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“Bando al pessimismo, la nostra manifattura ha opportunità incredibili”

Il punto al convegno della Piccola industria di Confindustria su “L’arte di competere sui mercati globali”. Losma: “Consorzi e reti possono fare la differenza”

Anche in tempi di economia digitale e di materializzazione la logistica continua ad essere un elemento cruciale per un’azienda che vuole puntare sulle esportazioni. Lo conferma uno studio condotto da Ups sull’export delle Pmi europee presentato a Confindustria Bergamo nel convegno “L’arte di competere sui mercati globali” che ha preso in esame poco meno di 11mila titolari, dirigenti, figure commerciali e amministratori, fra cui circa 2000 in Italia.

L’indagine conferma quanto il fattore export stia diventando cruciale per le pmi, che continuano tuttavia ad essere focalizzate molto sull’Europa, un mercato che, ha sottolineato il presidente della Piccola Industria di Confindustria Alberto Baban, è però ormai da considerare “domestico” a tutti gli effetti. Baban ha inoltre messo in guardia da un’analisi superficiale delle statistiche.

Nello studio emerge che le pmi italiane esportano molto meno, in percentuale, di paesi come Germania, Regno Unito e Olanda. “Io vedo una realtà diversa – ha sottolineato – fatta di piccole e medie imprese che si sono riposizionate su mercati più lontani. In effetti la lettura dei flussi delle merci è molto complessa e si presta a errate valutazioni. L’Olanda, per esempio, è grandissima esportatrice di prodotti petroliferi ed elettronica, ma la produzione è tutta altrove. Leggere correttamente i flussi delle esportazioni è difficile, ma essenziale”.

Per il presidente nazionale delle Piccola Industria è in corso un cambiamento epocale agevolato dalle tecnologie digitali. “La manifattura dei grandi numeri, delle produzioni a basso costo – ha sottolineato – non è il modello italiano e non è il nostro futuro. Noi ci stiamo già ponendo sul segmento di una produzione a più alto valore aggiunto, dove la riconoscibilità del marchio è essenziale, anche se si tratta di un business che non va al consumatore finale, come ben dimostra il caso Brembo. Abbiamo di fronte opportunità incredibili per fare bene, la nostra è la più importante manifattura dei prossimi 10 anni e gli investitori già lo sanno. Il nostro modello ha funzionato e sta funzionando anche senza un motore fondamentale come l’edilizia, che è da tempo ferma, e nonostante la debolezza del sistema finanziario”.

Per l’ulteriore accelerazione è essenziale poter contare anche su fattori come la logistica evoluta, ma soprattutto sull’incrocio di informazioni che aiutino ad individuare in modo capillare le opportunità paese per paese così da generare nuovi flussi.

“L’internazionalizzazione, insieme all’innovazione, alla capacità di fare rete e agli investimenti nelle competenze delle persone – ha sottolineato anche il direttore generale di Confindustria Bergamo Guido Venturini – sono gli ambiti su cui stiamo concentrando maggiormente i nostri sforzi”.

“Le analisi – ha aggiunto Giancarlo Losma, presidente della Piccola Industria di Confindustria Bergamo – confermano una situazione a macchia di leopardo, tipica del nostro tempo, con aziende molto ben posizionate sui mercati esteri ed altre rimaste al palo. Anche l’esperienza della mia azienda, che da oltre 20 anni ha aperto una filiale negli Stati Uniti, dimostra quanto sia importante essere vicini al mercato per coglierne al meglio le aspettative. In questo senso la creazione di consorzi di imprese per i servizi comuni può fare la differenza”.

L’attenzione ai singoli mercati, che possono presentare problematiche giuridico-burocratiche molto differenti e in generale caratteristiche del tutto proprie, è stata ribadita anche dagli imprenditori intervenuti, Laura Cattaneo, direttore generale di Plastik, Fabrizio Colombo, amministratore di Colombo Filippetti, Giorgio Donadoni, amministratore di Comac, e Franco Perico, presidente di Automac, che hanno anche insistito sull’importanza di poter contare su una logistica evoluta, vero partner strategico dell’impresa.

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