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“I bambini devono poter ricevere istruzione anche se profughi”

La storia di Halima profuga del Sud Sudan in Uganda.

Halima è una giovane donna del Sud Sudan che ha meno di 30 anni e sulle spalle due guerre: quella civile negli anni Novanta e il conflitto, tuttora in essere, scoppiato nel dicembre 2013 nel recente stato del Sud Sudan. Halima ha tre bambini – suo marito probabilmente vive da qualche parte nel loro Paese – e con loro vive in un campo profughi in Uganda dal 2014.

Come lei, vi sono circa 60 milioni di persone sfollate nel mondo (dati 2015 UNHCR) e 1 persona su 122 è un rifugiato, o nel proprio Paese o in cerca di asilo in uno stato straniero.

La Giornata Mondiale dei Profughi che si tiene il 20 giugno è occasione per sottolineare che i bambini e le famiglie che scappano dalla propria terra a causa dei conflitti e delle persecuzioni hanno il diritto di essere protetti e gli Stati hanno l’obbligo di salvaguardare i loro diritti dei rifugiati dando loro cibo, riparo, cure, istruzione e supporto psicologico, protezione da ogni forma di abuso.

Halima è una delle volontarie di Plan International presso il centro per le cure e lo sviluppo della prima infanzia realizzato dall’organizzazione umanitaria nel campo profughi ugandese.
“Il mio amore per i bambini” – racconta Halima – “proviene dalle sfide che ogni giorno i bambini si trovano ad affrontare. Voglio assicurare a loro, alcuni dei quali non hanno entrambi i genitori, di poter ricevere istruzione e le cure della prima infanzia come succede ai bambini che vivono in situazioni normali”.

A lei si unisce Plan International (www.plan-international.it) – che è portavoce dei diritti dell’infanzia – e che si preoccupa specialmente che i bambini siano protetti e che il loro beneresse e i loro diritti siano garantiti: tutti i bambini hanno il diritto di essere istruiti e protetti dalla violenza, dagli abusi, dallo sfruttamento in qualunque Paese siano e tutti gli Stati – che hanno firmato la Convenzione dei Diritti dell’Infanzia – dovrebbero sostenerli anche durante le crisi.

I bambini sono estremamente a rischio e vulnerabili e le bambine migranti sono sottoposte a rischi e difficili situazioni proprio perché sono bambine: abusi sessuali, violenze di genere, matrimoni prematuri e traffico umano e una speciale protezione va data alle bambine profughe.

I bambini non accompagnati necessitano di una speciale attenzione e protezione, come per esempio, tutori legali che li aiutino nella richiesta di asilo, ma anche di assistenza psicologica.

Plan International lavora con i profughi in 12 Paesi tra Africa, Asia e Medio Oriente, focalizzando il proprio lavoro sull’istruzione e sulla protezione dei bambini con estrema attenzione ai diritti delle ragazze adolescenti e alle cure e allo sviluppo della prima infanzia.

Plan International Italia ricorda il proprio appello per i migranti siriani accolti in Egitto con l’obiettivo di integrarli nella popolazione locale (https://www.plan-international.it/emergenze-i-nostri-appelli/emergenza-profughi-siriani.html).

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