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“Il vandalo del bus? E’ mio fratello, scusatelo, ha gravi problemi”

Giovedì scorso abbiamo dato notizia del giovane che ha scagliato un sasso contro un bus dell’Atb in via Gavazzeni. Ci ha scritto la sorella raccontandoci la storia di quel giovane affetto da una malattia mentale.

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La settimana scorsa abbiamo dato notizia del giovane che ha scagliato un sasso contro un bus dell’Atb in via Gavazzeni. Ci ha scritto la sorella raccontandoci la sua versione della storia di quel giovane “affetto da schizofrenia”.

Spettabile Bergamonews,
“Innanzitutto a nome di mio fratello chiedo scusa per quello che è successo giovedì 23 giugno, quando mio fratello ha colpito con un sasso un bus dell’Atb infrangendo il vetro del mezzo. E’ solamente uno degli ultimi episodi a cui assistiamo io e la mia famiglia. La sera di martedì 7 giugno ero riuscita con l’aiuto della polizia locale del Comune di Bergamo ad accompagnare mio fratello al pronto soccorso dell’ospedale Papà Giovanni XXIII per un accertamento sanitario obbligatorio. Dopo la visita il medico di turno aveva deciso di ricoverare mio fratello. Mio fratello soffre di schizofrenia paranoide. Crede di essere un’altra persona, che lo stiano spiando con un satellite. Ha delle allucinazioni e senti delle voci imperative”.

Nadine, questo il nome di fantasia, per proteggere il giovane racconta che “durante il ricovero mio fratello aveva tentato di scappare, così abbiamo chiesto di trasferirlo da un ricovero volontario in un trattamento sanitario obbligatorio visto che era evidente che il paziente non è d accordo per il ricovero. Ma i medici si sono rifiutati.  Tutte le volte che sono andata a trovarlo in ospedale, mio fratello era delirante e non vedevo nessun miglioramento – aggiunge Nessrine -. Ho cercato sempre di riferire tutto alla dottoressa che lo seguiva ma questa donna non mi ha ascoltato né creduto”.

Trascorrono due settimane e il marito della donna parla con il medico dell’ospedale che gli fa sapere che avrebbe dimesso il giovane malato dopo un paio di giorni. “Sono intervenuta io e ho parlato con la dottoressa e alla mia domanda: di chi sarà la responsabilità se succederà qualcosa di grave dopo le dimissioni? Non ha risposto e se n’è andata. Tutti i nostri tentativi per convincerla che mio fratello era malato sono così falliti”.

Il giorno delle dimissioni, appena fuori dal ospedale, il giovane si dà alla fuga. “In neanche 30 ore dalle dimissioni mio fratello ha lanciato il sasso contro il pullman – conclude Nessrine -. Adesso è di nuovo ricoverato. Mi ha detto che lui aveva sentito delle voci che gli hanno ordinato di farlo per poi ammazzarsi. Subito dopo l’assalto al bus, mio fratello aveva preso 6 pastiglie di psicofarmaci in un solo colpo. Per fortuna non ci sono feriti e mio fratello non è morto. Una negligenza inescusabile per questa dottoressa. Altri medici, infatti, ci hanno riferito che quel tipo di pazienti necessitano un ricovero di circa due mesi per vedere che le cure facciano effetto! Chiedo scusa, mio fratello è incapace di volere e intendere, purtroppo lui non riesce a capire nemmeno chi è. Io da cittadina italiana chiedo solo che mio fratello venga curato in modo che sia in grado di salire in aereo e tornare in Tunisia, nel paese d’origine della nostra famiglia, in tutta sicurezza. Perché con quei deliri è impossibile farlo salire sull’aereo e rischiare la vita altrui! Chiedo aiuto ai medici per aiutarlo a superare questa fase acuta di schizofrenia in modo che mi sia facile rimpatriarlo e al Questore di Bergamo di aiutarmi per il suo rimpatrio. Mi assumo tutte le spese necessarie.Chiedo nuovamente scusa, purtroppo quello che stiamo passando è una disgrazia, non si possono mai prevedere le malattie!”

L’ospedale smentisce la ricostruzione della sorella del giovane, una ricostruzione, specifica, decisamente non veritiera sia sulle condizioni di salute sia sull’impegno della struttura sanitaria nei suoi confronti.

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