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Sola: “Il Buonanno che conobbi tanti anni fa, manteniamo l’umanità”

Il bergamasco Gabriele Sola, già consigliere regionale per l'Italia dei valori, ricorda l'avversario politico (ma quando lo conobbe Sola faceva il giornalista) Gianluca Buonanno, europarlamentare leghista morto in un incidente a 50 anni, e lancia un invito a restare umani.

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Il bergamasco Gabriele Sola, già consigliere regionale per l’Italia dei valori, ricorda l’avversario politico (ma quando lo conobbe Sola faceva il giornalista) Gianluca Buonanno, europarlamentare leghista morto in un incidente a 50 anni, e lancia un invito a restare umani.

Conoscevo Gianluca Buonanno da 30 anni. Lui, giovane (e un po’ folle) esponente del MSI, io giornalista di provincia alle prime armi. Mi capitava di seguirlo per lavoro, parlavo e scrivevo di lui: delle sue trovate pirotecniche, del suo incatenarsi al municipio per protesta…

Un giorno si travestì da spazzino e scese in strada, a Serravalle Sesia (dove nel frattempo ero andato a vivere), per lamentare la scarsa pulizia garantita dal Comune. Armato di scopa e paletta, lavorò per ore. Lo trovavo ruspante, e gli riconoscevo una leggerezza che, nel corso degli anni, avrebbe perso.

Ci siamo visti per l’ultima volta meno di due anni fa. L’amico Gianmario Gallo mi aveva chiesto di condurre la presentazione del Borgosesia Calcio e lui c’era. Sindaco.

A tavola si parlava degli anni passati, sul palco improvvisammo un siparietto. Ironizzai un po’ sui suoi “eccessi parlamentari” e sulla sua scarsa conoscenza delle lingue (era appena stato eletto all’Europarlamento). Stette al gioco.

Ricordo, nel corso della cena, che mi parve assomigliare a quei guitti tristi: eccessivo davanti alle telecamere, malinconico (e, sì, pure sensibile) dietro le quinte. Ebbi l’impressione che quell’uomo fosse ostaggio del personaggio sopra le righe che egli stesso aveva scelto d’interpretare.

Se devo dirla tutta, non mi parve felice. E provai – io, così lontano dalle sue idee – una punta di tenerezza, ripensando al Gianluca scanzonato e sorridente dei primi anni. Ci salutammo con un abbraccio, come si fa tra vecchi amici a cui bastano i ricordi dei vent’anni.

Ecco, oggi mi va di ricordare Gianluca Buonanno come un uomo, con le sue fragilità e le sue incoerenze. Semplicemente.

E vorrei che, nel giorno in cui una famiglia viene devastata dalla tragedia, ciascuno di noi si mantenesse così. Umano.

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