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Gestione dei migranti richiedenti asilo, la protesta dei sindaci: intervenga il Governo video

I primi cittadini di diversi paesi della Bergamasca che ospitano i profughi chiedono che si risolva una contraddizione: gli immigrati che chiedono lo status di profugo vengono iscritti all'anagrafe dei Comuni che li ospitano e devono concedere loro la residenza.

Oltre una decina di sindaci di Bergamo scrivono un appello perché si faccia chiarezza sull’emergenza profughi. I primi cittadini di diversi paesi della Bergamasca che ospitano decine di profughi chiedono che si risolva una contraddizione: gli immigrati che chiedono lo status di profugo attendono in Italia circa 18 mesi (contro una media europea di sei mesi) e nel frattempo i Comuni che li ospitano sono obbligati a concedere loro la residenza.
Una contraddizione che le Amministrazioni Comunali ora sottopongono alla Prefettura di Bergamo, alla dottoressa Francesca Ferrandino, alla Commissione parlamentare di inchiesta Tematiche Accoglienza Migranti (On. Gregorio Fontana; On. Carnevali Elena; On. Guerini Giuseppe e On. Rondini Marco); all’Anci Sezione Welfare e politiche sociali e al dottor Pirotta Graziano e per conoscenza al Ministero dell’Interno e della Diocesi di Bergamo.

Gestione dei migranti richiedenti asilo, problematiche e richieste dal Territorio della provincia di Bergamo

“Con il presente documento le Amministrazioni locali firmatarie intendono manifestare un forte dissenso e preoccupazione per la gestione in essere dei migranti nella Provincia di Bergamo. Considerate le pregresse ed innumerevoli segnalazioni, comunicazioni e confronti richiesti con le Istituzioni, quali la Prefettura e rappresentanti parlamentari, oltre che alla relativa commissione parlamentare e ANCI, ad oggi si riscontra purtroppo una conclamata mancanza di proattività nella gestione dell’accoglienza che pone seri dubbi sulla sostenibilità presente e futura che questa modalità di gestione comporta. Si evidenzia altresì un atteggiamento di mancanza di risposte scritte dalla Prefettura ai diversi quesiti posti, infatti solo a seguito di insistenti tentativi vengono fornite risposte e precisazioni in forma verbale con un sentore di superficialità, questa particolare modalità di dialogo intrapresa dalla Prefettura comporta ai Comuni problemi e li pone nelle condizioni di ulteriori difficoltà nel rapporto e confronto con l’Amministrazione e la cittadinanza. Tutto ciò non solo complica notevolmente l’attività amministrativa, conferma il sentore iniziale di una gestione senza una programmazione, votata alla gestione della contingenza ed urgenza che per definizione non può essere la soluzione.

Considerato:
 Presenza di strutture di elevata capienza, di proprietà della Diocesi o a lei riconducibili in Comuni di periferia o comunque in territori isolati. L’intenzione iniziale doveva appunto essere una disponibilità momentanea della struttura per la gestione emergenziale. Sebbene le Amministrazioni avevano fatto un accordo (sempre verbale) con la stessa Prefettura per la definizione di una quota massima di ospiti e per un periodo breve, spesso l’accordo è stato poi puntualmente disatteso e unilateralmente la stessa Prefettura ha stabilito un incremento degli ospiti, senza alcun preavviso e coinvolgimento delle Amministrazioni. Queste strutture possono essere considerate solo come un eventuale “passaggio”, per un tempo limitato (massimo 2-3 mesi) strettamente necessario all’inserimento nell’accoglienza diffusa.

 L’Impossibilità di una permanenza a lungo termine nelle strutture ad alta concentrazione di migranti rendono complessi i processi di integrazione degli stessi migranti oltre che dei cittadini residenti: ormai si tratta di molti mesi, in alcuni casi due anni. I Comuni, per lo più di piccolissime dimensioni, che hanno queste strutture sul loro territorio manifestano da sempre una forte preoccupazione circa i problemi di congestione dei servizi pubblici ed altri equilibri sociali che tale elevata concentrazione di migranti comporta. Proprio lo stesso Ministero dell’Interno aveva indicato in un’apposita circolare di attenersi alla quota di 1 migrante ogni 1000 abitanti per una gestione sostenibile dell’accoglienza. Nella Provincia di Bergamo, in particolare per alcuni Comuni, il rapporto è anche 50 volte superiore a quello indicato.

 Inizialmente gli accordi tra i Comuni, Prefettura e Cooperativa era quella di evitare la richiesta della residenza da parte degli stessi migranti al Comune, in particolare dove persistevano queste strutture di grande capienza. Da pochi mesi a questa parte si sta invece assistendo ad una richiesta in massa dei migranti della residenza ai Comuni, richiesta supportata dalla stessa Cooperativa che ha in gestione le strutture. Questo pone un ulteriore problema e segnala l’ennesima conferma di mancanza di coinvolgimento preventivo degli Enti. La richiesta della residenza da parte di un numero così elevato di migranti potrebbe comportare, per come è attualmente configurata la normativa, rischi di natura finanziaria che possono minare la stabilità degli Enti Locali, nonché generare rischi di natura sociale, in particolare nei Comuni più piccoli. Senza considerare poi il notevole appesantimento del lavoro degli uffici, già in affanno, per una gestione delle iscrizioni, dei controlli e cancellazioni, in particolare se si considera come oggi avvengono le comunicazioni di variazione degli ospiti presenti nelle strutture. Tutto ciò pone delle forti perplessità e preoccupazioni. Non si capisce nemmeno la necessità di un ulteriore documento: gli stessi migranti sono già provvisti di un documento di riconoscimento rilasciato dalla Questura.

Si richiede:
 In prima istanza che venga tempestivamente ripristinata la quota indicata dal Ministero dell’Interno, di n. 1 migrante richiedente asilo, ogni 1000 abitanti. Tale parametro era stato indicato da una apposita circolare dello stesso Ministero con lo scopo di evitare un impatto rilevante sulle Comunità ed Enti Locali, in particolare quelli più piccoli.
 In secondo luogo chiediamo al Prefetto, ai Parlamentari della Provincia di Bergamo, ad ANCI, di sollecitare il Ministero dell’Interno e il Parlamento Italiano al fine di ridefinire la materia legislativa in tema di residenza.

Il rilascio della residenza contemporaneamente alla richiesta dello status di profugo assomma, dal nostro punto di vista, due tutele: quella di richiedente asilo e di residente. Sono evidenti le contraddizioni derivanti da una simile situazione. Considerato oltretutto che più dell’80% dei richiedenti asilo ricevono diniego dalla competente commissione esaminatrice. Si pensi ad esempio alle difficoltà nella cancellazione della residenza, qualora venga negata la richiesta d’asilo, nonché i rischi connessi alle possibili richieste di intervento sociale in capo all’ultimo Comune di residenza (fino a cinque anni dalla cancellazione). Ribadiamo pertanto la necessità di una pronta attivazione da parte delle Istituzioni per sollecitare un intervento legislativo volto a ridefinire queste situazioni e la necessità di dotare i Comuni di adeguati strumenti sia normativi che finanziari al fine di fronteggiare i rischi derivanti dalla concessione della residenza.

Seppur consapevoli della difficoltà della gestione dei migranti non è però in alcun modo accettabile che si scarichino le responsabilità e potenziali oneri sui Comuni. Si richiede pertanto un sollecito riscontro da parte delle Istituzioni deputate alla gestione dei richiedenti asilo al fine di un’organizzazione rivolta innanzitutto alla sostenibilità sociale degli stessi comuni, che ricordiamo sono stati coinvolti unilateralmente dalla Prefettura, oltre che a chiarire quale sia il concetto e l’obiettivo qualitativo di accoglienza che una permanenza di questo tipo e di così lungo periodo può rappresentare per gli stessi richiedenti asilo.

Per quanto sopra esposto e l’urgenza della situazione, restiamo in attesa di un sollecito riscontro in forma scritta alla presente lettera.
L’occasione è gradita per porgere distinti saluti.
Stefano Micheli – Sindaco del Comune di Sedrina;
Maria Grazia Dadda – Sindaco del Comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII;
Andrea Milesi, Sindaco del Comune di Roncobello;
Sebastian Nicoli, Sindaco del Comune di Romano di Lombardia;
Claudio Sessa, Sindaco del Comune di Torre Boldone;
Sonia Simoncelli, Sindaco del Comune di Valbondione;
Michelangelo Locatelli, Sindaco del Comune di Mapello;
Raffaele Moriggi, Sindaco del Comune di Pagazzano;
Jonathan Lobati, Sindaco del Comune di Lenna;
Silvestro Arrigoni, Sindaco del Comune di Vedeseta;
Giovanni Paolo Locatelli, Sindaco del Comune di Rota Imagna;
Gigliola Breviario, Sindaco del Comune di Pontirolo Nuovo.

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