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Banche: 50 sportelli di troppo a Bergamo e in provincia

E cinquemila dipendenti in esubero: Cisl Bergamo tra incertezza e preoccupazione

Cinquemila dipendenti bancari sono in uscita volontaria da qui al 2019 secondo i piani industriali delle principali banche, ma l’ondata di risanamenti e l’introduzione sempre maggiore delle nuove tecnologie potrebbe far salire il loro numero mettendo sotto pressione le risorse del Fondo, pagato dalle stesse banche, che fino a ora ha garantito di evitare i licenziamenti.

Di fatto stimare in modo realistico quanti possano essere gli esuberi del settore a Bergamo piuttosto che in Lombardia è opera ardua, perché sino ad oggi nel settore bancario lo strumento del Fondo di Solidarietà è stato applicato con accordi che prevedono accessi volontari, circoscrivendo magari la platea dei possibili aderenti per anni di permanenza nel Fondo (3 piuttosto che 5) o per aree geografiche o tipologie lavorative (direzioni o filiali) favorendo anche dinamiche di vasi comunicanti fatta salva la riduzione degli organici complessivi.

Oggi, i processi di risanamento e di aggregazione, in particolare nel mondo delle banche popolari, prefigurano più drastiche riduzioni di posti di lavoro. “Il quadro che emerge – dice Francesco Galizzi, segretario generale di First Cisl Bergamo – è quello di una situazione di difficile lettura e interpretazione. Risulta infatti evidente che le difficoltà di Veneto Banca e Popolare Vicenza si sono concretizzate all’indomani del Decreto sulla trasformazione in S.p.A. delle popolari con più di 8 MLD di attivi e la contestuale entrata in vigore della Vigilanza della BCE. Per queste banche si è trattato di un doppio salto mortale, da banche popolari non quotate a S.p.A. alla ricerca di una quotazione. Nel mezzo la ‘scoperta dell’acqua calda’ di una gestione ‘sfuggita’ al controllo delle autorità di vigilanza che, come era logico aspettarsi, si sono prontamente autoassolte. Tutto è avvenuto, in un arco di tempo di due decenni, a loro insaputa. Siamo in Italia”.

I processi di risanamento e di aggregazione, in particolare nel mondo delle banche popolari, prefigurano politiche di riduzione dei costi che potrebbero incidere in modo aggressivo su posti di lavoro e lavoratori.

Da un’analisi di First Cisl provinciale, Bergamo, dal 2015 e in previsione fino al 2018, ha perso e perderà una cinquantina di sportelli, con ricadute occupazionali non drammatiche, ma sensibili.

Popolare di Vicenza, Veneto Banca e MPS, da sole ne chiudono 23. La fusione BP-BPM, produrrà sul territorio provinciale la sovrapposizione di 11 filiali con ricadute, anche se minime, in termini di esuberi e ricollocazioni; il progetto “UBI banca unica”, prevede la costituzione di un’unica banca commerciale, per la quale la proprietà avrebbe chiesto un progetto “più realistico” che verrà definito entro l’estate.

“Insomma la situazione desta preoccupazione ed è dominata da una grande incertezza in ordine ai possibili sviluppi industriali ed alle ricadute sui lavoratori che già oggi patiscono di un deficit organizzativo e gestionale senza precedenti”.

I sindacati di categoria respingono l’equazione meno dipendenti uguale più utili e propongono di riqualificare i lavoratori, in pratica meno sportello a favore di più consulenza e servizi. Per la First Cisl è sbagliato solo pensare che si possano risolvere in questo modo i problemi delle banche: “I costi totali del personale sono 25 miliardi. Anche se non avessimo più dipendenti avremmo a che fare sempre con i 40 miliardi di euro di crediti deteriorati non coperti che sono il vero problema del settore e la cui responsabilità non va data certo ai lavoratori”, osserva Giulio Romani, leader nazionale dei bancari Cisl. Secondo i dati della First sulle oltre 19mila uscite nei piani da qui al 2019 dei principali gruppi, oltre 14mila sono state già realizzate o in procinto di completarsi. Negli ultimi 10 anni il settore ha visto un calo netto fra entrate e uscite di oltre 13mila unità.

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