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Zero aspettative e poche motivazioni: questa Italia non poteva fare di più

Ci si poteva aspettare qualcosa di più dall'Italia dei "panchinari" contro la rabbia dei biancoverdi che si giocavano la storica qualificazione agli ottavi? Secondo noi, no

Adesso avete capito perché giocano gli altri?

L’Italia-due finché può difende il pareggino e quasi sfiora il colpaccio grazie a un guizzo di Insigne che colpisce il palo. Ma è un’illusione: pochi minuti dopo arriva il gol di Robert Brady, che non era ancora nato quando Liam vinceva in Italia due scudetti con la Juve, prima di lasciare il posto nella Vecchia Signora a Michel Platini.

Robert Brady gioca nel Norwich City, cioè in Championship, la serie B inglese. Tanto per avere un’idea del valore dei nostri avversari di quest’ultima partita del girone.

Ma l’Irlanda ci mette cuore, aggressività e questo basta per avere ragione, conquistare vittoria e qualificazione a cinque minuti dalla fine, cioè nei minuti finali come vuole tradizione di questi Europei.

Italia-Irlanda

Vittoria meritata, se pensiamo che il migliore in campo degli azzurri fino a quel momento era Sirigu, che poco prima aveva salvato la porta con una prodezza, su un errore banale in disimpegno di Bonucci, uno dei pochi confermati in questa partita.

Ecco, quello che deve preoccupare Conte è la risposta delle “riserve”, anche se il ct ci teneva a sottolineare che nell’Italia ci sono 23 titolari. Ma evidentemente non è così. E il fatto che lo stesso Conte alla fine non avesse nulla da rimproverare ai suoi ragazzi si può leggere come un’ammissione di responsabilità: ho fatto giocare questi e loro hanno fatto quello che potevano. Obiettivo raggiunto? La qualificazione, l’assenza di infortuni e di squalificati.

C’era infatti il problema diffidati (ora sono ben dieci) e la possibilità di far riposare gli uomini a cui Conte teneva di più, in vista del prossimo match con la Spagna. C’era un’Italia già qualificata al primo posto, non proprio scarica ma certo meno motivata, sicuramente meno arrabbiata rispetto a un’Irlanda a caccia dell’impresa, che ha poi ottenuto a danno della Svezia (passano Italia prima per differenza reti, Belgio e la stessa Irlanda).

Italia-Irlanda

Ma che cosa ci insegna la sconfitta? Intanto perdere non piace a nessuno, vero che Conte alla vigilia aveva ripetuto e insistito sulla voglia di vincere anche questa terza sfida, però quando improvvisi difficilmente ti va bene. Lo stesso ct sapeva, schierando otto undicesimi nuovi, che non sarebbe stata la stessa Italia delle prime due partite. Un po’ come quando negli allenamenti fai due squadre, quella dei titolari contro le riserve e poi decidi di giocare la domenica con le riserve. Se ti va bene devi avere una gran fortuna o gli avversari sono molto scarsi, perché nemmeno il Barcellona o il Real Madrid possono permettersi di puntare su una squadra di panchinari.

Intendiamoci, non sono fenomeni nemmeno gli azzurri che hanno ottenuto la qualificazione. Però hanno dimostrato di essere squadra, di sbagliare pochissimo in difesa e saper colpire anche con attaccanti che non sono ai vertici della classifica cannonieri di serie A.

Contro l’Irlanda non si è visto nulla della prima Italia, che ci aveva scaldato ed entusiasmato, pur tenendo conto del passo indietro con la Svezia rispetto all’esordio col Belgio. Le perplessità che avevano provocato alcuni giocatori, da Thiago Motta a Sturaro, non sono state smentite contro l’Irlanda, ma nemmeno i nuovi entrati hanno fatto meglio, vedi Bernardeschi, Florenzi, tanto per citare alcuni tra i più attesi.

Italia-Irlanda

L’aspetto positivo è che anche giocatori navigati hanno ballato, vedi Bonucci. C’è poco da salvare, solo Sirigu, Insigne e forse Barzagli. Pazienza, vuol dire che tutta la squadra ha sofferto e faticato perché proprio non riusciva a trovarsi e poco importa che di fronte ci fossero giocatori non di grande tecnica ma molto aggressivi, che non ti lasciavano respirare.

Dopo il gol Conte aveva già la testa alla Spagna. Anzi, ce l’aveva anche prima, quando ha scelto la formazione da opporre all’Irlanda.

Lunedì vedremo un’altra Italia, non c’è dubbio. Contro i campioni in carica l’Italia se la giocherà e vada come vada, ma non sarà un azzurro sbiadito.

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