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La buona politica di Bergamo che contrasta il gioco d’azzardo fotogallery

Il consiglio comunale di Bergamo ha approvato un regolamento per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d'azzardo lecito.

Le parole hanno un peso. Se non altro per la loro origine. Crisi dal greco antico significa scelta. Politica, deriva da polis, e Aristotele la definì l’arte di amministrare la città.

Si deve partire da qui. Questi anni di crisi non sono passati inutilmente se il Consiglio Comunale di Bergamo nella serata di lunedì 6 giugno ha approvato all’unanimità un regolamento per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito.

Forse può sembrare un atto minore dell’amministrare la città. Ma non è così. Tutt’altro. Il dibattito che si è svolto nell’aula consiliare di Palazzo Frizzoni ha dimostrato che c’è buona politica e che c’è una coscienza su una piaga che sta consumando, lacerando e sfinendo adulti, lacerando famiglie, bruciando il futuro dei giovani.

Leggi qui il rapporto: Rapporto%20su%20gioco%20d%27azzardo%20a%20Bergamo

Il regolamento contro il gioco d’azzardo varato da Bergamo potrebbe diventare un modello per altre città. A farsi paladino di questa battaglia contro la ludopatia è proprio il sindaco Giorgio Gori che si è preso a cuore questo problema. Non nasconde che è una battaglia che pesa e che costa. “Avevamo ricevuto una proposta di sponsorizzazione per il Teatro Donizetti da parte di una società che gestisce il gioco d’azzardo e alla quale abbiamo detto no” osserva Gori. La presa di posizione del primo cittadino parte da un’attività di studio e ricerca che ha scandagliato il territorio, individuandone le criticità e le vulnerabilità sociali, arrivando a aggiungere al limite di spazio – le distanze dai luoghi sensibili previste dalla Legge delle Regione Lombardia per le nuove aperture di locali dotati di “offerta di gioco” – un limite orario. Un limite, e qui sta la novità, che non riguarda solo e unicamente lo slot machine da bar, ma tutte le forme di gioco con vincita in denaro che il nostro ordinamento oggi reputa “lecite”: slot, vlt, Gratta e Vinci, lotterie istantanee…

Il regolamento prevede due eccezioni, motivate esplicitamente: il Bingo cui – si legge nel Regolamento – “viene riconosciuto il valore di essere giocato in compagnia, e per i più classici Lotto e Totocalcio, che solitamente prevedono tempi più lunghi tra una giocata e l’altra e quindi non portano al gioco compulsivo”.

Anche perché nelle sale Bingo è tassativamente vietato l’accesso ai minori. A muovere la decisione di Palazzo Frizzoni, un’indagine a tappeto sulla spesa in azzardo e le abitudini del consumo. Gli esiti dell’indagine mostrano tutti i dati che mettono in allarme: per il solo Comune di Bergamo il consumo pro-capite raggiunge il valore di 2.536 euro, pari al 54% in più della media provinciale. Lo scostamento denuncia la pervasiva esposizione dei cittadini – in particolare minori e anziani – all’offerta di gioco pubblico d’azzardo.

“Ci hanno colpito in particolare quattro fattori – osserva il sindaco Gori -: il tema della capillarità, abbiamo una massiccia ed invasiva presenza di locali che presentano possibilità di gioco d’azzardo; la sofferenza dell’azzardo passivo che pesa sui familiari delle persone malate di gioco; la necessità di creare degli argini, delle zone franche per tutelare le fasce più deboli, in particolari i giovani e i ragazzi e gli anziani; infine, il rilievo della rischiosità delle lotterie istantanee”.

Il dibattito che è fiorito in aula consigliare trova tutti d’accordo. Dal plauso dell’ex sindaco Franco Tentorio che invita ad allargare gli orizzonti e propone ai comuni limitrofi a Bergamo di aderire a questo regolamento all’approvazione di Andrea Tremaglia (Fratelli d’Italia), di Gianfranco Ceci (Forza Italia), di Alberto Ribolla e Luisa Pecce (Lega Nord), a Fabio Gregorelli del Movimento 5 Stelle. Non manca l’appunto amaro di Massimo Camerlingo (Lista Gori) che ha ricordato come solamente il 5% dei malati di ludopatia si avvicini a terapie di recupero.

A preoccupare è la prossimità relazionale: il convenience gambling, l’azzardo di prossimità, è non solo agevolato dalla sua diffusione nei luoghi di aggregazione, ma anche dal fatto che l’iniziazione avviene osservando parenti: genitori, nonni, zii, fratelli.
“Bisogna tener conto dell’azzardo che sta penetrando nel contesto famigliare – osserva Simone Feder che ha condotto lo studio -. All’incirca il 24% di ragazzi afferma di avere, tra genitori, nonni o parenti stretti, persone che giocano d’azzardo abitualmente. Abitualmente significa tutti i giorni. Chi è entrato a contatto con l’azzardo, gioca settimanalmente con l’azzardo”.
Contrastare la proliferazione territoriale del cosiddetto “gioco pubblico” significa fermare anche questo effetto-traino, dove il contatto con un’occasione di gioco con un giocatore-parente svolge la funzione di innesco. “Mettere limiti e soglie – conclude il sindaco Gori – non è proibizionismo, ma gestione di un problema. I cittadini ci chiedono proprio questo”.

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