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Teatri, palazzi e archi: San Pietroburgo festeggia 313 anni nel segno di Quarenghi

L'architetto bergamasco, mai valorizzato in Italia, riuscì a esprimere tutto il suo talento nella splendida cittadina russa: ecco le sue opere più importanti nel giorno dell'anniversario della fondazione di San Pietroburgo

Nel giorno del 313esimo compleanno di San Pietroburgo vogliamo rendere onore al celebre bergamasco Giacomo Quarenghi. Nonostante le sue comprovate doti e capacità, infatti, il maestro non riuscì a realizzarsi in Italia e dovette cercare fama e fortuna proprio a San Pietroburgo, che diventò la sua città adottiva.

L’architetto lasciò l’Italia nel 1779 e fu subito ben accetto in terra russa, in quanto era nota la sua maestria nel progettare edifici. La vera fortuna di Giacomo Quarenghi fu quella di giungere a San Pietroburgo nel periodo di più grande sviluppo della città.

Quarenghi

I suoi grandi progetti, la sua dedizione al lavoro, il suo essere gentile gli hanno permesso di essere ben voluto non solo nei palazzi dell’aristocrazia pietroburghese, ma anche tra i ceti popolari.

Il classicismo era il suo stile ed era caratterizzato da forme perfette, eleganza delle proporzioni e perfezione delle linee.

Uno dei suoi più noti edifici che costruì fu il Teatro dell’Ermitage, che vide la luce nel 1787. Quarenghi si ispirò al teatro olimpico di Vicenza per la realizzazione dell’opera commissionata da Caterina la Grande.

Giacomo Quarenghi

La peculiarità del progetto è la modalità con cui la sala venne costruita: la continuazione del palcoscenico fu un’idea che permise al pubblico di sentirsi parte integrante della scena, come se si trattasse di un anfiteatro. Come disse un personaggio di Shakespeare “Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori”.

Un aneddoto interessante è che durante lo spettacolo i ruoli sembravano invertirsi: Quarenghi si riservò il posto migliore del teatro in una splendida loggia, mentre l’imperatrice sedeva semplicemente in seconda fila.

Giacomo Quarenghi

Quarenghi era l’architetto preferito di Caterina II, ammirato per la sua grande esperienza e per le sue ottime capacità. Quindi, quando l’imperatrice decise di creare un edificio riservato alle persone bisognose, non ebbe nessun dubbio su chi nominare come un architetto. L’Istituto per nobili fanciulle, rinominato anche Istituto Smol’nyj, vide la luve nel 1807 e fu considerato dallo stesso Quarenghi l’opera principale della sua carriera.

L’edificio doveva servire per le povere vedove che avrebbero dovuto vivere nello stesso edificio con le studentesse. L’imperatrice, però, decise di separarle, perché sosteneva che “per le signore serve la tranquillità, mentre per le fanciulle il movimento”.

Il progetto che creò Quarenghi piacque tantissimo a Caterina II, che decise di donarlo all’università per le sue studentesse. Quarenghi si arrabbiò: tutto doveva essere riprogettato nuovamente perché mancavano le camere, le aule, le sale per i balli e le decorazioni della facciata, che in questo caso dovevano diventare più vivaci.

Giacomo Quarenghi

Al tempo stesso, però, non poteva permettersi di litigare con l’imperatrice.

Così si rimise al lavoro. Gli servirono due mesi per rifare il progetto, era cosi serio e concentrato sul lavoro, voleva fare del suo meglio. Per questo chiese alle sue figlie di giudicare il suo operato, per avere un parere direttamente da alcune possibili utilizzatrici. Seguendo i loro consigli, infatti, cambiò costruzione per creare un edificio adatto alle future studentesse.

Per le finiture, il maestro chiese solo legno secco che doveva essere trasportato dalle barche. Il lavoro, però, risultò piuttosto difficile: la soluzione più veloce ed economica sarebbe stata quella di spostare le travi facendole correre direttamente nelle acque del fiume. Quarenghi si rifiutò e insistette perché il legno fosse assolutamente secco. Alla fine la ebbe vinta e grazie a questa sua intuizione, l’edificio dopo 200 anni non necessita di grandi lavori di restauro.

Giacomo Quarenghi

Altro gioiello costruita da Quarenghi a San Pietroburgo fu l’Arco di trionfo di Narva, nel 1814. Anche oggi rappresenta il simbolo della ribellione di Quarenghi contro Napoleone,  che aveva ordinato all’architetto bergamasco e a tutti gli italiani di tornare in Europa. Il Maestro si rifiutò e venne condannato ad esecuzione senza giudizio e alla confisca di tutti i beni. Per questo la Russia diventò per l’architetto come una seconda casa.

Giacomo Quarenghi

Adesso l’Arco di trionfo di Narva è il monumento della gloria militare: la leggenda narra che l’esercito russo, di ritorno dalla vittoriosa battaglia contro le truppe di Napoleone, passò sotto questo splendido arco.

Quarengi arrivò in Russia quando aveva 36 anni e nei successivi 37 creò edifici stupendi – solo meno famosi – usando tutto il suo talento. A San Pietroburgo sono rimasti 20 palazzi che risultano essere ancora di forte interesse storico e culturale.

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