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Il piccolo principe abbatte i tabù: con i ragazzi della Fondazione Conti Calepio

La sfida dell'incontro con forme diverse di disabilità grave - spiega il regista Pierluigi Castelli- è stata vinta nella maniera più assoluta

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L’impegno di tante ore di prove, l’entusiasmo di esibirsi davanti ad una platea affollata di gente, la gioia stampata sui visi dei ragazzi ad ogni scroscio di applausi, e il sorriso, quello del cuore, di chi sente di aver toccato il cielo con un dito: ecco cosa è successo a Villongo, nel palazzetto dello sport, dove i ragazzi del centro residenziale e diurno della Fondazione Conti Calepio hanno portato in scena la piéce teatrale del Piccolo Principe, insieme agli alunni della prima classe primaria di Cavernago.

Un laboratorio teatrale basato su attività espressivo-corporee realizzato sotto la guida del regista Pierluigi Castelli, insieme agli operatori ed educatori del centro residenziale Conti Calepio.

Un incontro fra teatro e disabilità grave, avviato nel lontano 2008, fortemente voluto dalla Fondazione Conti Calepio, che ha visto schierare le abilità del gruppo teatrale Ahrat e quelle del supporto e coordinamento della dottoressa Cristiana Lecca; centrando il progetto su un’attività laboratoriale corporea che fosse cardine portante di un cammino dispiegato su “tempi distesi”.

La sfida dell’incontro con forme diverse di disabilità grave – spiega il regista Pierluigi Castelli- è stata vinta nella maniera più assoluta; forte della piena convinzione da parte di tutti noi che anche in situazioni estreme il corpo è fonte/spia di segnali precisi, che, se raccolti, valorizzati, e posti in relazione con altri , consentono di varcare il confine angusto di una comunicazione rinchiusa solo entro una parola rigidamente precostituita.

Il Piccolo Principe , mai come prima, è stato portato in scena con un carico di pathos tale che lo spettatore non poteva che rimanerne catturato. Come sottolinea la presidente della Fondazione Conti Calepio, Cinzia Romolo, vedere come i nostri ragazzi si muovevano nella penombra della scena con armonia e sicurezza, malgrado le loro condizioni di vita quotidiano siano certamente più delicate e sensibili di quella di tanti altri, è stata una gioia, sia per gli educatori, che accompagnano ogni giorno della loro vita con amore sincero, sia per i famigliari.

Vedere il proprio figlio, la propria sorella – termina la Romolo – gioire per aver raggiunto quello che per tanti di noi è l’ovvio e scontato, è sicuramente stato una forte testimonianza per gli alunni della scuola primaria, che sono stati coprotagonisti della recita, ma soprattutto per quanti pensano, sbagliandosi, che le diverse disabilità siano un limite, anziché una risorsa. Risorsa che andrebbe incentivata, anche solo col la presenza.

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