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Bossetti, in carcere da due anni esatti: “Non confesserò mai” fotogallery video

Erano le 16 di lunedì 16 giugno 2014 quando i carabinieri lo arrestarono in un cantiere di Seriate. Fu la svolta nell'intricato caso di Brembate Sopra. Ma lui resta convinto della sua innocenza

“Non confesserò mai e poi mai”. Lo ha ribadito anche nel corso dell’ultima udienza del processo che lo vede unico imputato per il brutale delitto di Yara Gambirasio: Massimo Giuseppe Bossetti è in carcere da due anni esatti e si è sempre dichiarato innocente.

Erano le 16 di lunedì 16 giugno 2014 quando i carabinieri di Bergamo fecero irruzione in un cantiere di Seriate e prelevarono il carpentiere di Mapello, tra lo sgomento dei colleghi. Bossetti stava lavorando al piano superiore di una palazzina.

Nel vedere i militari, non è chiaro per quale motivo, si diresse nella direzione opposta. Il capo cantiere cercò di calmare gli animi e richiamò Bossetti. L’uomo venne raggiunto e ammanettato un minuto dopo. Chiese di bere dell’acqua e di poter indossare le scarpe che si era tolto per mettere quelle da cantiere.

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Il suo fermo segnò la svolta nel complicato caso dell’omicidio della giovane ginnasta, dopo oltre tre anni di indagini coordinate dal pubblico ministero Letizia Ruggeri. Il giorno precedente l’arresto, una domenica, i carabinieri seguono Bossetti che con la sua famiglia si reca a fare shopping a Orio Center, sperando possa lasciare le proprie tracce di dna, magari su un tazzina di caffè. Ma nulla. Decidono allora di organizzare un finto posto di blocco con alcol-test nelle vicinanze della sua abitazione, in modo da poter raccogliere il suo dna.

Una volta avuta la conferma che Ignoto 1 sia lui, viene pianificato l’arresto. Una pattuglia dei carabinieri si apposta all’esterno della casa di Brembate e, per scongiurare una possibile fuga, lo seguono fino al cantiere di Seriate. Alle 16 scatta il blitz e Bossetti viene condotto al comando dei carabinieri di Bergamo, in via Delle Valli.

“Un arresto da film – come l’ha definito il suo avvocato Claudio Salvagni nel corso della requisitoria in Aula – , con tantissimi uomini delle forze dell’ordine impegnati inutilmente. Probabilmente solo per dei selfie ricordo, come se Bossetti fosse un trofeo di cui vantarsi”, ha rincarato la dose il legale.

Il carpentiere fin dal primo giorno si dichiara innocente e completamente estraneo alla vicenda. E nonostante i vari tentativi degli inquirenti di convincerlo a confessare, nel corso dei numerosi interrogatori non arretra di un passo.

Bossetti è rimasto convinto della sua estraneità anche dopo quaranta udienze di fronte alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja. Quasi sempre freddo, a tratti rilassato e sorridente in Aula, a parte quando l’avvocato Andrea Pezzotta, uno dei legali della famiglia Gambirasio, nel corso della sua requisitoria lo ha richiamato e guardandolo negli occhi gli ha detto: “Confessi quello che sappiamo ha commesso, starà meglio lei e toglierà un peso ai genitori di Yara”.  Solo qualche istante di tentennamento ma poi, nell’ultima uidenza ha ribadito la sua ferma convinzione di non confessare.

Nel frattempo domani, venerdì 17 giugno, è in programma la penultima udienza del processo, con le repliche e le controrepliche delle varie parti. L’uno luglio, poi, dopo le parole di Bossetti, la Corte si riunirà in camera di consiglio e decreterà la sentenza.

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