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Il maestro di boxe Caloi: “Ali, rivoluzionario sul ring come nella vita” fotogallery

Ottavio Caloi ricorda con emozione Muhammad Ali, scomparso venerdì 3 giugno: "Con lui se ne va la storia del pugilato"

“E’ stato un grande, sia sul ring che fuori. Impossibile oggi trovare un personaggio come lui”. Il maestro bergamasco di boxe Ottavio Caloi, con oltre 40 anni di esperienza in questo sport, ricorda con emozione Muhammad Ali, scomparso venerdì 3 giugno all’età di 74 anni. Da tempo malato di Parkinson, Ali era ricoverato in gravissime condizioni nell’ospedale di Phoenix in Arizona.

“Con lui se ne va la storia del pugilato – le parole commosse di Caloi – . E’ stato il più grande innovatore nel modo di combattere. Prima i pugili si piantavano in mezzo al ring e si davano tre o quattro colpi a testa. Lui invece ha introdotto un nuovo metodo, basato sulla velocità e il suo motto ‘pungere e andar via’. Un modo di affrontare un incontro che non si era mai visto prima e che era decisamente più frizzante”.

Anni diversi da quelli attuali, con tecniche e strutture di allenamento meno all’avanguardia: “Già, ma lui sapeva distinguersi lo stesso per una preparazione fisica sorprendente. Tra l’altro a quei tempi i match duravano ben quindici round, quindi erano molto più faticosi di oggi. Ma lui affrontava l’ultimo con la stessa freschezza del primo. Ricordo quando ha sfidato e battuto Foreman in Zaire, in Africa, con una temperatura di oltre trenta gradi centigradi. Ma nulla poteva impensierirlo, nemmeno quel caldo che avrebbe indebolito chiunque”.

Ma non solo boxe, perchè Cassius Marcellus Clay Jr., poi diventato Muhammad Ali dopo la conversione all’Islam, è stato un lottatore anche nella vita: “Ci sono i fatti che dimostrano la sua immensità anche come uomo. Penso al rifiuto di combattere la Guerra del Vietnam o alle numerose battaglie umanitarie intraprese. Ma soprattutto al modo in cui ha saputo affrontare la sindrome di Parkinson: sempre a testa alta, come sul ring”.

Da grande appassionato, Caloi, non si è perso nemmeno un incontro di Ali: “Li ho seguiti tutti in televisione, ovviamente tifando per lui. E quando sono stato in America, in Mississipi, avevamo organizzato con Don King un incontro per conoscerlo di persona. Purtroppo, a causa di un contrattempo, quel’appuntamento saltò all’ultimo”.

Un personaggio a 360 gradi Ali, al giorno d’oggi difficile da rivedere: “Credo che nessuno potrà mai diventare quello che è stato lui, sia come sportivo che come uomo. Penso ai giovani pugili, ma nessuno me lo ricorda. Era uno spavaldo, ma lo faceva perchè consapevole di essere realmente il più forte e di poter sempre vincere. Invece oggi, spesso, vedo tanti bravi solo a parole, ma che poi non si dimostrano all’altezza nei fatti”.

Morello (al centro) con gli allenatori Arsuffi e Caloi

Ottavio Caloi (a destra nella foto), nei suoi lunghi anni di insegnamento, ha ‘rubato’ qualche trucchetto al grande campione: “Indubbiamente ho cercato di trasmettere la sua grinta ai miei ragazzi. E negli anni qualche frutto si è visto. Già che ci sono ricordo a tutti l’appuntamento di sabato 12 giugno al parco della Trucca di Bergamo, dove 12 dei miei pugili e del maestro David Arzuffi si sfideranno. Uno spettacolo che consiglio”.

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