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Processo Bossetti, gli avvocati alla Corte: “Pensateci bene prima di condannarlo” fotogallery video

Penultima udienza venerdì 17 giugno. Il pm ribadisce: "dna chiaro come una firma sul delitto della ragazzina". Il primo luglio la sentenza, senza telecamere

“Quando sarete chiamati a votare sulla colpevolezze o meno dell’imputato, dovrete fare come la dea bendata: non guardare a nulla, mettere da parte le sensazioni e agire solo secondo la vostra coscienza”. Al termine della sua controreplica, l’avvocato Paolo Camporini si rivolge nuovamente alla Corte d’Assise chiamata a giudicare Massimo Giuseppe Bossetti, unico imputato per il brutale delitto di Yara Gambirasio.

Come alla fine della requisitoria, nell’udienza di venerdì 17 giugno il legale del carpentiere di Mapello ha parlato direttamente ai giudici, togati e popolari: “Se avrete anche un solo dubbio – le parole di Camporini – , non riuscirete a risolverlo perché tutti gli indizi di questa inchiesta sono incerti. Anche oggi, dopo oltre un anno, siamo qui ancora a discutere su tutto. A partire dal mezzo dna su cui si basa questo processo. Ciò significa, evidentemente, che il lavoro svolto dalla procura non può essere considerato valido”.

GLI AVVOCATI DI BOSSETTI ALL’USCITA DALL’AULA:

La difesa di Bossetti ha risposto così alla replica del pubblico ministero Letizia Ruggeri, che aveva ribadito i suoi punti fermi: “Il dna sul cadavere della vittima è chiaro come una firma che sia quello dell’imputato, ed è la prova prova principale che sia Bossetti l’autore del delitto di Yara. Poi ci sono indizi che ricostruiscono il quadro accusatorio, come le riprese delle telecamere, le celle telefoniche, le fibre, le sfere. Non è vero che questo è un processo indiziario come si vuole far credere”.

Letizia Ruggeri parlando di “un clima ancora più avvelenato di quando è iniziato il processo” ha anche chiesto e ottenuto dalla Corte che al momento della lettura della sentenza non siano ammesse le telecamere in Aula ma solo registrazioni audio.

“Vi hanno detto che dovete mettere la firma su questa sentenza. In realtà, la firma l’ha messa lui”, ha poi detto uno dei legali di parte civile della famiglia di Yara Gambirasio, Enrico Pelillo, nel corso della sua replica, riferendosi al dna trovato sul corpo di Yara e attribuito a Bossetti.

L’avvocato è anche tornato sulla corrispondenza tra il muratore di Mapello, in carcere da due anni e un giorno, e la detenuta Gina. “Sono state definite un colpo basso – ha detto Pelillo -. Ma non le abbiamo, però, prodotte noi ed è stato lui a scriverle”.

GLI AVVOCATI DEI GAMBIRASIO ALL’USCITA DALL’AULA:

In aula era presente di nuovo la moglie di Bossetti, Marita Comi, seduta un paio di file dietro il marito, con il quale si è scambiati diversi sguardi. La vita, e la storia, dei due potrebbe cambiare radicalmente tra due settimane: il primo luglio, dopo le dichiarazioni spontanee dell’imputato, la Corte emetterà la sentenza, con l’accusa che ha chiesto l’ergastolo con sei mesi di isolamento diurno.

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