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Raid al Macondo, il racconto dei due baristi picchiati: “Una follia inspiegabile” fotogallery video

Fabio Iavarone, titolare del locale, e uno dei suoi dipendenti, Almir San Martin, ancora scossi per l'accaduto, hanno accettato di raccontarci come è andata quella sera

“Hanno staccato la luce e quando siamo usciti per ripristinare il contatore ci hanno aggredito, prima verbalmente e poi anche fisicamente. Una follia inspiegabile”. A due settimane dal raid serale che li ha visti vittime, i due baristi del Macondo Biblio Cafè di via Moroni a Bergamo ripercorrono quei drammatici momenti.

Macondo Cafè

Fabio Iavarone, titolare del locale, e uno dei suoi dipendenti, Almir San Martin, ancora scossi per l’accaduto, hanno accettato di raccontarci come è andata quella sera nel bar culturale in centro città, aperto da solo sei mesi.

Iavarone, 44 anni, di origine napoletana ma residente a Bergamo da 12 anni, oltre a gestire il locale di via Moroni, lavora nel mondo dell’editoria: a seguito dell’aggressione ha rimediato un occhio nero, un naso rotto e varie lesioni su tutto il corpo. San Martin, 54 anni, peruviano d’origine ma in città da quasi 20 anni, oltre a lavorare al Macondo è presidente della commissione pari opportunità e mediatore museale all’interno della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo: per lui diverse lesioni al capo e una frattura al ginocchio.

Macondo

Dopo la diffusione della notizia del raid, sono stati numerosi gli attestati di stima ricevuti dai due baristi aggrediti. E domenica 29 maggio alle 18.30 è in programma un sit-in di solidarietà proprio di fronte al locale di via Moroni.

L’iniziativa è stata lanciata dal cantante che si stava esibendo quella sera al Macondo, Dudù Kouate: “A seguito dell’ aggressione – le parole di Kouate – che hanno subìto Fabio (proprietario del Macondo Biblio Cafe’) e Almir San Martin (dipendente nel locale) a sfondo puramente xenofobo lo scorso 12 maggio, vi invito domenica davanti al locale di Bergamo, in via Moroni, per un sit-in pacifico di solidarietà a Fabio e Almir, due operatori culturali. Rispondete con la vostra presenza. Fare cultura rischia di diventare difficile in questa italia nota per essere un paese di cultura. Se non ami la cultura, cambia Paese!”.

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