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Caso Yara, ergastolo a Bossetti: per i giudici è stato lui a ucciderla fotogallery video

Carcere a vita e 400 mila euro di risarcimento per ognuno dei genitori della piccola Yara, più 150 mila euro per ognuno dei tre fratelli

Massimo Giuseppe Bossetti condannato all’ergastolo.

Il giudice Antonella Bertoja ha pronunciato la sentenza nei confronti del carpentiere di Mapello: secondo la Corte d’Assise del tribunale di Bergamo è stato lui a uccidere Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi più tardi in un campo di Chignolo d’Isola.

Carcere a vita dunque, e 400 mila euro di risarcimento per ognuno dei genitori della piccola Yara, più 150 mila euro per ognuno dei tre fratelli.

Nell’ultima udienza di venerdì 1° luglio, Massimo Bossetti  ha parlato per mezz’ora di fronte alla Corte e ha ribadito per l’ennesima volta la sua innocenza e la totale estraneità al caso (leggi). Dopo le sue parole, i giudici si sono riuniti in camera di consiglio per decidere la sentenza, a quasi un anno dalla prima udienza del 3 luglio 2015 e a oltre due anni dall’arresto del carpentiere di Mapello.

A giudicare Bossetti la Corte d’assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja, affiancata dal giudice a latere Ilaria Sanesi, con la collaborazione di sei giudici popolari che hanno seguito l’intero processo. Si tratta di sei cittadini bergamaschi estratti a sorte tra gli iscritti all’apposito albo, senza alcuna distinzione di sesso, di età compresa tra i 30 e i 65 anni, in possesso del diploma di licenza media inferiore.

Parte civile si sono costituiti i genitori di Yara, Maura e Fulvio Gambirasio, oltre alla sorella Keba, nel frattempo diventata maggiorenne, sostenuti dagli avvocati Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo. Così come Massimo Maggioni, il collega che Bossetti aveva indicato come presunto omicida della ragazzina in uno dei primi interrogatori in carcere: un’illazione per la quale il carpentiere è stato assolto dall’accusa di calunnia.

Il pubblico ministero Letizia Ruggeri aveva chiesto l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno, le parti civili un risarcimento pari a tre milioni e 249 mila 230 euro. La difesa aveva invocato l’assoluzione.

Contro l’imputato non solo il Dna, ma i tabulati telefonici, le immagini dell’autocarro ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona, le fibre sul cadavere compatibili con quelle dei sedili del Fiat Daily del muratore.

Gli avvocati difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini hanno messo in dubbio tutto parlando di un “processo in cui sono di più le anomalie dei marcatori” del Dna e che “non ha fugato i dubbi, anzi, li ha alimentati”.

Le prime reazioni

L’avvocato Salvagni: “Bossetti ha dichiarato non appena sentita la sentenza: ‘Non è vero, non ci credo’. Era convinto che sarebbe stato assolto.

L’avvocato Camporini: “E’ il primo step di una lunga vicenda processuale”, annunciando il ricorso in Appello

A Brembate di Sopra i genitori di Yara Gambirasio hanno commentato a caldo: “Mai avuto dubbi sulla colpevolezza di Bossetti. E neanche che si sarebbe fatta giustizia. Ma la nostra bambina non ce la restituirà una sentenza”.

Davanti al tribunale di Bergamo l’avvocato della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo: “Non si è mai soddisfatti quando c’è un ergastolo. I genitori di Yara erano sereni e hanno accolto con serenità la sentenza”.

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