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“Niente contro l’eroe Locatelli: ma l’omaggio di Casapound non lo accetto”

Un lettore, proponendo una riflessione personale, rivendica la paternità di aver staccato lo striscione appeno in piazza della Libertà da Casapound Bergamo per omaggiare Antonio Locatelli: "L'ho fatto ispirato da un sano senso di ordine e pulizia, sommato alle mie convinzioni democratiche".

Un lettore scrive la sua personalissima riflessione sullo striscione apparso nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 giugno in Piazza della Libertà a Bergamo: “Locatelli eroe bergamasco”, firmato Casapound che voleva così omaggiarlo a 80 anni esatti dalla sua morte. E lo stesso lettore rivendica la paternità di averlo strappato, spiegando il perchè.

“Sono nato nel 1974.

Al contrario di mio nonno che è del 1921.
Ho avuto la fortuna di crescere per oltre 40 anni in una Repubblica che, per quanto giovane e a volte zoppicante, spero possa fare ancora molta strada.
E citare la Costituzione come base per il futuro mio, nostro e dei nostri successori credo non sia solo retorica.

Mio nonno Geppino, nonostante fosse figlio unico e di madre vedova, all’inizio della seconda guerra mondiale si arruolò nella Marina Militare, seguendo la tradizione di famiglia.

Infatti già il mio trisnonno e il mio bisnonno avevano servito la patria come militari in diverse guerre.

Nonno mi ha sempre raccontato che lui, figlio unico, è nato fra un congedo e l’altro del padre, Ammiraglio di Marina.

Non nascondo che mio nonno è sempre stato monarchico e, forse lo è tutt’ora, visto che, con molta lucidità mentale e qualche lieve acciacco fisico, si appresta a festeggiare fra pochissimo il suo 94esimo genetliaco.

Dopo essersi arruolato in seguito ad una promessa d’amore, ha prestato servizio prima come Marinaio Telegrafista sulla Montecucco e poi su diverse navi, sino a quando, durante il ventennio fascista, venne distaccato sugli U-BOT nazionalsocialisti avendo la fortuna di memorizzare tutta una serie di ricordi che varrebero, da soli, un libro. I suoi ricordi come quelli di molti Italiani.

Dopo l’8 settembre si trovò in seria difficoltà e stava per essere deportato a Dachau, quando un ufficiale Austriaco che collaborava con il regime di A. Hitler, guardandolo nel campo di smistamento in Austria, si commosse per la sua sorprendente somiglianza con il figlio morto e lo liberò la notte in gran segreto.

Martedì sono andato a trovare mio nonno che fra le tante qualità che ha, e che ha cercato nel tempo di trasmettere ai suoi dieci nipoti, è da sempre un fotografo analogico di una certa bravura.

E’ grazie a lui se dagli 8 anni in poi ho avuto la possibilità di maneggiare macchinette fotografiche in pellicola bianco e nero sempre più interessanti, sino a cercare di diventare a mia volta un fotografo di bravura almeno pari alla sua.

Una sola volta ho deluso mio nonno: dopo il Liceo voleva assolutamente che facessi l’Accademia. Io ad un certo punto ci ho anche provato: mi sono iscritto e ho frequentato per due anni e mezzo l’Accademia di Belle Arti ‘G. Carrara’.

Peccato che mio nonno intendesse l’Accademia di Finanza, quella di Bergamo, che lui ha sempre rimpianto non aver potuto seguire in gioventù, quando era impegnato in guerra come volontario.

E così gli ho portato per la prima volta delle foto digitali, cosa che io né lui amiamo molto, ma che a volte ci permettono di essere veloci, pratici ed economicamente riproducibili.

Più che foto appunti di un reportage riguardo l’installazione grottesca e di cattivo gusto, come minimo, che lunedì mattina campeggiava in Piazza della Libertà qui a Bergamo, giusto per iniziare bene la settimana.

Uno striscione di carta bianca (ignifuga vista la bruma assorbita poco prima dell’alba) dove campeggiava una scritta dal font retrò-trash: ‘LOCATELLI EROE BERGAMASCO’, che a chi non è di Bergamo non direbbe forse nulla o rischierebbe di essere confusa con gli striscioni pubblicitari (che ne so….. ‘LOCATELLI FA LE COSE PER BENE’…..).

Non che io abbia qualcosa con Locatelli di personale, o con i Locatelli in generale.

Anzi: ricordo ancora con piacere la signorina Adriana Locatelli che quando ero ai primi anni delle elementari, su nostro invito, venne in classe per parlarci di Fascismo, Seconda Guerra Mondiale, Resistenza, Partigiani, Ebrei, shoah e altro. In quella occasione mi colpì la sua volontà di capire che quello che raccontava non era una semplice storia, una fiaba come quelle che ci avrebbero potuto raccontare per nostro diletto in altra occasione. Era LA Storia, la sua vita, la vita vera vissuta da tanti bergamaschi e italiani come lei.

E molti si misero a ridere quando, visto che non aveva portato foto da mostrarci, ci mostrò il suo corpo, spogliando le scarpe e i gambaletti. Le risate durarono poco per lasciare posto al silenzio rotto solo dalla sua voce che spiegava con molta calma: ‘Vedete? Non ho più le unghie dei piedi. Me le hanno strappate i Nazisti, amici dei Fascisti, in Maresana, quando, dopo una spiata di un Vonwuster (che non c’entra direttamente con birra e wuster) mi catturarono, ancora minorenne, staffetta dei Partigiani Italiani’.

Da allora per me l’eroe bergamasco di quel periodo è, e resterà per me e forse per molti, sempre lei.

E detto ciò dico anche che il Vittoriale mi piace, la famosa casa del Poeta Vate, perché dimostra come un letterato esaltato, ardito, retorico, estetizzante, futurista, interventista possa, a fronte di una produzione letteraria considerata dai più oggi “modesta”, tenere in scacco un Benito Mussolini che, quando si recava in visita da lui, dopo ore di anticamera, doveva abbassare il famoso capoccione per essere introdotto oltre la bassa architrave negli appartamenti costosissimi del Poeta Vate.

Detto questo trovo molto più interessante l’architettura razionalista di Piazza della Libertà, su cui già ho scritto almeno un articolo (vedi Bergamo15, numero degli anni a cavallo fra 1997-2000: non posso essere più preciso perché il mio archivio è andato distrutto durante un incendio e quello di Bergamo15 adesso non saprei dove recuperarlo) a favore del completamento del progetto dell’autore, Alziro Bergonzo. E tutte le volte che ci passo davanti nutro grande rispetto sia per il suo genio che per quello di Elia Ajolfi (che ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare sino alla sua dipartita).

Tuttavia ammetto di non aver potuto finire né l’Università di Lettere, né l’Accademia di Arte. E ad oggi ne sono quasi fiero, perché, come ricorda Eugenio Montale nella famosa poesia ‘I limoni’ (elegantissima risposta alla poesia dannunziana ‘La pioggia nel pineto’), i Poeti Laureati sono una cosa, gli amanti della natura un’altra.

‘Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni’.

Sono quindi un semplice diplomato, iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia dal 2000, con il vezzo delle performance a mia volta, come molti artisti mancati.

E lunedì mattina, alla vista dell’installazione/performance a favore di Locatelli, mi sono avvicinato incuriosito prima di recarmi al lavoro. Vi dirò che non con malcelato disappunto e sorpresa ho scorto meglio da vicino il logo della tartaruga, riconoscendo il simbolo di CASAPOUND BERGAMO.

Al ché, non ispirato tanto dall’intitolazione ad Antonio Locatelli incisa sulla facciata, o dal grande affresco che ritrae il pilota triplice medaglia d’oro nell’atrio d’ingresso, la scritta ‘Credere, obbedire, combattere’, quanto da un sano senso di ordine e pulizia, sommato sì alle mie convinzioni democratiche (per esempio l’articolo che definisce l’Apologia di Fascismo) e, dulcis in fundo, da un improvviso fanatismo futurista-Marinettiano, mi sono esibito in una performance situazionista estemporanea.

Ho staccato alla bellemeglio lo striscione tartarugato, ma purtroppo si è un po’ rovinato per cui l’ho lasciato in loco, per permettere alla nettezza urbana di riciclarlo o quant’altro.

Scusando la lungaggine e ringraziandovi qualora abbiate letto sino a qui, vi auguro di resistere fino a ben oltre i 90, come mio nonno Geppino.

Buoni Giorni”.

Santino Balossi

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