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Brexit all’aeroporto di Orio: Ryanair ed easyJet via i diritti di volo

Su Repubblica, Lucio Cillis scrive: I trattati "open sky" decadono: Europa e Gran Bretagna dovranno ricontrattarli su nuove basi. E i vettori a basso costo hanno strategie differenti: gli irlandesi taglieranno gli investimenti e aumenteranno i costi dei biglietti. Stesso effetto per i vettori inglesi che dovranno far fronte a costi più alti per ricambi e carburante".

Sì, viaggiare, ma non alle stesse condizioni siglate nel corso di decenni di trattative e aperture dei cieli europei e Nord americani. La Brexit, in breve tempo, potrebbe trasformarsi in un incubo anche per le compagnie aeree britanniche e quelle low cost, in prima linea l’irlandese Ryanair e l’inglese easyJet basata a Londra. E con loro un incubo pure per i passeggeri – compresi quelli italiani – abituati a una fluidità nei voli tra Uk e resto d’Europa. Le tariffe rischiano di impennarsi e gli investimenti previsti negli scali britannici potrebbero via via diminuire incrementando allo stesso tempo i prezzi dei biglietti.

Col passo indietro dal Continente nei prossimi mesi, le linee aeree più esposte e che rischiano di restare invischiate nell’isolamento volontario deciso dai sudditi di Sua Maestà, hanno di fronte un futuro incerto. Ryanair e il suo dominus Michael O’Leary hanno già avvisato Londra: “Siamo pronti a diminuire gli investimenti e saremo costretti ad aumentare le tariffe” è stato il primo messaggio spedito da Dublino. EasyJet, invece, è presa tra due fuochi: da una parte c’è lo sguardo all’Europa continentale e alle lucrose rotte da e per la Gran Bretagna, ma dall’altra ci sono le norme che verranno presto a cadere, regole che hanno fino ad oggi permesso voli pan-europei liberi da vincoli e trattati. Oggi, con l’Isola in uscita, questi accordi diventano polvere. “Rimaniamo convinti della solidità del modello di business di easyJet e della nostra capacità di proseguire con l’attuale strategia di successo e di garantire ritorni. Abbiamo scritto oggi stesso al governo britannico e alla Commissione Europea chiedendo loro di porsi come priorità la permanenza del Regno Unito nel Mercato unico europeo dell’aviazione, data l’importanza per i consumatori e per gli interscambi commerciali” si è affrettata a comunicare l’amministratrice delegata Carolyn McCall.

Un problema, non da poco, pure per il big player con la Union Jack sulla livrea: Iag, ovvero British Airways, dovrà rivedere le proprie strategie verso l’Europa e anche gli Usa. Il perchè è presto spiegato da una sigla: Ecaa. Ovvero lo “spazio unico europeo” che garantisce diritti e doveri (soprattutto libero volo in Europa e Usa), non esisterà più per la Gran Bretagna e quindi ogni permesso concesso alle linee aeree europee decade con l’uscita del Paese dall’Europa. Cosa accadrà quindi? La prima certezza è che le compagnie britanniche dovranno stipulare, da zero, accordi con l’Europa e abbassare il capo accettando il decalogo dell’Ecaa. Che impone l’accettazione di diritti e doveri. Insomma le linee aeree Gb dovranno riscrivere gli accordi o con gli enti europei preposti o nel peggiore dei casi con i singoli membri. Ognuno dei quali, potrebbe anche cercare di fare lo sgambetto a chi ha voltato le spalle all’Europa. La Gran Bretagna quindi, potrebbe restare ai margini dell’Unione in veste di ospite. E lo stesso accadrà per i voli verso il Nord America, regolati da rigidi accordi “open sky”  che a questo punto rischiano di saltare e andranno riscritti con Antitrust, Dipartimento dei Trasporti Usa e con la Ue nei prossimi mesi.

L’allarme sta suonando in queste ore anche in casa Aci Europe, l’associazione degli scali europei che non a caso mandano segnali di buonsenso: Olivier Jankovec, direttore generale, la vede così: “Europa e Gran Bretagna dovranno far fronte a nuovi accordi e relazioni che ancora non sappiamo come potranno evolversi. Ma siamo certi – aggiunge – che dovranno rifarsi alle regole valide fino a ieri e che hanno garantito enormi benefici per i passeggeri e aziende con crescenti connessioni e tariffe competitive”.

C’è poi un ultimo aspetto che riguarda i risvolti finanziari per le linee aeree e per gli investitori: Hsbc, il colosso bancario britannico, vede nero per il settore con utili in discesa e costi alle stelle. Le compagnie impegnate in maniera continua e “forte” con il mercato dell’Isola subiranno dei contraccolpi anche per il calo del Pil e per la domanda di voli sia business che turistici. Ma c’è un altro aspetto messo in rilievo da Hsbc e riguarda il taglio ad una parte predominante dei voli: quelli dovuti ad amici, parenti, turisti che raggiungono i propri cari (immigrati) in Gran Bretagna e che rappresenta il 40% di tutta la crescita messa a segno dal settore negli ultimi 10 anni. Un boom che rischia di essere spazzato via dalla Brexit. Per non parlare del calo di peso della sterlina che porterà ad aumenti anche importanti per il carburante aereo e dei costi di manutenzione degli aerei in Gran Bretagna.

Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    tutti gli analisti ocncordano con previsione fosche sul futuro dei cittadini dalla gb,ma allora perchè i cittadini della gb hanno preferito uscire dalla ue?e per quale motivo la ue,almeno per chi è entrato nell’euro,non ha portato prosperità ai suoi abitanti,ma solo un decadimenti rapido della qualità della vita?gli analisti forse non pensano che gli inglesi si sono stufati di sottostare a regole imposte da altri senza nemmeno fiatare,come sta avvenendo abbondantemente in italia tra tagli pensione,obbligo ospitalità clandestini e altro?dei cittadini hanno deciso di riprendersi la loro nazione,e a chi li comandava ovviamente non va bene