul Sebino, condiviso dalle province di Brescia e Bergamo, al termine della prima tappa del tour di Legambiente realizzata in collaborazione con il COOU (Consorzio Obbligatorio Olii Esausti) e Novamont, che da 11 anni attraversa l’Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori lacustri.

In base a quanto è emerso dal monitoraggio scientifico – effettuato, quindi, in determinati punti individuati anche grazie alle segnalazioni dei cittadini tramite SOS Goletta – i rilevatori della Goletta hanno annunciato al Festambiente di Castro che il lago d’Iseo anche quest’anno mostra delle forti problematiche, che coinvolgono la totalità degli 8 campioni oggetto dell’indagine microbiologica e risultano, secondo il giudizio del Cigno Azzurro, “fortemente inquinati”. Nel monitoraggio vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo lungo le rive dei laghi: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione degli scarichi civili che attraverso i corsi d’acqua arrivano nel lago.

“Tutti gli anni rileviamo le stesse criticità sul lago d’Iseo – dichiara Massimo Rota, presidente Legambiente Alto Sebino – la situazione è particolarmente critica in alcune aree risultate fortemente inquinate dalla presenza di scarichi, dove gli abitanti della zona fanno il bagno e pescano, come il torrente Rino a Tavernola o la foce del Borlezza, in assenza di segnalazioni precise e cartelli che informino i cittadini e i bagnanti a riguardo”.

A tal proposito Legambiente chiede che le criticità denunciate vengano verificate ed eventualmente riportate nei profili delle acque di balneazione in corso di aggiornamento, così come indicato nel Portale delle Acque del Ministero della Salute.

“La Goletta dei Laghi – Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia – è uno strumento importante dell’associazione per indagare le criticità dei bacini lacustri, soprattutto dove vengono rilevati i rischi più elevati di inquinamento, sia per l’elevata attività antropica che per l’affluenza di scarichi civili nel bacino. Dal 2010 ad oggi abbiamo visto pochissimi passi avanti rispetto al collettamento fognario dei comuni interni e i pochi depuratori presenti non riescono a raccogliere tutte le acque reflue”.

Questa situazione purtroppo non è nuova, come cita il verbale della Commissione europea che ha sottoposto la Lombardia a 114 procedure d’infrazione 2014/2059, per il mancato rispetto della direttiva 1991/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane: “Una violazione sistematica delle disposizioni della Direttiva che rappresenta una situazione estremamente preoccupante di non conformità generalizzata e persistente di molti agglomerati italiani.”

Per l’edizione 2016 i tecnici specializzati della Goletta dei laghi hanno prelevato due campioni delle acque nella Riserva Orientata delle Torbiere d’Iseo, in accordo con la dirigenza della Riserva. I risultati hanno mostrato uno stato di forte inquinamento batteriologico nel territorio di Provaglio d’Iseo. “La presenza così elevata di escherichia coli in questi punti è un indicatore preciso di contaminazione delle torbiere, che accende molti campanelli d’allarme – spiega Dario Balotta, presidente di Legambiente Basso Sebino – In uno spirito di collaborazione con la Riserva stessa, con il passaggio della Goletta dei Laghi abbiamo voluto ribadire l’urgenza di intraprendere azioni risolutive”.

La tappa sul lago d’Iseo quest’anno ha coinciso con un evento artistico di portata mondiale, l’installazione dell’opera The Floating Piers di Christo, che tutt’oggi sta richiamando sulle sponde del lago centinaia di migliaia di persone: “Si tratta di un’operazione coronata da indubbio successo tradottasi in opportunità di promozione territoriale straordinaria per quest’area, che ha tante bellezze da offrire dal punto di vista turistico, ma che spesso non beneficiano di adeguate strategie di valorizzazione – spiega Damiano Di Simine – Avremmo auspicato una cabina di regia più attenta nella valutazione della logistica e della mobilità. In questi giorni il territorio dimostra di essere in difficoltà e affannato nel sostenere flussi così ingenti di visitatori. Ora ci chiediamo come le istituzioni intendano gestire la fase successiva, quando le luci dei riflettori della grande opera si spegneranno sul Sebino e i suoi abitanti dovranno ripensare ad un turismo sostenibile”.

Il dettaglio delle analisi di Goletta dei laghi

Sulla sponda bergamasca risultano inquinati i campioni prelevati alla foce del torrente Borlezza a Castro e fortemente inquinati quelli della foce del fiume Oglio e il canale presso la spiaggia Bar delle Rose nel comune di Costa Volpino e la foce del torrente Rino nel comune di Tavernola Bergamasca.

Sulla sponda bresciana risultano inquinati da batteri fecali i campioni prelevati presso il torrente Bagnadore nel comune di Marone e la foce del torrente Calchere nel comune di Sulzano. Sempre nel bresciano risultano fortemente inquinati i campioni prelevati presso l’Arsena di Pisogne e Peschiera a Montisola.

Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo da 32 anni, il COOU garantisce la raccolta degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale. L’olio usato – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 90% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “La difesa dell’ambiente, in particolare del mare e dei laghi – spiega il presidente del COOU, Paolo Tomasi – rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio con la sua filiera non evita solo una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”.

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