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Processo Bossetti, il pm: “Il suo dna su Yara è come una firma del delitto” fotogallery video

"Il dna sul cadavere della vittima è chiaro come una firma che sia quello dell'imputato, ed è la prova prova principale che sia Bossetti l'autore del delitto di Yara". Il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha concluso così la sua replica nell'udienza di venerdì 17 giugno.

“Il dna sul cadavere della vittima è chiaro come una firma che sia quello dell’imputato, ed è la prova prova principale che sia Bossetti l’autore del delitto di Yara”. Il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha concluso così la sua replica nell’udienza di venerdì 17 giugno del processo per l’omicidio della ragazzina di Brembate, che vede come unico imputato il carpentiere di Mapello.

Di fronte alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja, il pm ha replicato punto per punto alla requisitoria degli avvocati di Bossetti: “Il dna è chiaro che sia suo ed è la prova regina. Poi ci sono indizi che ricostruiscono il quadro accusatorio, come le riprese delle telecamere, le celle telefoniche, le fibre, le sfere. Non è vero che questo è un processo indiziario come si vuole far credere”.

Letizia Ruggeri parlando di “un clima ancora più avvelenato di quando è iniziato il processo” ha anche chiesto e ottenuto dalla Corte che al momento della lettura della sentenza non siano ammesse le telecamere in Aula ma solo registrazioni audio.

Per Bossetti, in carcere da due anni e un giorno, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna all’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi.

“Vi hanno detto che dovete mettere la firma su questa sentenza. In realtà, la firma l’ha messa lui”, ha poi detto uno dei legali di parte civile della famiglia di Yara Gambirasio, Enrico Pelillo, nel corso della sua replica, riferendosi al dna trovato sul corpo di Yara e attribuito a Bossetti.

Il legale è anche tornato sulla corrispondenza tra il muratore di Mapello, in carcere da due anni e un giorno, e la detenuta Gina. “Sono state definite un colpo basso – ha detto il legale -. Ma non le abbiamo, però, prodotte noi ed è stato lui a scriverle”. La parte civile dei Gambirasio aveva chiesto un risarcimento di oltre tre milioni di euro.

I legali della difesa Claudio Salvagni e Paolo Camporini, avevano invece chiesto l’assoluzione, sia per l’accusa di omicidio che per quella di calunnia nei confronti dell’ex collega del carpentiere, Massimo Maggioni.

In aula anche oggi la moglie di Bossetti, Marita Comi, per sostenere il marito in questo momento delicato.

La sentenza è attesa per il primo luglio, dopo le dichiarazioni spontanee dell’imputato.

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