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La Cisl consiglia: “Lavoro e scuola si devono contaminare, serve formazione continua”

Giacomo Meloni, segretario territoriale della Cisl di Bergamo, chiede misure concrete che possano contrastare l'abbandono scolastico precoce, ricordando anche il consiglio Ocse di investire di più in formazione e formazione continua.

“Due sono i fattori sui quali agire sul fronte dell’istruzione e delle competenze dei lavoratori. La prima riguarda il contrasto all’abbandono precoce della scuola; la seconda, come ci ricorda la ricerca OCSE, la necessità a Bergamo e provincia di investire di più in formazione e formazione continua, per offrire al mercato del lavoro e alle imprese i profili professionali di cui le aziende hanno necessità”.

Le riflessioni di Giacomo Meloni, segretario territoriale della CISL di Bergamo, arrivano all’indomani della pubblicazione da parte di EuPolis del rapporto 2015 dell’osservatorio del mercato del lavoro e della formazione, redatto su incarico della Direzione Generale Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia. La fotografia del panorama bergamasco che ne esce è, come sempre “di luci e ombre”. A risultati assolutamente positivi, fanno da contraltare situazioni “infrastrutturali” a volte deficitarie.

L’attenzione del sindacalista orobico cade sul campo della formazione e dell’avviamento al lavoro. Ad esempio, il 50% dei diplomati bergamaschi, dopo due anni dal conseguimento del titolo, è occupato. Meglio che qui, solo a Sondrio (52,4). Per il 55,4% dei diplomati, il rapporto di lavoro è regolato da un contratto “stabile” (a fronte di un 44,6% con contratti “flessibile”): il 33,4% è impiegato “a tempo indeterminato” e il 22% lavora con un contratto di “apprendistato”.

Fra i contratti più “flessibili” prevale quello a “tempo determinato” che riguarda il 22% dei diplomati con occupazione; al 10,0% i contratti “di somministrazione”, mentre particolarmente contenuta è la presenza del “lavoro a progetto” (5,4%) e del “tirocinio” (4,0%).

Un quadro meno positivo emerge dai dati relativi alla “coerenza fra percorso di studio e attività lavorativa; quest’ultima è coerente nel 40% dei casi, ma non lo è per il 43% dei diplomati (per il 17% si è in presenza di una “professione trasversale”).

È interessante osservare quanto i tirocini extracurricolari siano stati uno strumento di effettivo inserimento lavorativo. Tra il primo semestre analizzato (dal 1 novembre 2012 al 30 aprile 2013) e l’ultimo semestre (dal 1 novembre 2014 al 30 aprile 2015) il numero dei tirocini conclusi è cresciuto del 38,5% passando da circa 24mila a oltre 33mila. “Si tratta di un incremento considerevole – si legge nella nota EuPolis -, segno evidente che l’impatto del nuovo assetto normativo e regolamentare ha reso questo strumento più appetibile da parte delle aziende. La maggiore strutturazione e chiarezza di questo strumento ha avuto positivi effetti anche sulla quota di tirocinanti che a 6 mesi dal termine del tirocinio è occupata; tale quota è passata dal 44,1% del primo semestre analizzato al 50,9% del semestre più recente, registrando un incremento di circa 3 punti ogni anno”.

A Bergamo si è passati nel corso degli ultimi due/tre anni da una quota del 42,7 di ex tirocinanti occupati all’attuale soglia del 53,8.

Nel campo del lavoro e dei servizi per l’occupazione, rimane il grosso problema del rapporto tra disponibili al lavoro e dipendenti dei Centri per l’impiego: in provincia persiste un problema di sotto-dimensionamento dell’organico, con un dipendente dei CPI ogni 800 disponibili al lavoro.

È necessario investire sulla promozione del sistema duale di integrazione fra i sistemi formativi e dell’istruzione con la promozione di alternanza scuola lavoro e dell’apprendistato – conclude Meloni -, che purtroppo rimane una forma di contratto di lavoro sottoutilizzato a Bergamo, ( -10,3% nel primo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015 e – 24% rispetto al primo trimestre 2014, 832 nel 2016, 1092 nel 2014)”.

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