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La condanna e il dolore di Papa Francesco per la strage di Orlando

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“La terribile strage avvenuta a Orlando, con un numero altissimo di vittime innocenti, ha suscitato in Papa Francesco e in tutti noi i sentimenti più profondi di esecrazione e condanna, di dolore e turbamento di fronte a questa nuova manifestazione di follia omicida e di odio insensato. Papa Francesco si unisce nella preghiera e nella compassione alla sofferenza indicibile delle famiglie delle vittime e dei feriti”.

Così dice padre Federico Lombardi sulla strage a Orlando in Florida il 12 giugno 2016: “Tutti ci auguriamo che si possano individuare e contrastare efficacemente al più presto le cause di questa violenza orribile e assurda, che turba profondamente il desiderio di pace del popolo americano e dell’umanità”.

Mons. Joseph Kurtz, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici Usa, definisce “violenza indicibile” la strage nella discoteca per omosessuali dove sono rimaste uccise 50 persone e altre 53 sono state ferite. L’attentatore, uno statunitense di origini afghane, è stato ucciso dalla polizia. Mons. Blaise Cupich, arcivescovo di Chicago: “In risposta all’odio siamo chiamati a seminare amore. In risposta alla violenza, la pace. In risposta all’intolleranza, la tolleranza”. Inoltre “l’impegno nell’affrontare le cause di tale tragedia, tra cui il facile accesso ad armi letali. Non possiamo più stare a guardare, senza fare nulla”.

Quella statunitense è una società violenta, ferma al mito del Far West: odio razziale, commercio delle armi, giustizia fai da te, pena di morte. Barak Obama è riuscito a sfondare parecchie porte sbarrate: i rapporti con Cuba, con l’Iran, con le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, l’assistenza sanitaria. Ma non c’è nulla da fare per la pena di morte: la maggior parte dei 50 Stati ha maggioranze e governatori protestanti, che fanno della pena di morte uno strumento di potere, che però non reprime i reati e non riduce violenza. E non c’è nulla da fare per il commercio delle armi, nonostante le stragi ricorrenti.

Sul suolo americano Papa Francesco pronunciò un discorso accorato, senza timori reverenziali. E mise il dito sulle due contraddizioni laceranti dell’America: la pena di morte da abolire, la libera vendita delle armi da abolire. Il discorso giovedì 24 settembre 2015 al Congresso – Senato e Camera dei rappresentanti in seduta comune – è stato storico, non solo perché era la prima volta che un Vescovo di Roma parlava a Capitol Hill, ma soprattutto per i contenuti.

Cita quattro americani: il padre della Nazione Abraham Lincoln (18091-1865); il profeta nero Martin Luther King (1929-1968); l’attivista cattolica Dorothy Day (1897-1980); il monaco trappista Thomas Merton (1815-1968), autore della celeberrima “Montagna delle sette balze” (1948): per questi due ultimi sono in corso le cause di beatificazione. Osserva Bergoglio: “Un popolo con questo spirito può attraversare molte crisi, tensioni e conflitti, mentre sempre sarà in grado di trovare la forza per andare avanti e farlo con dignità”. Un no secco e netto alla pena di morte: “Ogni vita è sacra, ogni persona è dotata di inalienabile dignità, la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini”. Con forza condanna la vendita di armi e i profitti derivanti dal commercio degli armamenti: “Un denaro intriso di sangue, spesso innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”.

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