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Processo Bossetti, è il giorno della sentenza: ecco cosa può succedere

Nell'ultima udienza il carpentiere di Mapello vuole convincere la Corte d'Assise di non essere stato lui a uccidere Yara. Dopo le sue parole, i giudici si riuniranno in camera di consiglio per il verdetto

Ribadirà per l’ennesima volta la sua innocenza prima della sentenza. Nell’ultima udienza di oggi, venerdì 1 luglio, Massimo Giuseppe Bossetti vuole convincere la Corte d’Assise di non essere stato lui a uccidere Yara Gambirasio. Dopo le sue parole, i giudici si riuniranno in camera di consiglio per votare la sentenza, di condanno o di assoluzione, a quasi un anno dalla prima udienza del 3 luglio 2015.

Si preannuncia una giornata lunga al tribunale di via Borfuro a Bergamo, in cui si dovrà stabilire se il 45enne muratore di Mapello è l’autore dell’atroce delitto di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi più tardi in un campo di Chignolo d’Isola.

Con questa pesante accusa, Bossetti è rinchiuso nel carcere di via Gleno dal 16 giugno del 2014. Lunghi mesi in cui gli inquirenti hanno portato a termine le indagini sul carpentiere, concluse il 27 febbraio 2015.

Oltre due anni di detenzione in cui il 44enne, rinviato a giudizio il 27 aprile 2015 dal Gup Ciro Iacomino con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalle sevizie, si è sempre dichiarato innocente ed estraneo alla vicenda. La stessa tesi che porterà avanti nell’ultima udienza, con il sostegno dei propri avvocati difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini.

Dalla parte opposta, pronto a sostenere la tesi dell’accusa, Letizia Ruggeri, il pubblico ministero che dopo un complesso lavoro di oltre tre anni è riuscita a individuare il presunto colpevole dell’omicidio Gambirasio.

Parte civile si sono costituiti i genitori di Yara, Maura e Fulvio Gambirasio, oltre alla sorella Keba, nel frattempo diventata maggiorenne, sostenuti dagli avvocati Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo. Così come Massimo Maggioni, il collega che Bossetti aveva indicato come presunto omicida della ragazzina in uno dei primi interrogatori in carcere: un’illazione per la quale il carpentiere dovrà rispondere anche dell’accusa di calunnia.

A giudicare Bossetti sarà la Corte d’assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja, affiancata dal giudice a latere Ilaria Sanesi, con la collaborazione di sei giudici popolari che hanno seguito l’intero processo. Si tratta di sei cittadini bergamaschi estratti a sorte tra gli iscritti all’apposito albo, senza alcuna distinzione di sesso, di età compresa tra i 30 e i 65 anni, in possesso del diploma di licenza media inferiore per la corte d’assise.

Ma cosa rischia Bossetti? Avendo rinunciato a qualsiasi rito alternativo (e con essi a possibili sconti di pena) se dovesse essere giudicato colpevole, il muratore di Mapello potrebbe essere condannato all’ergastolo. La corte potrebbe però anche condannare l’imputato escludendo l’aggravante della crudeltà, o comunque ritenere riconoscibili e prevalenti (o equivalenti) le attenuanti generiche: in questo caso la pena sarebbe trent’anni di reclusione.

Il pm Ruggeri ha chiesto l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno, le parti civili chiedono un risarcimento pari a tre milioni e 249 mila 230 euro. La difesa ha invocato l’assoluzione.

Contro l’imputato non c’è solo il Dna, ma i tabulati telefonici, le immagini dell’autocarro ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona, le fibre sul cadavere compatibili con quelle dei sedili del Fiat Daily del muratore. Gli avvocati mettono in dubbio tutto parlando di un “processo in cui sono di più le anomalie dei marcatori” del Dna e che “non ha fugato i dubbi, anzi, li ha alimentati”.

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