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“Asili nidi gratis? Non per me”, l’assessore Poli: “Servizio che va condiviso e ampliato”

Gli asili nidi sono al centro di un dibattito tra amministratori comunali e cittadini. Pubblichiamo la lettera di un giovane papà e la risposta dell'assessore Loredana Poli del Comune di Bergamo.

Gli asili nidi sono al centro di un dibattito tra amministratori comunali e cittadini. Pubblichiamo la lettera di un giovane papà e la risposta dell’assessore Loredana Poli del Comune di Bergamo.

Spettabile Redazione,
abito a Zanica, sono il papà di due bambini, uno di 4 anni, e uno di 1 anno.

Il primo figlio ha frequentato il nido comunale di Campagnola, per due anni, all’epoca eravamo residenti in città. Ora frequenta la scuola dell’Infanzia De Amicis Dasso, a Bergamo. Vorremmo poter mandare anche il nostro secondo figlio, Milo, al nido, ma economicamente non possiamo permettercelo.

Qualche settimana fa veniamo a conoscenza dell’iniziativa “nidi gratis” da parte della Regione Lombardia. Pertanto iniziamo ad informarci, verifichiamo, e scopriamo di avere entrambi i requisiti: la mia compagna è disoccupata, abbiamo un ISEE sotto i 20.000 €. Ma a Zanica non esistono asili nido comunali. Abbiamo inviato comunque fiduciosi la domanda di iscrizione al comune di Bergamo.

Uno dei punti fondamentali purtroppo per i non residenti è il seguente:

10) I bambini che frequentano un asilo fuori dal comune di residenza possono beneficiare della misura?
Sì, nel caso in cui il beneficiario abbia i requisiti e l’asilo fuori dal comune di residenza abbia una forma di convenzionamento con il comune di provenienza.
Sì nel caso in cui il beneficiario abbia i requisiti e l’asilo fuori dal comune di residenza, pur non avendo forme di convenzionamento con il comune di provenienza, applichi anche ai “fuori sede” una tariffa agevolata collegata all’ISEE.” (Fonte http://www.strategieamministrative.it/dettaglio-news/2016521533-faq-domande-e-risposte/)

Zanica non è convenzionato con Bergamo, e nemmeno se volesse fare una convenzione ora la Regione Lombardia accetta convenzioni sottoscritte prima di marzo. Ho provato a contattarli via mail, è passato più di un mese e non ho ricevuto nemmeno una risposta da parte loro.

Il comune di Bergamo per i non residenti prevede che la quota applicata sia il massimo, ovvero 520 €. Ho un mutuo, due bambini, un unico stipendio, una compagna disoccupata che non potrebbe nemmeno pensare di cercare lavoro ora, il primo anno di asilo è un anno di continue malattie, lo abbiamo vissuto con il primo figlio.

Possibile che nonostante la regione Lombardia dia la possibilità a chi ha i sopracitati requisiti di accedere ad un servizio gratuitamente, il comune di Bergamo non ci permetta di farlo esclusivamente perché non residenti?.

Ringrazio per l’attenzione.

LA RISPOSTA DELL’ASSESSORE LOREDANA POLI

Gentilissimo,
innanzitutto La ringrazio per l’apprezzamento rivolto al servizio dei Nidi comunali che rappresentano, nell’organizzazione e nell’approccio educativo, un esempio avanzato di attenzione alle bambine e ai bambini e di incontro con le famiglie.

La Sua lettera mi consente di sottolineare alcune criticità della misura regionale Nidi gratis: tale misura nasce da un finanziamento statale finalizzato all’ampliamento e al miglioramento dell’offerta formativa dei nidi. In origine, cioè, l’intento del finanziamento era quello di riconoscere e promuovere le finalità educative di questo servizio, dentro una visione di sistema che potenzialmente vorrebbe inquadrare questo servizio nelle misure orientate alla fascia d’età 0-6 anni: non più, quindi, servizio a domanda individuale ma parte di un sistema educativo più completo.

Detto questo, Regione Lombardia ha scelto di orientare il finanziamento al sostegno alle famiglie, con il consueto sistema dotale legato all’Isee. E’ una scelta che il Comune di Bergamo ha deciso di accogliere, aderendo al programma. Faccio notare che Regione Lombardia lascia ai Comuni tutta la parte di istruttoria e verifica delle domande: è lavoro aggiuntivo, non programmato e non concordato con le Amministrazioni Comunali, che cade proprio nel periodo di presentazione delle domande. Ciò non ostante, i servizi per l’infanzia del Comune di Bergamo si sono attrezzati per facilitare l’accesso a questa misura da parte delle famiglie afferenti ai nidi, con i criteri stabiliti da Regione Lombardia (e, ripeto, non condivisi con i Comuni).

Le informazioni che Lei ha reperito sono chiare: se anche il Comune di Bergamo volesse oggi cambiare il proprio regolamento (ed ogni cambiamento richiede un passaggio in Consiglio Comunale), Regione Lombardia farebbe comunque riferimento alle regole vigenti nel momento dell’emanazione del suo provvedimento: le modifiche, perciò, sarebbero inutili per le finalità che Lei auspica.

Aggiungo un altro elemento di riflessione: i nidi forniscono un servizio il cui costo non è coperto dalla retta pagata dalle famiglie (che corrisponde al 20,50% circa del costo del servizio) e che richiede, nel caso del Comune di Bergamo un investimento di quasi 6 milioni di euro. Tale cifra proviene dalla fiscalità comunale, pagata dai residenti nel Comune: è perciò comprensibile che in generale i Comuni riservino tariffe differenziate per i non residenti, e nel caso di Bergamo questo si traduce nel pagamento per i non residenti della tariffa più alta pagata dai residenti.

Sono convinta che questo tipo di servizio potrebbe essere proficuamente pensato come un servizio di “area vasta”, comprendente i Comuni limitrofi. Il Sindaco Gori ha lanciato, anche in sede provinciale, il tema della gestione ad ampia scala di alcune tipologie di servizi, o di alcuni temi gestionali tipici delle municipalità ma per il momento tale proposta non ha riscosso un grande interesse. Mi auguro che, anche con il supporto dei cittadini interessati all’erogazione dei servizi, questa prospettiva di condivisione territoriale possa essere ripresa e concretizzata.

Loredana Poli

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