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Processo Bossetti, venerdì la sentenza sul delitto di Yara: cosa ne pensi?

Venerdì 1 luglio la Corte d'Assise del tribunale di Bergamo esprimerà la sentenza nei confronti del carpentiere di Mapello: va condannato o assolto?

Si avvicina alla conclusione il processo a carico di Massimo Bossetti. Venerdì 1 luglio la Corte d’Assise del tribunale di Bergamo esprimerà la sentenza nei confronti del carpentiere di Mapello, unico imputato per il brutale delitto della tredicenne Yara Gambirasio, scomparsa la sera del 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola.

Prima della camera di consiglio in cui la Corte presieduta dal giudice Antonella Bertoja deciderà per la condanna o l’assoluzione, Bossetti ha deciso di parlare. Ribadirà che con l’omicidio della tredicenne non c’entra nulla. L’ultimo tentativo per convincere i giurati della sua innocenza, ripetuta a gran voce dal giorno del suo arresto, il 16 giugno 2014.

Un fermo che segnò la svolta nel giallo di Brembate. Era il 26 novembre del 2010 quando intorno alle 18.40 la ragazzina uscì dal centro sportivo di Brembate per ritornare a casa. Da lì si persero le sue tracce. La ragazzina venne cercata in lungo e largo da tutte le forze dell’ordine, da volontari, amici, parenti e anche sconosciuti. Invano.

Tre mesi dopo il cadavere viene ritrovato in un campo a Chignolo d’Isola, una decina di chilometri da Brembate. Yara. Secondo l’autopsia, Yara è morta di freddo dopo essere stata ferita con alcune coltellate la notte stessa della scomparsa.

Inizia la caccia al killer della ragazzina. Uscito di scena il marocchino Mohamed Fikri, operaio fermato a bordo di una nave diretta a Tangeri dopo una controversa intercettazione ambientale, gli inquirenti si concentrano sul luogo del ritrovamento, sui risultati dell’autopsia, sugli esami scientifici e a identificare il Dna dell’assassino.

Gli uomini del Ris trovano quelle tracce all’interno degli slip e sui leggins della vittima: il materiale genetico isolato verrà battezzato “Ignoto 1″. È il 15 giugno 2011 quando inizia la marcia a tappe forzate degli investigatori impegnati a dare volto e corpo alla traccia biologico. Migliaia i test del Dna a cui sono stati sottoposti altrettante persone.

Il 18 settembre 2012 nasce ufficialmente la pista di Gorno. È estratto da una marca da bollo su una vecchia patente il Dna di Giuseppe Guerinoni, di Gorno sposato e padre di due figli, morto nel 1999, simile a quello trovato sul corpo di Yara. Comparato con il suo nucleo famigliare, non porta ad alcun risultato; da qui l’ipotesi che esista un suo figlio illegittimo.

Il 16 giugno 2014 viene arrestato Massimo Giuseppe Bossetti, all’epoca 43 anni, muratore di Mapello, sposato e padre di tre figli. Due giorni prima gli era stato prelevato il Dna con il trucco di un falso controllo dell’etilometro. Il suo Dna coincide con quello di Ignoto 1. A lui gli investigatori arrivano attraverso la madre, Ester Arzuffi, che, secondo l’accusa, aveva avuto una relazione con Guerinoni.

Bossetti, che da sempre si dichiara innocente, è rinviato a giudizio il 27 aprile del 2015 per omicidio ma anche di calunnia ai danni di un suo collega di lavoro verso il quale avrebbe cercato di indirizzare le indagini.

Il processo inizia il 3 luglio del 2015. Venerdì 1 luglio la sentenza. Il pm Letizia Ruggeri ha chiesto l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno, le parti civili che chiedono un risarcimento pari a tre milioni e 249 mila 230 euro. La difesa ha invocato l’assoluzione.

Contro l’imputato non c’è solo il Dna, ma i tabulati telefonici, le immagini dell’autocarro ripreso dalle telecamere di sorveglianza della zona, le fibre sul cadavere compatibili con quelle dei sedili del Fiat Daily del muratore. Gli avvocati mettono in dubbio tutto parlando di un “processo in cui sono di più le anomalie dei marcatori” del Dna e che “non ha fugato i dubbi, anzi, li ha alimentati”.

Tu cosa ne pensi? Massimo Bossetti va condannato o assolto?

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