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Addio a Muhammad Ali, leggenda della boxe fotogallery

"Dio s'è preso il suo campione": così Mike Tyson ha commentato, primo di tutti, la morte di Muhammad Ali, nato Cassius Marcellus Clay Jr, scomparso a 74 anni.

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“Dio s’è preso il suo campione”: così Mike Tyson ha commentato, primo di tutti, la morte di Muhammad Ali, scomparso a 74 anni.

Da tempo malato di Parkinson, era ricoverato in gravissime condizioni nell’ospedale di Phoenix in Arizona.

Muhammad Ali, nato Cassius Marcellus Clay Jr. è stato tra i maggiori e più apprezzati sportivi della storia.

Ha vinto l’oro Olimpico ai Giochi di Roma nel 1960, come pugile professionista ha detenuto il titolo mondiale dei pesi massimi dal 1964 al 1967, dal 1974 al 1978 e per un’ultima breve parentesi ancora nel 1978.

Muhammad Ali è noto anche per la sua conversione all’Islam e per avere rifiutato di combattere nella Guerra del Vietnam.

Affetto dalla Sindrome di Parkinson, dopo il suo ritiro dal mondo sportivo Ali si è distinto per le sue azioni umanitarie.

Proprio un mese fa la Gazzetta dello Sport, nel celebrare i primi 120 anni della rosea aveva incoronato Muhammad Ali come il più grande sportivo di sempre.

Ecco cosa scriveva e come spiegava la scelta:

Leggero come una farfalla, pungente come un’ape, Ali esce vincitore non per caso dal gioco che Gazzetta s’è inventata per questi 120 anni. Lo sapete: non volevamo celebrare un patrimonio di memorie che in realtà appartiene ai lettori. Volevamo far festa, divertirci con voi.

E il gioco è riuscito perché nell’ultima casella è rimasto non un dio del ring ma un uomo che preferì l’umiliazione di una condanna alla follia della guerra, urlando in faccia all’America segregazionista: «Nessun vietcong mi ha mai chiamato negro».

Mise k.o. per sempre nei nostri cuori il razzismo e il militarismo.

Si convertì all’islam quando per i neri americani, e non solo, essere musulmani era simbolo di identità, liberazione e pace, come cambiano i tempi…

Tornò, rivinse, portò la torcia olimpica pur sgretolato dal Parkinson.

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