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Maurizio Martina, il comunista democristiano verso la leadership del Pd

Matteo Pandini, giornalista bergamasco, dedica su Libero un ritratto a tutta pagina a Maurizio Martina, politico di Bergamo, ministro delle Politiche agricole, leader del Partito democratico in pectore. Riportiamo una parte del suo lungo articolo.

Matteo Pandini, giornalista bergamasco, dedica su Libero un ritratto a tutta pagina a Maurizio Martina, politico di Bergamo, ministro delle Politiche agricole, leader del Partito democratico in pectore. Riportiamo una parte del suo lungo articolo.

Si parla di lui come possibile vicesegretario unico del Pd: ruolo ideale per chi è considerato l’incarnazione della «minoranza dialogante», capace di fare pat pat sulle spalle di Matteo Renzi e contemporaneamente darsi di gomito con i suoi più acerrimi rivali.

D’altronde Maurizio Martina da Bergamo, classe 1978, ha sempre dimostrato d’essere un drago nel galleggiare tra fazioni opposte o scivolare da una all’altra al momento opportuno. Le linguacce dicono che il ministro dell’Agricoltura abbia coltivato fin da subito, in famiglia, la capacità di rapportarsi con gli avversari. Atalantino, nato a Calcinate ma residente a Mornico al Serio, terre prima democristiane e poi leghiste, si racconta che molti dei suoi parenti più stretti votassero Carroccio o Forza Italia.

Lui, però, si schiera subito a sinistra. Succede nei primi anni Novanta, quando c’è ancora il Pds. Il giovane Maurizio resta turbato dalle stragi di mafia e decide di partecipare ad alcune iniziative anti-boss. Si reca perfino in Sicilia, dove partecipa a un corso teatrale. È in questo mondo che conosce Mara, bergamasca di Ghisalba che poi diventerà sua moglie e che gli ha dato due bimbi….

S’iscrive all’Istituto agrario di Bergamo… Attenzione: l’Agrario non è una passeggiata di salute. Prevede una valanga di materie e, soprattutto, un’infinità di ore da passare tra i banchi….

A scuola, tutti gli riconoscono carisma ma, da buon esponente di sinistra, colleziona anche cocenti sconfitte…

Già da studente ha rapporti con l’allora ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer (al dicastero dal 1996 al 2000), e nei rari dibattiti organizzati alla fine delle lezioni con alcuni parlamentari, aspetta la fine della discussione per avvicinare quello di centrodestra. E litigarci.

Nel 2002 diventa responsabile della Sinistra giovanile, ma l’esordio tra i ragazzi rossi era stato da incubo. Volendo fare le cose in grande, organizza un concertone al Lazzaretto di Bergamo, vicino allo stadio. L’evento, costato un occhio della testa, va malissimo causa acquazzone. Non si perde d’animo. Ma la sfortuna s’accanisce. Una sera sale sull’inseparabile Ciao e dalla sua Mornico va a Bonate Sotto (circa 30 chilometri) per un incontro del partito. Il motorino lo lascia a piedi. Lo riporta a casa un altro ragazzo, Matteo Rossi, che oggi è presidente della Provincia di Bergamo. Quella sera fa sbocciare tra i due una sincera amicizia che dura ancora oggi.

Il rapporto tra Martina e la Compagnia delle Opere, invece, inizia a Mornico. Maurizio viene eletto con una lista civica in consiglio comunale, dove il sindaco è Rossano Breno che diventerà presidente della CdO. Breno è un volpone democristiano, ma con Martina va subito d’accordo: il feeling tra i due non si romperà mai, tanto che parecchi maligneranno (e malignano) sui rapporti tra il politico e l’ambiente di Comunione e liberazione.

Fatto sta che subito dopo le superiori, Martina va a Roma dove il partito gli affida alcuni incarichi e viene adocchiato da Pier Luigi Bersani. Poi torna a Bergamo dove cresce sotto l’ala del segretario provinciale e attuale deputato Pd Antonio Misiani, bocconiano di indiscutibili capacità. Martina sceglie Rossi come testimone di nozze. Si sposa in Comune, a Bergamo. Celebra lo stimato avvocato penalista Roberto Bruni, diventato il primo sindaco socialista (e laico) della storia cittadina, e tra gli invitati alla cerimonia ci sono alcuni pezzi da Novanta di Cdo e Cl…

Diventa segretario provinciale dei Ds, e in occasione del referendum sulla legge 40 scrive una lettera al quotidiano locale – di proprietà della Chiesa orobica – firmandola insieme al suo amicone Rossi e invocando un dialogo tra laici e cattolici. Rifondazione non apprezza i toni curiali e soprannomina la coppia «fra’ Maurizio e don Matteo».

L’ascesa di Martina è però inarrestabile. Approda in consiglio regionale nel 2010: da quattro anni era già leader lombardo dei Ds…

Politicamente, prende qualche granchio. In ordine sparso. Si schiera con Filippo Penati, poi affondato da grane giudiziarie. Quindi torna la passione – mai sopita – per Bersani. Quando questi cade in disgrazia, Martina opta per Gianni Cuperlo. Solo alla fine s’accende per Renzi che lo porta al governo.

Magro anche il bottino elettorale. Quando lui è al timone regionale, la sinistra non tocca palla. Tanto che perfino Umberto Ambrosoli viene sconfitto da Maroni, nonostante la quarta e ultima giunta Formigoni fosse terminata anzitempo causa scandali.

Però, ecco, Martina non s’è mai scoraggiato… E oggi il Pd – lui è tra i fondatori – s’è preso tutti i capoluoghi lombardi, confermandosi perfino a Milano. Beppe Sala è stato sponsorizzato da Renzi, ma anche da Martina che da ministro ha seguito Expo in prima linea…

Non si ricorda una dichiarazione fuoriposto dell’attuale responsabile delle Politiche agricole. Già quando era un semplice politico di provincia, morire se regalava qualche battuta «da titolo». Ma evidentemente l’avere sempre la situazione sotto controllo è una delle sue qualità. Idem, l’umiltà. Poche settimane fa, s’è accomodato in un locale spartano di Porta Venezia, Milano (è ghiotto di pizza e Coca Cola), per pranzare senza corte dei miracoli al seguito.

Ora è accostato alla vicesegreteria del Pd. Ma Bersani e soci, che non hanno digerito la sua salita sul carro di Renzi, si sarebbero messi di traverso…

Commenti

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  1. Scritto da marco_oldrati

    Dare a Maurizio Martina del comunista è a) un insulto a tutti quelli che lo sono stati onestamente b) un falso ideologico rispetto alla sua storia politica (che conosco bene, fui l’officiante della costituzione della sezione della Sinistra Giovanile di cui lui era fondatore a Mornico nell’autunno del ’95). Il perdente di maggior successo della storia che io conosca, ecco la definizione più appropriata…