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Gorle, “niente runners sulla strada”: al Baio corre solo la polemica fotogallery

Il Comune di Gorle ha affisso dei cartelli che invitano i runners a non praticare sport sulla sede stradale. Da qui la polemica e la spaccatura: con visioni diverse da parte dei cittadini. Il tentativo di investire due runners ha evidenziato l'esasperazione della situazione. Ora il richiamo al buon senso da parte di sportivi e residenti.

“È vietato effettuare sulle carreggiate giochi, allenamenti e manifestazioni sportive non autorizzate”.

È così che recita l’articolo 190 al punto 9 del codice della strada. Ed è sulla base di questa norma che Giovanni Testa, sindaco di Gorle, ha fatto affiggere cartelli (come quelli nella foto) nel quartiere Baio. Cartelli che invitano i numerosi “runners” che si ritrovano nel quartiere per gli allenamenti a non praticare esercizio sulla sede stradale.

Gli sport praticati in questo luogo, tutti affini alla corsa ma quasi religiosamente distinti fra loro, comprendono marcia, nord-walking, corsa leggera, corsa di resistenza, pattinaggio a rotelle e sci di fondo a rotelle. I podisti, infatti, spinti dalle ottime qualità che presenta viale Zavaritt mettevano spesso a rischio le proprie vite correndo sulla strada.

La carreggiata oltre ad essere sempre interamente all’ombra, grazie al filare di alberi che la costeggia, è anche un percorso “pseudo circolare” lungo esattamente 1600 metri: precisamente la lunghezza di un circuito di atletica. E così, su viale Zavaritt si vedevano spesso runners che svolgevano le proprie sessioni di corsa affiancati dal loro allenatore in auto. Questa “combo” ostruiva completamente le due corsie, costituendo un pericolo per loro stessi, oltre ad una violazione del codice della strada. Una seconda aggravante a praticare sport sulla strada è che nel quartiere stesso c’è un enorme parco dove è invece del tutto lecita la pratica di sport.

Da quando sono stati messi i cartelli è diminuita molto la frequenza degli allenamenti sulla strada da parte delle squadre, mentre sono comparse forme di protesta contro la decisione del sindaco di far rispettare il codice della strada. Tra questi, c’è chi si scatena sul gruppo Facebook del comune di Gorle, incitando le rivolte dei runners ed organizzando eventi promossi con post del tipo: “Sabato 11 giugno alle 16.30 ritrovo per l’assurdo provvedimento adottato. Vi chiedo di partecipare: ci ritroviamo al parcheggio della Lovato”.

Un punto da valutare sarà il comportamento delle autorità competenti a fronte di questa reiterata ed ampiamente pubblicizzata provocazione.

Coloro che protestano motivano il loro disappunto evidenziando l’assenza di infrastrutture più adatte e l’“impossibilità” di correre sul marciapiedi perché sconnesso in vari punti.

Nel gruppo Facebook è apparso anche un profilo fantasma, chiamato “Il Moralizzatore”, che ironizza sulla questione proponendo soluzioni “alternative” (vedi qui), come correre in un ruota simile a quella delle gabbiette dei criceti, con la possibilità di illuminare con energia pulita il parco (altra questione annosa nel quartiere). Come prevedibile, lo spirito scherzoso dell’anonimo non è stato da tutti compreso.

I commenti in Rete sulla questione sono i più disparati: ve ne lasciamo alcuni nella gallery (clicca qui). 

Domenica 4 giugno si è inoltre verificato un fatto piuttosto spiacevole vicino al santuario del Baio: una coppia, a bordo di una Citroën scura, ha quasi investito dei marciatori che si stavano allenando sulla carreggiata.

“Quello che ho visto – commenta Andrea Adragna, allenatore dei due marciatori – non era un errore: l’intenzione era proprio quella di investirci. Non appena ci ha visti, ha cambiato direzione ed ha accelerato”.

“Siamo prontamente saliti sull’aiuola accanto alla strada” aggiunge Davide Marchesi, uno dei due marciatori. Ed è forse proprio per la loro prontezza che non hanno riportato ferite o contusioni.
“La coppia in auto ci ha poi affiancato per insultarci – continua Adragna – e dirci che avevano ogni diritto di adottare un comportamento simile”.

Sull’intera vicenda l’allenatore commenta: “Sono 20 anni che BergamoMarcia si allena al Baio, ed almeno 10 che cerca un posto migliore, invano: il quartiere Baio rappresenta l’unica alternativa. Il fatto che atleti, sia amatori sia professionisti, si allenino lì da anni è indicativo del fatto che è proprio viale Zavaritt il posto più sicuro dove praticare attività. Io disapprovo gli atteggiamenti estremi sia dei runners sia degli automobilisti. Credo che l’intera vicenda vada letta e affrontata con buon senso: il quartiere Baio è caratterizzato da un basso flusso di auto e dalla circolazione di persone residenti, ben consapevoli della necessità di dover limitare la velocità data la presenza di runners e bambini. La soluzione del problema è facile: basta un minimo di impegno e rispetto da entrambe le parti. La politica di usare una linea così drastica, vedi cartelli di divieto, e di voler trattare il viale del quartiere Baio come una qualunque strada statale non ha fatto altro che inasprire le diverse posizioni, creando una vera e propria lotta tra i cittadini e lasciando ancora insoluta la faccenda”.

A detta di Andrea “Basterebbe riconoscere l’eccezionalità di quella strada, riconoscendo che il problema non è che la gente vi corra ma piuttosto che la gente non vi possa correre, magari su una bella ciclabile a bordo carreggiata.”

Queste quindi le dichiarazioni dell’allenatore. Rimane comunque un’ammessa ed ingiustificata violazione del codice della strada. “Se io volessi fare moto cross, siccome non c’è una pista a Gorle, potrei farlo nel parco?” ironizza un abitante. E si chiede anche: “Dove sono le multe? Io ne ho presa una per aver superato di 2 km orari il limite di velocità! Il codice della strada vale solo per alcuni? Qui c’è chi lo infrange con azioni intenzionali, ripetute e palesi. Dove sono i vigili per queste persone?”

Certo che quanto suggerito dall’allenatore riguardo all’utilizzo del buon senso è inattaccabile (così come il rispetto della legge ndr): la questione si è accesa in maniera sconsiderata e si è poi esasperata. Il comportamento provocatorio, da entrambe le parti – la marcia e il tentato investimento -, ha ormai superato il limite del ridicolo: nemmeno “Il Moralizzatore” riesce più, con i suoi post surreali, a far capire la reale importanza del fatto e la inutile polarizzazione da parte di entrambi i fronti.

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