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Grande Guerra, Pillola 83: i russi e l’offensiva di Brusilov, la Caporetto austroungarica fotogallery

In una battaglia disastrosa gli austroungarici persero qualcosa come 1.500.000 uomini: contestualmente svanì ogni concreta possibilità di affermarsi sul fronte orientale e dovettero allentare la pressione contro l'Italia.

Mentre ben due armate austroungariche stavano premendo fortemente contro le difese italiane in Trentino e sugli altipiani, il fronte orientale vide l’inizio di una fase abbastanza prolungata e significativa di predominio russo: passate all’offensiva, le truppe dello Zar, ottennero una serie di brillanti successi che, se non diedero una vittoria strategica all’Intesa, tuttavia ottennero l’importante risultato di alleggerire decisamente la pressione contro gli italiani, propiziando il successo della battaglia d’arresto e della successiva controffensiva voluta da Cadorna.

Il primo episodio di questo articolato e poco analizzato (almeno al di qua delle Alpi) periodo favorevole ai russi, che pure ebbe conseguenze tanto importanti per i destini della guerra in Italia, è rappresentato dalla cosiddetta “battaglia di Lutsk”, che ne rappresentò il prodromo.

Dopo l’offensiva ‘giallo-nera’ che gli austroungarici avevano concluso in maniera fallimentare, nel 1915, la città di Lutsk era stata da loro potentemente fortificata e rappresentava un importante snodo difensivo, nelle retrovie del fronte. Il comandante austroungarico del settore era l’arciduca Josef-Ferdinand, con la sua 4a armata, che non godeva di soverchia stima da parte del suo staff e delle sue truppe e nutriva una fede incrollabile nella capacità di resistenza delle proprie linee, basandosi sulla propria superiorità numerica sull’avversario in termini di uomini: circa 200.000, ossia 50.000 più dei russi.

La prima guerra mondiale, però, ha dimostrato in infiniti casi come il numero bruto di truppe avesse un peso irrilevante, rispetto ad altri fattori, come la sorpresa, la motivazione o il volume di fuoco. Infatti, quando il generale russo Kaledin attaccò, il 4 giugno 1916, penetrando con successo all’interno del dispositivo avversario, ed occupando, il giorno successivo, le colline da cui si poteva dominare la città, l’arciduca conobbe un brusco risveglio.

Un accurato e pesante tiro d’artiglieria russo aprì più di 50 varchi nelle masse di filo spinato che proteggevano i difensori di Lutsk, che, ad un certo punto, furono letteralmente presi dal panico e cercarono di darsi alla fuga. Paradossalmente, proprio le estesissime difese a base di reticolati e cavalli di Frisia che circondavano le loro posizioni impedirono ai soldati austroungarici di ritirarsi velocemente, imbottigliandoli in un ristretto cul-de-sac, in cui furono facile preda dei loro avversari, cadendo prigionieri in gran quantità: l’improvvido comandante austriaco perse, così, in soli due giorni, circa 130.000 uomini.

Questo tagliò di netto le sue ambizioni di carriera, visto che i tedeschi, date le proporzioni del rovescio, ne chiesero immediatamente al comando supremo austroungarico la sostituzione. Se la 4a armata austroungarica era in una brutta situazione, lo stesso stava accadendo anche alla 7a, che, pressata da due lati dal poderoso attacco russo, stava cedendo costantemente terreno, con gravi perdite: ben presto, la ritirata assunse carattere di rotta e l’offensiva, che poi avrebbe preso il nome dal generale Brusilov, suo ideatore e comandante in capo del fronte sudoccidentale russo, giunse ad un palmo dal mettere del tutto fuori causa l’Austria-Ungheria in maniera definitiva.

Brusilov

I russi avanzarono su di un fronte di 350 chilometri, dalle paludi del Pryp’jat’ fino alla Bucovina: per fortuna degli imperi centrali, i generali russi che occupavano le posizioni a Nord delle armate di Brusilov (3a, 7a, 8a, 9a e 11a), non si mossero e non diedero alcun appoggio alla manovra del loro collega, probabilmente, com’era già accaduto altre volte nell’esercito zarista (ricordiamoci della querelle Rennenkampf/Samsonov), per meschine ragioni d’invidia e di astio personale.

Questo diede ai tedeschi il tempo di intervenire per tamponare la falla, almeno nel settore più settentrionale dell’attacco, in cui, ben presto, la battaglia ristagnò nella solita guerra di posizione. Nonostante fosse fortemente limitato operativamente dall’ignavia degli altri comandanti, che si decisero ad appoggiarlo solo dopo un ordine spazientito dello Zar in persona, Brusilov avanzò senza soste e, all’inizio di settembre, raggiunse le pendici dei Carpazi: ormai, però, la crisi era stata superata, reparti misti austro-tedeschi combattevano duramente, contendendo ai russi il territorio palmo a palmo, mentre addirittura truppe ottomane attaccarono le truppe russe da sud.

Il 20 settembre 1916, l’offensiva di Brusilov si arrestò definitivamente: l’esercito austroungarico aveva perduto, nel corso dell’intero ciclo operativo, la mostruosa cifra di 1.500.000 uomini, che andarono a sommarsi agli altrettanti che erano andati persi nella disastrosa campagna di Galizia del 1914/15: di questi, ben 400.000 furono i prigionieri.

I russi, che peraltro ebbero perdite di poco inferiori, tra giugno e settembre, occuparono un territorio enorme. Eppure, nonostante le proporzioni gigantesche del disastro austroungarico, nessuno ricorda, neppur lontanamente, questo rovescio occorso alle truppe di Franz Josef nei termini in cui viene ricordata la battaglia di Caporetto, che pure fu una sconfitta nettamente inferiore per perdite, tanto umane quanto territoriali: questa è l’ennesima riprova di come la propaganda e la mitologia possano influenzare drasticamente la percezione della storia da parte della gente comune.

Dopo la clamorosa sconfitta patita, gli austroungarici persero definitivamente ogni concreta possibilità di affermarsi sul fronte orientale, dovettero allentare la pressione contro l’Italia e, a queste due fondamentali criticità si aggiunse l’entrata in guerra, al fianco dell’Intesa, della Romania, ingolosita dalla possibilità di strappare territori all’impero asburgico, che stava vacillando sotto il peso dei colpi russi. Insomma, bruttissime notizie dal fronte orientale, per l’imperatore. E, sull’Isonzo, dopo il quasi successo dell’offensiva di Conrad sugli altipiani, stava maturando per gli austroungarici un’ulteriore grave sconfitta.

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