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Podemos: avanti azzurri, a testa altissima

L'analisi del nostro Alberto Porfidia dopo la partita che porta la Nazionale ai quarti, contro la Germania: la "squadra qualunque" messa insieme da Conte sta sbalordendo oltre le aspettative.

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Podemos? Niente è impossibile, secondo Conte e i suoi boys. Se ci crede l’Islanda, che sta studiando da Leicester o comunque da rivelazione di questi Europei, perché non deve provarci l’Italia, a dispetto di pronostici sfavorevoli e ranking vari, che basterebbero per spegnere qualsiasi entusiasmo? Avanti, a testa altissima.

L’Italia che manda a casa la Spagna è la sorpresa di questo torneo strano, che aveva già estromesso la (ex) grande Olanda in sede di qualificazione e ora lancia anche il Galles tra le pretendenti al podio. Intanto la “squadra qualunque” messa insieme da Conte sta sbalordendo oltre le aspettative. “Oltre l’ordinario”, aveva annunciato il ct alla vigilia della sfida con gli spagnoli e l’ha ribadito a caldo: “Ho dei ragazzi straordinari, ma lo sapevo”, togliendosi poi qualche sassolino: “Catenaccio? Xavi, che non è uno qualsiasi, mi ha detto che questa Italia gli sembra un mix di Atletico Madrid e Barcellona. E ora sarà ancora più dura con la Germania”.

Sempre più difficile, del resto se l’Italia incontra avversari facili è peggio, abbiamo visto con l’Irlanda o in altre situazioni. Chiaro che ha giovato anche la settimana di riposo che Conte ha sfruttato per i titolari, lasciandoli in panchina contro i verdi ex Trap. Ma non bastavano le gambe, per battere la Spagna: c’è voluta un’organizzazione e uno spirito di sacrificio che ha coinvolto tutti, dagli attaccanti che tornavano a difendere, al solito portierone che ha tirato giù la saracinesca rimediando anche a qualche leggerezza dei compagni.

Sarebbe però riduttivo limitare a “san” Buffon la vittoria sugli ex campioni in carica. E non è esagerato definire sontuosa la prestazione degli azzurri, subito aggressivi e padroni nell’area di rigore delle furie rosse. De Gea, lui sì, ha dovuto fare gli straordinari per limitare i danni e tenere in partita la sua squadra fino all’ultimo quarto d’ora. Perché, obiettivamente, lo scarto poteva essere già di due se non tre gol nel primo tempo, dopo la zampata di Chiellini, i colpi di testa di Pellè, le bordate di Giaccherini. Uno di quelli che si sono spremuti come piace al ct e forse anche per i continui recuperi difensivi non hanno potuto essere poi tanto lucidi in avanti, per assestare il colpo del ko che Eder in particolare ha fallito in contropiede.

Però l’Italia dei vecchietti ha saputo aggredire una Spagna compassata e un po’ prigioniera del suo tiki taka, forse anche convinta che la sconfitta con la Croazia fosse solo un incidente di percorso. Certo lo era quella con l’Irlanda, per gli azzurri: irriconoscibili allora, ma non erano nemmeno loro, l’Italia vera che avremmo visto nella sfida del 27 giugno.

Non solo difesa. Anche se sapere che se hai il muro della BBC, Barzagli-Bonucci-Chiellini, vuol dire avere le spalle ben coperte e protette poi dal più ragazzino di tutti, il trentottenne Buffon. Da lì in avanti, ammesso che la difesa degli juventini giochi con il pilota automatico, comincia la bravura di Conte, che sa ricaricare (sia pure per l’ora circa in cui è rimasto in campo) anche uno spremuto come De Rossi, o un ex oggetto misterioso come De Sciglio. Passi per Giaccherini che è un fedelissimo del ct (e ci sarebbe piaciuto vedere Bonaventura, ma inutile insistere con i rimpianti, guardiamo avanti), ma il terzino milanista sembrava davvero perso in campionato e, ora, invece, si è rivitalizzato.

Bene, sarà una risorsa in più verso la prossima montagna da scalare: dai campioni d’Europa si passa ai campioni del mondo. La Germania, sabato 2 luglio nei quarti di finale, per ridare adrenalina (se ce ne fosse bisogno) e far ripartire a caccia di rivincite un’Italia che è l’immagine del suo ct, che avrà pure la testa al Chelsea ma intanto ha saputo costruire un gruppo sorprendente.

I campioni? Ci sono Buffon e i suoi colleghi della difesa che non prendono gol e potrebbero giocare in qualsiasi grande squadra. E poi tanti soldati al servizio della causa: non abbiamo Gigi Riva e nemmeno i nomi o i bomber del 2006 (Pirlo, Del Piero, Totti, Inzaghi), però fino all’ultimo il buon Pellè risponde presente e firma anche questa vittoria.

Bella, bellissima Italia, facci sognare e divertire (soffrire) ancora.

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