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“Legalità e Bullismo”: al Falcone la lezione del presidente del Tribunale di Brescia

Legalità e bullismo al centro di un incontro organizzato dalla dirigenza scolastica con il presidente del Tribunale di Brescia Vincenzo Masia, in occasione dell'anniversario della strage di Capaci.

Legalità e bullismo”: questo il titolo del convegno che venerdì 27 maggio 2016 si è svolto nell’aula magna del Liceo Linguistico “Falcone” di Bergamo. A dar corpo alla tematica la voce autorevole del Presidente del Tribunale di Brescia Vincenzo Masia.

L’iniziativa, organizzata dalla Dirigenza scolastica in occasione dell’anniversario della Strage di Capaci (avvenuta il 23 maggio 1992), ha visto presente, oltre al Dirigente Scolastico Gloria Farisé, il Dirigente dell’Ambito Territoriale di Bergamo Patrizia Graziani, che ha sottolineato l’importanza e l’attualità della tematica.

Al convegno hanno partecipato attivamente alcuni docenti del Liceo e i rappresentanti di classe, del Consiglio di Istituto e della Consulta Provinciale, ai quali è stato chiesto dal Dirigente Scolastico non solo l’onore della presenza, quanto soprattutto l’onere della disseminazione di quanto appreso.

Il Presidente Masia ha innanzitutto chiarito che il bullismo, come fenomeno sociale, ha origine in ambito anglosassone. Il termine italiano deriva dall’inglese bullying. Tra di essi si segnalano per esempio le persone omosessuali, diversamente abili e stranieri, più facilmente soggette a emarginazione, la cui condizione è invece meritevole di tutela ai sensi dell’art. 3 della Costituzione.

Il bullismo può essere diretto (fisico e verbale) o indiretto (costrizioni psicologiche, discriminazione, emarginazione), ma in ogni caso si caratterizza per la volontà del prevaricatore di provocare sofferenza alla vittima.

In tempi recenti, notevole preoccupazione ha generato anche il cyberbullismo, per la capacità di raggiungere la vittima ovunque essa sia e per la pervasività del sistema informatico. Il bullo non opera, però, mai da solo: grande importanza è rivestita infatti dagli amici del bullo (cosiddetti “bulli gregari”) e dagli altri compagni che assistono agli episodi di violenza. Il carattere omertoso del “pubblico” spinge la vittima a sentirsi sola e dunque più vulnerabile. È quindi importante attivarsi nel caso in cui si sia testimoni di tali episodi. Una parte rilevante è rivestita dalla figura dell’insegnante che ha un ruolo di garanzia ed è chiamato a vigilare sulla condotta degli alunni. Laddove questa sorveglianza sia carente, il docente può essere chiamato a rispondere di culpa in vigilando.

Interrogato dalla platea, il relatore ha anche approfondito “l’armamentario giuridico” a disposizione per difendersi dagli atti di bullismo. Tali atti possono interessare una vasta gamma di condotte antigiuridiche: dai delitti contro l’incolumità individuale a quelli contro il patrimonio, che possono essere tutti perseguiti autonomamente. Il problema principale riguarda l’assenza nell’ordinamento di una fattispecie astratta configurabile come “bullismo”, ovvero diretta a punire non tanto il singolo atto di percosse o il singolo danneggiamento, bensì la condotta vessatoria che dura nel tempo. Per questo motivo, alcuni tribunali hanno ritenuto applicabile la normativa sul mobbing, considerando la scuola come un luogo di lavoro e gli studenti come lavoratori, già operata per quanto riguarda la sicurezza ai sensi dell’art. 2 del T.U. 81/2008. Permangono comunque alcuni profili problematici di ordine generale, in quanto nel diritto penale vige il divieto di analogia (in malam partem). Altro problema è la non imputabilità del minore sotto i 14 anni e l’impossibilità di promuovere azione civile di risarcimento per danno patrimoniale e/o morale all’interno di processo penale a carico di un minore.

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