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Processo Bossetti, la difesa: “Quel mezzo dna su Yara non basta per condannarlo” fotogallery video

Nell'udienza di oggi, venerdì 10 giugno, due legali proseguono la loro requisitoria: "Non si sono mai visti né conosciuti"

“Nessuno dei testimoni sfilati in Aula ha detto di aver visto l’imputato insieme alla vittima”. Sono partiti con questa precisazione Claudio Salvagni e Paolo Camporini, gli avvocati di Massimo Giuseppe Bossetti, unico imputato per il brutale delitto di Yara Gambirasio.

Nell’udienza di oggi, venerdì 10 giugno, i due legali hanno concluso la loro requisitoria di fronte alla Chiesa d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja. L’obiettivo era cercare di convincere tutti della loro tesi secondo cui Bossetti è “un uomo che è stato scelto a caso come il colpevole del delitto della ragazzina”.

Salvagni e Camporini, alterandosi, sono partiti col ricordare i vari testimoni che hanno deposto in Aula nelle 43 udienze dall’inizio del procedimento, nel luglio dello scorso anno. “Nessuno ha riferito di aver visto Bossetti o Bossetti con Yara. E soprattutto nessuno ha detto di aver visto Yara salire sul furgone di Bossetti”, hanno precisato.

Camporini ha poi aggiunto che “alcuni testimoni hanno raccontato di aver visto la sera della scomparsa della ragazzina un furgone bianco con a bordo due uomini fuori dalla palestra. Inoltre, la fisioterapista del centro sportivo quella sera fu importunata da un uomo. Sono state svolte indagini su questo episodio, ma a noi non bastano”.

L’avvocato ha poi descritto il suo assistito: “È sempre stato molto sincero con gli inquirenti. Avrebbe ad esempio potuto dire di aver conosciuto Yara per giustificare la presenza del suo DNA sul cadavere. Invece, come ha sempre detto, non l’ha mai vista né conosciuta”.

Nel pomeriggio l’avvocato Claudio Salvagni ha parlato della prova regina, quella traccia di DNA ritrovata su slip e leggins di Yara e appartenente a Bossetti: “Ma sul cadavere sono stati trovati altri dieci profili genetici” ha evidenziato, prima di parlare di “anomalie nell’estrazione e nella conservazione della traccia che possono inficiare il risultato. Senza dimenticare i kit scaduti utilizzati in laboratorio. Insomma, mezzo dna, il solo nucleare, e in queste condizioni, non può bastare per chiedere l’ergastolo dell’imputato”.

In Aula era presente di nuovo anche Marita Comi, per cercare di sostenere il marito in un momento molto delicato del processo.

Per Bossetti – imputato anche per calunnia per aver accusato del delitto un ex collega, Massimo Maggioni – il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha chiesto la condanna all’ergastolo con isolamento diurno per sei mesi. Gli avvocati della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, risarcimenti per oltre tre milioni di euro. La sentenza è attesa per il primo luglio, dopo le dichiarazioni spontanee dell’imputato.

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