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Paloschi, il bomber legatissimo ai genitori: “Vivevamo insieme anche a Swansea” fotogallery

Il papà Giovanni: "Avevamo un bar a Cividate, ma quando Alberto ha fatto carriera abbiamo chiuso. Ora lo seguiamo ovunque. Siamo atalantini, che emozione vederlo con questa maglia"

Giovane, bergamasco e con un gran fiuto del gol. Di Alberto Paloschi si sa ormai quasi tutto. Nato a Chiari il 4 gennaio 1990 ma cresciuto a Cividate al Piano (“Io sono bergamasco”, tiene a precisare), sbocciato calcisticamente nel Milan con quell’esordio in Serie A con gol dopo soli 18 secondi e poi maturato nel Chievo.

Ma c’è una caratteristica extra-calcistica del nuovo centravanti dell’Atalanta che non tutti conoscono: il “Palo” (questo il suo soprannome e anche la firma del suo autografo), è legatissimo alla propria famiglia, tanto che papà Giovanni e mamma Caterina lo hanno seguito anche nella sua ultima avventura in Inghilterra allo Swansea.

Un particolare raccontato dallo stesso Giovanni Paloschi (nella foto con lui) in occasione della conferenza stampa di presentazione del figlio con la nuova maglia nerazzurra (LEGGI QUI): “Siamo una famiglia molto unita e Alberto ci vuole un bene dell’anima, non potevo assolutamente mancare oggi – le parole del papà – . Lo seguo dai primi calci alla Cividatese, a 6 anni. Poi a 10 quel provino all’Atalanta, purtroppo andato male. Mentre andò meglio l’anno successivo col Milan”.

Lunghi anni di allenamento al centro sportivo Vismara delle giovanili rossonere, fino all’esordio col botto in Prima Squadra e alla scalata in Serie A con Parma, Genoa e Chievo: “Avevamo un bar a Cividate una volta – prosegue Paloschi  – ma quando Alberto ha iniziato a fare carriera abbiamo deciso di chiuderlo e di dedicarci totalmente a lui. Ora lo seguiamo ovunque vada. Siamo andato a vivere anche a Swansea con lui in questi ultimi sei mesi. E’ stata una bella esperienza, ma là faceva troppo freddo”.

Poi la chiamata dell’Atalanta, che ha riempito di gioia anche papà Giovanni, tifoso nerazzurro: “Quando Alberto ci ha telefonato e ci ha detto che era in trattativa con la Dea, ci siamo emozionati tutti. Siamo bergamaschi e la nostra famiglia è atalantina: vedere nostro figlio con questa maglia per noi è un sogno che si realizza. E poi adesso siamo tornati a casa e non dovremo più viaggiare”.

Ma non ci sono solo elogi per il figlio: “Papà è il mio primo tifoso ma anche il mio primo critico – ha spiegato Alberto sorridendo – , se una domenica non faccio gol o non gioco bene, è meglio se non entro in casa il giorno seguente perchè mi ricopre di rimproveri”.

Palo, che ha rivelato di essere single, ha un ottimo rapporto anche con il fratello 20enne Filippo e con la mamma Caterina, con la quale si è confidato subito dopo aver firmato il contratto con l’Atalanta: “Mi ha chiesto dove voglio arrivare a livello calcistico – ha raccontato l’attaccante – , io le ho risposto che ora sono in una grande squadra e cercherò di diventare un uomo importante per l’Atalanta. Poi c’è il sogno della Nazionale, ma quella sarà solo una conseguenza del mio rendimento a Bergamo. Non vedo l’ora di iniziare”. Sempre con la sua arma segreta: i genitori in tribuna pronti a caricarlo.

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