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Grande Guerra, Pillola 84: la mostruosa fame dei cannoni, disastro inglese sulla Somme

La battaglia che più di tutte rappresentò l’inutile sacrificio della fanteria e l’ancor più inutile consumo di munizioni e di cannoni fu quella della Somme: una delle più insensate carneficine della prima guerra mondiale.

Come si è già detto più volte, il 1916 fu l’anno delle gigantesche offensive senza costrutto: un anno in cui il gigantismo, tanto in termini di soldati quanto di mezzi, dimostrò tutti i propri limiti. Dopo aver preso coscienza del fatto che una guerra di movimento, proprio per il massiccio utilizzo delle nuove, potentissime, armi, era praticamente impossibile, tutti i comandi dei paesi coinvolti nel conflitto, nel corso del 1916, affrontarono, con strumenti tattici primitivi, il problema di espugnare la fortezza avversaria.

E’ il caso di parlare di fortezze e non di trincee, perché ormai le linee difensive che si fronteggiavano, soprattutto sul fronte occidentale, avevano assunto l’aspetto di autentiche città fortificate sotterranee, in cui i soldati si riparavano dalle artiglierie nemiche, regredendo ad una vita da trogloditi. Per penetrare all’interno del dispositivo avversario e creare una falla nel sistema, sufficientemente ampia da permettere uno sfondamento decisivo e, in sostanza, una manovra aggirante, la dottrina militare che si era sviluppata nei primi due anni di guerra non aveva introdotto altro che tiri di saturazione e di distruzione sempre più prolungati e violenti, lasciando poi al solito attacco in massa delle fanterie il compito di occupare e superare le linee avversarie.

In realtà, però, i sistemi difensivi sotterranei, nel frattempo, erano divenuti tanto profondi e blindati da garantire al grosso della truppa una relativa sicurezza: il fuoco tambureggiante dei cannoni di ogni calibro si limitava a distruggere le trincee e a sterminare gli osservatori ed i piccoli posti, ma, alla fine del bombardamento, dalle ampie gallerie fuoriuscivano i difensori e piazzavano le loro armi automatiche, facendo strage delle forze attaccanti.

Questo schema suicida si ripeteva, ossessivamente, su tutti i fronti: la battaglia che, però, più di tutte rappresentò l’inutile sacrificio della fanteria e l’ancor più inutile consumo di munizioni e di cannoni fu quella della Somme.

Esattamente come Verdun, anche la battaglia della Somme venne, inizialmente, concepita come una battaglia di frizione, il cui attrito avrebbe dovuto consumare definitivamente le riserve tedesche: il progetto di una grande offensiva congiunta, anglo-francese venne messo sul tavolo alla fine del 1915 dal comandante francese Joffre e fu approvata da quello britannico Haig, che pure avrebbe preferito un’offensiva in grande stile nelle Fiandre.

Il piano, che prevedeva lo sforzo più massiccio da parte dei francesi, fu modificato, rispetto alle premesse iniziali, a causa del dispendio di uomini determinato nell’esercito francese dalla carneficina che era in atto a Verdun: il grosso dell’attacco, così, finì sulle spalle del BEF. Anche la data d’inizio dell’offensiva, precedentemente fissata al 1 agosto, venne anticipata al 1 luglio per alleggerire la situazione dei difensori di Verdun: insomma, il progetto iniziale venne radicalmente cambiato.

Lo sbalzo iniziale venne assegnato alla 4a armata del generale Rawlinson e fu preceduto da un bombardamento da parte di 1.500 cannoni inglesi di ogni calibro ed altrettanti francesi, che durò otto giorni, dal 24 giugno al 1 luglio: mai si era visto un fuoco d’artiglieria del genere. Dopo un simile tiro di saturazione, i comandi alleati erano convinti che la fanteria non avrebbe trovato praticamente più nessuno in grado di contrastarne l’avanzata e, anzi, avrebbe raggiunto la terza linea avversaria senza sforzo. Venne anche introdotto il nuovo concetto tattico di creeping barrage, ossia di un tappeto di fuoco che precedesse la fanteria fino alle linee nemiche, destinato ad allungarsi progressivamente dietro segnalazione di appositi ufficiali osservatori, dotati di telefoni da campo: insomma, avrebbe dovuto essere una passeggiata, e, invece, fu una catastrofe.

L’ala meridionale della 4a armata, che si trovava al centro della linea d’attacco, secondo le istruzioni del prudentissimo Haig, avrebbe dovuto attestarsi a difesa, dopo una limitata avanzata: al contrario, l’ala settentrionale, appoggiata dal 1° corpo della 3a armata (Allenby) mirava ad uno sfondamento decisivo, con l’irruzione della cavalleria nel varco che si fosse creato nella linea tedesca.

Bisogna tener presente che Haig era stato ufficiale nel 7° ussari e tendeva a sopravvalutare decisamente le prerogative della cavalleria in una guerra moderna: egli era convinto che la penetrazione principale dovesse spettare alle truppe a cavallo.

Il piano strategico prevedeva di dividere in due lo schieramento avversario, occupando Douai e Cambrai e spezzandone, perciò, la continuità: obiettivo, come si vedrà, piuttosto ambizioso. Contemporaneamente all’attacco del 1° corpo di Allenby, avrebbe dovuto scattare in avanti anche la 6a armata francese, a completare il quadro offensivo: in tutto, 27 divisioni, 750.000 uomini, di cui otto su dieci erano britannici, che sembravano garantire una schiacciante superiorità sui difensori della 2a armata germanica, che potevano contare su 16 divisioni. Una volta di più, tuttavia, il numero si dimostrò una variabile molto aleatoria, nell’economia di uno scontro.

Il poderoso fuoco dei 3.000 cannoni alleati non riuscì a distruggere le difese fisse germaniche e nemmeno la stragrande maggioranza dei campi di filo spinato, sapientemente disposti dai difensori, anche perché una notevole aliquota dell’enorme numero di proiettili sparati dai cannoni britannici si rivelò difettosa o depotenziata.

Moltissimi colpi nemmeno partirono e ancora di più non esplosero: tanto è vero che, ancora oggi, le campagne dove si svolse la grande battaglia restituiscono frequentemente pericolosi souvenir.

L’attacco venne preceduto dal brillamento di 17 grandi mine, che avrebbero dovuto scardinare le prime linee germaniche: alle 7.30 del 1 luglio 1916, finalmente, i soldati del BEF balzarono fuori dalle proprie trincee.

Nel frattempo, i soldati tedeschi, sbucati illesi dalle proprie gallerie, stavano posizionando sui parapetti le loro micidiali mitragliatrici brandeggiandole verso i soldati che avanzavano. Cominciava una delle più insensate carneficine della prima guerra mondiale.

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