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Ragazze curde bruciate dall’Isis, Sanga: facciamo qualcosa per proteggere i civili

Dopo il violentissimo gesto di Mosul, il deputato del Pd di Bergamo interroga il ministro degli Esteri, Gentiloni per sapere se ci sono iniziative europee e internazionali per la popolazione civile.

“Chiediamo al ministro Gentiloni quali siano le informazioni a disposizione del governo sull’ultimo orrore dell’Isis, che avrebbe bruciato vive diciannove ragazze curde a Mosul e, qualora questa terribile notizia venisse confermata, quali iniziative a livello europeo e internazionale possano essere intraprese per assicurare la protezione e la tutela delle popolazioni civili, in particolare delle donne, nei territori interessati dalla presenza di Daesh”. È la richiesta dell’interrogazione parlamentare presentata dal deputato del Pd di Bergamo Giovanni Sanga al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Giovanni Sanga, relatore alla Camera della Legge sul rientro dei capitali

“Dai mezzi di informazione – afferma Sanga – si apprende che le ragazze sarebbero state bruciate all’interno di gabbie di ferro davanti a centinaia di persone, perché si erano rifiutate di diventare schiave sessuali dei miliziani. La notizia è stata riportata dall’emittente iraniana Press tv, citando la testimonianza di un attivista locale all’agenzia di stampa curda Ara News, ma non può essere, attualmente, confermata da altre fonti perché non ci sono osservatori indipendenti in questa zona del nord dell’Iraq controllata dal Daesh. Stando al racconto di un testimone oculare coperto dall’anonimato citato da Press tv, nessuno ha potuto fare niente per salvarle. Mosul, la seconda città dell’Iraq, è attualmente la roccaforte dei jihadisti nel Paese e proprio qui sono presenti team avanzati italiani per fare ricognizione e a breve una task force italiana inizierà a dispiegarsi a protezione dei lavori di messa in sicurezza della diga, con il dispiego progressivo di un contingente di 450 soldati italiani, che si andranno a sommare agli 800 militari italiani già dislocati tra Bagdad, Erbil e Kuwait City impegnati nell’addestramento dei peshmerga curdi e poliziotti iracheni. In quei territori è in atto una sistematica violazione dei diritti umani da parte dello Stato islamico, prevalentemente nelle regioni della provincia siriana di Raqqa e in quella irachena di Mosul, dove avrebbe perpetrato crimini di ogni genere sulla base di un ‘Codice di Condotta’ a danno di innocenti civili e minoranze religiose”.

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