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Regolamento gioco d’azzardo, l’Acogi scrive a Gori: “Così si favorisce online e illegalità” foto

Ugo Cifone, presidente dell’associazione italiana dei consumatori e degli operatori del gioco (Acogi), scrive una lettera aperta al sindaco di Bergamo in merito all’adozione del nuovo regolamento comunale che mira ad estendere distanze e limiti orari a tutti i giochi pubblici offerti sul territorio.

Fa discutere il regolamento comunale di Bergamo che mira ad estendere distanze e limiti orari a tutti i giochi pubblici offerti sul territorio: la voce fuori dal coro arriva da Ugo Cifone, presidente dell’Assocazione Italiana dei Consumatori e degli Operatori del Gioco (ACOGI), che ha inviato una lunga lettera a Giorgio Gori per “rappresentare le censure, le perplessità e le preoccupazioni verso il Regolamento che raccogliamo da parte di tutti i cittadini che del gioco – quello demonizzato dall’Amministrazione Comunale – hanno fatto un’occasione di lavoro che altrimenti non ci sarebbe”.

“Una prima censura riguarda i criteri ispiratori del provvedimento sindacale ed in particolare quello relativo ‘all’individuazione degli orari che non devono penalizzare determinate tipologie di gioco (e conseguentemente di attività commerciali) a favore di altre’ – scrive Cifone – Non può considerarsi rispettato il suindicato criterio in quanto le restrizioni imposte discriminano proprio i piccoli imprenditori regolari in favore di altri: il giocatore muterà semplicemente le proprie abitudini e sarà indirizzato strumentalmente verso il gioco online (il futuro!) oppure verso il gioco illecito. Entrambe le conseguenze saranno disastrose sia per il consumatore che per gli operatori del gioco lecito, gli unici garanti dell’occupazione.

D’altronde è opinione condivisa da alcuni Politici che l’attacco al gioco terrestre apra le porte all’illecito o all’online che sfuggono al controllo e a reali possibilità di arginare il fenomeno gioco d’azzardo. Nel condividere invece, la preoccupazione per quegli “uomini senza identità” e soprattutto per i giovani, si deve dissentire dalla considerazione della S. V. secondo cui ‘i cittadini chiedono una gestione del problema tramite limiti e le soglie’ e nello specifico quelle indicate nel Regolamento e Ordinanza su citati.

Non è condivisibile l’esclusione dal provvedimento del Bingo, Lotto, Superenalotto e Totocalcio data la idoneità anche di tali prodotti a divenire oggetto di dipendenza. Ci pervengono sempre più spesso richieste di aiuto da parte di familiari di giocatori che spendono la propria pensione sociale nei giochi tradizionali esclusi. E non solo loro.

Probabilmente sfugge qualche importante dettaglio, motivo per cui si pone un quesito: quale è la differenza tra il prodotto Totocalcio e il prodotto scommessa sportiva? Il proibizionismo ha mai prodotto risultati o consentito il raggiungimento di qualche obiettivo? Non è condivisibile l’imposizione delle fasce orarie descritte perché non viene rispettato un altro criterio che avrebbe dovuto ispirare il provvedimento, Sig. Sindaco.

Sebbene previste per garantire la salute pubblica, il risparmio familiare, l’integrità del tempo di lavoro e tutti gli altri effetti pregiudizievoli che ne possono derivare, non vi è alcuna garanzia che le misure repressive poste in atto possano sortire il risultato desiderato. Se l’obiettivo è ‘rendere difficoltoso il consumo di gioco in orari tradizionalmente e culturalmente dedicati alle relazioni familiari’, è doveroso sottolineare che il ‘ludopatico’ vive isolato in una dimensione fatta di bugie, debiti e depressione di cui la famiglia è estranea perché considerata scomoda dal malato di gioco motivo per il quale prende sempre più le distanze.

Un dato certo è rappresentato dalle difficoltà che le restrizioni imposte comportano ai cittadini bergamaschi e a tutti coloro che per l’effetto di analoghi provvedimenti comunali dovranno considerarsi destinatari obbligati al rispetto di regole prive di una logica imprenditoriale. Posti i limiti restano infatti i costi fissi, le spese di gestione e la seria compromissione di posti di lavoro.

La direzione intrapresa non tiene conto delle norme vigenti in materia di prevenzione a tutela dei minori che già prevede – a seguito dell’inasprimento della stessa – il divieto di accesso nelle sale giochi e centri scommesse. Se nonostante tale previsione l’allarme sociale è rimasto invariato, probabilmente la soluzione va individuata altrove e certamente lontano da altre forme di proibizionismo; perché di questo si tratta.

Gli adulti ‘vaccinati’ come i giovani, se diretti verso un gioco non sano devono essere controllati dai familiari e genitori al fine di attivare le idonee misure di prevenzione e recupero tramite le strutture Asl competenti e professionisti specializzati perché il giocatore irresponsabile troverà sempre l’occasione di gioco e, se dovrà modificare gli orari o le abitudini, lo farà non certo riducendo il tempo ivi dedicato. Purtroppo tutte le problematiche legate al gioco sono il risultato di una dignità (quella relativa al diritto al lavoro, garantita solo sulla Carta dalla Costituzione) che il nostro Stato di fatto ha sottratto ai cittadini e continua a farlo ogni giorno quando omette di creare occupazione”.

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