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I Giovani Avvocati scrivono all’Ordine: “Vigili sui compensi dati ai praticanti”

Marta Savona, presidente dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati di Bergamo, torna a parlare del caso del praticante avvocato spinto ad abbandonare la pratica dopo una brutta esperienza in uno studio cittadino: con una lettera aperta al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e al presidente Ermanno Baldassarre, ha espresso la propria preoccupazione per la tutela dei praticanti avvocati.

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Marta Savona, presidente dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati di Bergamo, torna a parlare del caso del praticante avvocato spinto ad abbandonare la pratica dopo una brutta esperienza in uno studio cittadino: con una lettera aperta al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e al presidente Ermanno Baldassarre, ha espresso la propria preoccupazione per la tutela dei praticanti avvocati, chiedendo più vigilanza.

“Caro Ermanno,

Cari Consiglieri,

le ultime notizie apparse anche su testate di stampa locali hanno riportato alla ribalta una questione che, per sua stessa vocazione statutaria, sta molto a cuore ad Aiga. La tutela dei praticanti avvocati costituisce per la nostra Associazione un punto fermo che orienta le attività associative a tutti i livelli, locale e nazionale.

La sensibilità manifestata su tali temi da Te e dall’Ordine, merita tutto il nostro pubblico apprezzamento.

Riteniamo, tuttavia, che vada fatto di più. Da più parti ci giungono segnalazioni, ripetute e non isolate, che confermano come il praticantato venga visto più come un facile strumento per reperire manodopera a costo zero per mansioni di pura segreteria, piuttosto che come un tirocinio qualificato in cui il dominus mette a disposizione le sue conoscenze e la sua esperienza al fine di formare i futuri professionisti.

Tali segnalazioni – voglio ribadirlo – costituiscono non casi sparuti bensì quantitativamente elevati e, forse anche per la nostra età anagrafica che ci consente una maggiore ‘vicinanza’ alla categoria dei praticanti, sia io personalmente che gli altri membri del mio Direttivo non possiamo che prendere atto di una situazione diffusa, anche se spesso le denunce raccolte non vengono portate all’attenzione del Consiglio per timore, paura, o mancata conoscenza dei meccanismi istituzionali.

La prassi purtroppo seguita da una parte dei Colleghi del foro è, da un lato, pretendere dai praticanti una disponibilità oraria corrispondente all’intera giornata di lavoro, con obbligo di concordare con il dominus ogni minima attività personale al di fuori dello studio.

Dall’altro lato, molto spesso non viene rifuso nemmeno il rimborso spese di cui all’art. 41 comma 11 Legge Professionale che, a nostro avviso, dovrebbe comprendere quantomeno il rimborso delle spese di trasporto da e verso lo studio legale, nonché ovviamente le spese sostenute per recarsi presso gli uffici giudiziari per svolgere le attività di studio. Ancor meno, e anche ben oltre il primo semestre di pratica, il dominus corrisponde al praticante quella ‘indennità o compenso per l’attività svolta per conto dello studio, commisurati all’effettivo apporto professionale dato nell’esercizio delle prestazioni e tenuto altresì conto dell’utilizzo dei servizi e delle strutture dello studio da parte del praticante avvocato’, previsti dalla medesima norma sopra citata.

Ancora, molto spesso, alla fine del praticantato e magari una volta conseguito il titolo, il dominus interrompe la collaborazione adducendo proprio motivi economici che non gli permettono di retribuire il collaboratore divenuto avvocato, introducendo poi una nuova figura anch’essa non retribuita, così viziando il mercato, ad evidenziare che il percorso del praticantato non viene percepito come periodo di formazione per integrare una nuova figura professionale in studio, e lasciando senza prospettive tanti giovani colleghi.

Tale diffusa situazione svilisce, certamente, la condizione dei praticanti, ma altresì quella di tutti gli iscritti all’Ordine, rimandando anche all’esterno della nostra categoria un’immagine poco conforme agli ideali di dignità, decoro ed onore della professione.

Ciò va anche a detrimento dei Colleghi per così dire virtuosi, che magari con sacrifici retribuiscono i propri collaboratori, subendo la “concorrenza sleale” di quanti a costo zero si garantiscono una struttura di back-office.

Ebbene, Aiga, da ultimo, si è fatta promotrice di una proposta di legge volta a stabilire, con decreto ministeriale e quindi senza possibilità di discrezionalità, un importo minimo da garantire ai praticanti avvocato decorsi sei mesi dall’inizio della pratica. Confidiamo che tale proposta prosegua il suo iter sino all’esito parlamentare.

Nel frattempo, tuttavia, riteniamo che vada data concretezza al dettato del codice deontologico che già prevede, dopo il primo semestre di pratica, l’obbligo di corrispondere al praticante un adeguato compenso anche in base all’apporto dato allo studio.

Come è noto, non c’è norma senza vere sanzioni. 

Sottoponiamo pertanto a Te e al Tuo Consiglio una proposta che possa essere immediatamente operativa ed efficace. Vista la prassi virtuosa già avviata dal Consiglio di convocare il dominus, unitamente al praticante, al momento della consegna del libretto della pratica, chiediamo che già tale incontro sia in primis la sede per illustrare al dominus e al praticante l’esistenza e la portata delle norme professionali in tema di tutela e compenso del praticante.

Ma chiediamo che si vada oltre.

Proponiamo quindi che, anche in occasione di ogni controllo semestrale dei libretti di pratica, si proceda ugualmente a riconvocare il dominus ed il praticante innanzi al consigliere delegato, per approfondire, tra gli altri, anche l’aspetto legato alla corresponsione del compenso, chiedendone conto allo stesso dominus ed al praticante ivi presenti, e dando così concretezza al dettato del Codice.

Pensiamo che l’istituzionalizzazione di un controllo di tal tipo possa di per sé fornire da deterrente per prassi non virtuose, responsabilizzando tutti i Colleghi nonché gli stessi praticanti, non mancando all’On.le Consiglio dell’Ordine gli strumenti, in caso contrario, per intervenire a livello disciplinare.

Confidiamo che la proposta formulata in queste poche righe possa trovare accoglimento, e che le indicazioni che precedono siano condivise da un’ampia platea di colleghi, considerato che anche altre associazioni professionali hanno recentemente, con proprie iniziative, mostrato particolare sensibilità alla tematica. Ci mettiamo sin d’ora a disposizione Tua e del Consiglio per dare fattiva attuazione a quanto proposto.

Con i più cordiali saluti”.

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