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Solida, fortunata e molto concreta: l’Italia di Conte può davvero farci sognare

Missione compiuta. L’Italia passa agli ottavi in anticipo di una partita e Conte non si lascia sfuggire una battuta polemica: “Nessuno ci credeva, in questa Italia agli ottavi. Questa è la nostra risposta. Abbiamo cominciato con due vittorie e andiamo avanti, sono orgoglioso di questi ragazzi”.

Come dargli torto? Gli Europei sorridono all’Italia, la prova del nove sarà agli ottavi e scegliete voi se preferireste affrontare Croazia o Spagna. Ma intanto godiamoci questa qualificazione in carrozza e anche senza fare inutili speculazioni: meglio pareggiare e arrivare secondi, si chiedeva qualcuno alla vigilia? Meglio giocare e vincere, ne guadagna l’autostima e si può anche (quasi) riposare alla terza partita, per preparare al meglio quella successiva da dentro o fuori.

Intendiamoci, non è stata una prova esaltante e spumeggiante come la vittoria contro il Belgio. Anzi, un’Italia bruttina, anche se può essere benaugurante vincere giocando male… E come nella prima partita, caso vuole che a fare gol sia stato uno dei peggiori fino a quel momento, comunque uno dei meno convincenti, come Giaccherini nel primo tempo con i belgi. Se volete scherzare con la cabala, il numero 17 che segna di venerdì 17.

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Ma qui entra in gioco anche il fattore C, che non è riferito a Conte, certo anche lui ci mette del suo. Perché nel secondo tempo toglie Pellè e lascia in campo Eder e proprio il nuovo entrato inventa l’assist per il lampo (al 43′) di Eder. Uno che aveva fatto storcere il naso a tanti, quando il ct ha diramato la lista dei 23, uno che dopo il gol nel derby vittorioso della Sampdoria sul Genoa, nel giorno della Befana, era andato in letargo: passato all’Inter, aveva segnato solo un gol (il 23 aprile all’Udinese) in 14 partite.

Eppure Italia-Svezia è stata risolta grazie a questo oriundo brasiliano che gioca in Nazionale grazie al bisnonno vicentino Battista Righetto. Sei minuti prima del suo gol, una traversa colpita da Parolo, in una partita povera di brividi. Ma si sa che in questo Europeo le emozioni arrivano nel finale, i telecronisti possono risparmiarsi di invitare a non andare via e non cambiare canale: la tendenza è quella del gol in zona Cesarini, reti molto pesanti e la Francia è maestra, in gol contro la Romania subito alla prima degli Europei e poi due volte contro l’Albania proprio nei minuti di recupero, 90′ e 95′. Ma anche gli inglesi che hanno piegato il Galles al 91′, o la Germania nel 2-0 all’Ucraina, lo stesso Pellè contro il Belgio.

Cosa significa? Quello che un po’ si sapeva già: gli Europei sono molto equilibrati, c’è grande livellamento e le partite si decidono spesso nel finale, se hai più birra e sei più sveglio. E se il campione non incide come dovrebbe, come succede a Ibra, disinnescato dagli azzurri e spesso in fuorigioco come in occasione del clamoroso gol mancato, al 27′ del secondo tempo.

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Diligente, concentrata, la Svezia nel primo tempo, mentre l’Italia sembrava l’ombra della bella squadra che avevamo visto per un’ora con i belgi. E in effetti il primo tempo viene archiviato senza sussulti, gli svedesi si agitano ma non si accendono e gli azzurri… Forse anche giocare nel pomeriggio, col caldo, invita a risparmiare energie.

Però il muro juventino è come al solito invalicabile, Bonucci-Barzagli-Chiellini sono una diga che anche questa volta regge bene. La Svezia cerca aiuto anche in John Guidetti, uno quasi più… italiano di Eder (il nonno di John era genovese) e che è stato a un passo dalla Nazionale ai tempi di Prandelli. Ma contro la difesa azzurra non si passa.

Quindi un’Italia molto concreta, che subisce un po’ la fisicità svedese ma non prende gol e trova poi lo spunto vincente. L’unica variante è Florenzi, nel secondo tempo c’è posto anche per Sturaro.

Ci sarà comunque la possibilità di mescolare le carte nella terza partita, mercoledì 22, senza l’assillo della qualificazione che invece tiene ancora sospesa la Svezia. E anche il Belgio, costretto a vincere contro l’Irlanda.

L’Italia, intanto, può sognare.

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