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Luca, 23 anni, trevigliese: “Mollo tutto e apro la mia fabbrica di liquori”

Mollare tutto per inseguire il proprio sogno. Chissà in quanti ci hanno pensato e, vuoi per paura, vuoi perché in preda ad un attacco di incertezza, hanno rinunciato. Ma non è questo il caso di Luca Merisi, trevigliese di 23 anni, che, a giorni, giusto il tempo di perfezionare gli ultimi dettagli burocratici, partirà alla volta di Sarre, in Valle d’Aosta, per aprire un opificio di liquori chiamato “La maison du bien boire”, al quale è già stata dedicata una pagina Facebook. La sua mission, è quella di offrire alla sua clientela un prodotto innovativo e realizzato nella maniera più artigianale possibile.

Quello di Luca, conosciuto come “il Doc”, non è di certo un colpo di testa passeggero ma, anzi, è il frutto di una decisione ben studiata e ponderata: dall’etichetta che che verrà apposta sulle bottiglie (disegnata di suo pugno), fino alle strategie di produzione e di mercato, tutto è già stato pianificato nei minimi dettagli.

Allora, Luca, perché hai scelto proprio questa strada? E quando hai mosso i primi passi nel settore?

“Ho iniziato da 18enne, quando cercavo di creare un liquore seguendo una ricetta. Ma il risultato non fu un granchè. Allora ho deciso di provare a fare da solo, cambiando qualche ingrediente qua e là, fino a che il risultato non è stato soddisfacente. Quello che andrò a fare è un lavoro gratificante: se poi il prodotto è buono, è bello vedere l’espressione di coloro che lo assaggiano”.

Hai fatto tutto in maniera autodidatta?

“Sei anni fa, saltuariamente, preparavo i liquori in casa, per gli amici. Vedendo che il prodotto che proponevo piaceva, ho deciso di puntare su quello intraprendendo degli studi inerenti alla botanica e alle nozioni sulla distillazione e sulla liquiristica. Posso quindi dire di aver fatto tutto in maniera autodidatta”.

L’etichetta è molto curiosa, spiegaci cosa dovrebbe rappresentare.

“Dopo svariati tentativi che mi hanno impegnato per 4 anni, ho finalmente realizzato la bozza definitiva: il disegno rappresenta il campanile di Treviglio che si accosta al Monte Bianco. Un modo per far capire quale è casa mia, quindi da dove sono partito, e dove sono arrivato”.

Hai già in mente qualche liquore particolare? Quali saranno i tuoi mercati di riferimento?

“Inizialmente mi concentrerò sulla produzione di tre liquori, che saranno: l'”Anima nera”, che sarà a base di liquirizia, l'”Erba di fuoco”, con piante officinali e l'”Aramè”, a base di arancia, menta e caffè. Il tutto cercando di utilizzare rigorosamente i prodotti della stagione. Il mercato a cui mi rivolgerò sarà, inizialmente, quello dell’intera Valle d’Aosta. Dopodichè l’intenzione è quella di partire, tra qualche anno, con la Francia e, perchè no, arrivare anche qui a Treviglio. La produzione avverrà seguendo il modello del “just in time”, ossia senza scorte. Questo per avere il più possibile un prodotto che sia realizzato su misura e per il cliente senza che, quindi, possa perdere le sue caratteristiche”.

Come mai hai deciso come location per la tua attività proprio la Valle d’Aosta?

“Lì le materie prime sono migliori. Parlo di acqua e della quantità di erbe officinali e, soprattutto, della terra valdostana. Vorrei appunto sfruttarla per la coltivazione di piante officinali ma anche di alberi come il melograno e per riportare la coltivazione di noci ad un livello più ampio perchè, ultimamente, il loro impiego è molto calato”.

Qualcuno ha cercato di fermarti nella tua corsa?

“Tutt’altro. Amici e familiari mi hanno sempre appoggiato in questo progetto. Soprattutto gli amici valdostani mi hanno molto incoraggiato”.

Cosa è per te il liquore?

“Il liquore è un modo di incontrarsi. Ma non è solo questo. Deve anche, soprattutto, essere buono. Nei liquori che produrrò, inoltre, non ci saranno coloranti ne conservanti”.

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