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Donizetti, strappo a teatro ma si pensa alla fusione delle Fondazioni

Il Teatro Donizetti di Bergamo si appresta a vivere una nuova stagione.

Il Teatro Donizetti di Bergamo si appresta a vivere una nuova stagione. Dopo il passaggio dalla Fondazione Teatro Donizetti che gestisce la struttura, l’edificio, e che da privata diventerà pubblica, si affaccia l’ipotesi di fusione con la Fondazione Donizetti, che invece gestisce il patrimonio musicale del grande maestro e organizza la stagione lirica.

Che qualcosa stia cambiando nel massimo teatro cittadino e anche che qualcosa non vada per il verso giusto lo si è compreso lunedì 13 giugno quando è stata comunicato il nuovo addetto stampa per la stagione di prosa che verrà presentata nei prossimi giorni.

Dallo scorso anno a teatro era stato deciso di avere un unico addetto stampa per la prosa, altri percorsi e per la lirica. Uniformare per rendere il canale dell’informazione più facile e semplice. Invece, si è deciso di fare un passo indietro. Ora si torna a dividere: prosa e altri percorsi da una parte, lirica dall’altra. Avremo un teatro un po’ più strabico, ma pazienza.

Pare che alla base della decisione presa dall’assessore Nadia Ghisalberti ci siano delle tensioni e dei malcontento della direttrice della stagione di prosa Maria Grazia Panigada, non del tutto in sintonia con le vedute di Francesco Micheli, direttore della lirica.

Magari poi le smentite saranno già pronte, ma che dentro il teatro si consumi uno strappo non è più un mistero, nonostante l’aplomb dell’assessore.

I mesi estivi aprono una bella pausa di riflessione prima di settembre, quando si parlerà delle nuove funzioni della Fondazione Teatro Donizetti, dei suoi componenti e soprattutto della possibile fusione con la Fondazione Donizetti.

Qualcosa è trapelato nel consiglio comunale di qualche settimana fa quando è stata approvata la modifica dello statuto della fondazione che si sta occupando del fundraising per la ristrutturazione del massimo teatro cittadino: si è parlato dell’ipotesi di un riordino tra fondazioni.

In modo da avere un’unica realtà – come è per l’Accademia Carrara – che gestisce il teatro. A questo punto entrerebbe in scena la necessità di avere un sovrintendente o un direttore che coordini tutte le attività del teatro, dalla prosa al jazz, dalla lirica all’operetta.

Un ruolo di peso che alleggerirebbe l’impegno dell’assessore Ghisalberti, la quale dal canto suo con la scelta di spostare l’assessorato a Casa Suardi in Piazza Vecchia sembra siglare un proprio allontanamento dai palazzi che contano. Anche se vicinissimo al teatro Sociale, che avrebbe un ruolo di primaria importanza con la chiusura per restauro del Donizetti, l’assessorato risulterebbe lontano fisicamente dalla città e soprattutto da Palafrizzoni.

Insomma, troppo ai margini, finendo di svilire un ruolo – quello della Cultura – che per Bergamo è fondamentale anche per la ripresa economica.

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