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Pezzoni a Gori: “Caro Giorgio, c’è un post per te”

L'ex sindaco di Treviglio richiama il primo cittadino di Bergamo, reo di averlo accusato di aver adottato, nel corso del suo mandato, delle "scelte autarchiche".

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“Caro Giorgio, c’è post per te”, introduce così, l’ex sindaco di Treviglio Giuseppe Pezzoni, la sua lettera aperta al sindaco di Bergamo. Una corposa “missiva” pubblicata sul profilo Facebook personale dello stesso Pezzoni e sulla sua pagina pubblica, in cui l’ex sindaco di Treviglio richiama Giorgio Gori, reo di averlo accusato di aver adottato, nel corso del suo mandato, delle “scelte autarchiche”, a fronte, come invece rivendicato da Pezzoni, di una stretta collaborazione con lo scrivente per quanto riguarda l’operazione di integrazione del sistema bibliotecario urbano di Bergamo con i sistemi bibliotecari provinciali.

L’occasione si è rivelata poi utile per domandare al destinatario della lettera che fine abbiano fatto i quasi 200mila euro provenienti dalla Regione Lombardia e destinati al servizio bibliotecario.

Ecco dunque che, in un fitto post scriptum, Pezzoni coglie la palla al balzo e, a proposito di memoria, scrive: “Forse bisognerebbe ricordare anche alla Provincia di Bergamo, di cui sei autorevole ed ascoltato consigliere, che deve ancora versare ai sistemi bibliotecari la quota annuale concordata per il servizio di interprestito per il 2015.

Che fine hanno fatto i 194mila euro trasferiti dalla Regione Lombardia per il servizio bibliotecario che ora la Provincia non gestisce più e che avrebbero dovuto essere girati ai sistemi bibliotecari che invece lo garantiscono? Spero che qualcuno non si limiti a sottoscrivere accordi e parlare di ‘rilancio della cultura’ e ‘importanza delle biblioteche’, senza poi rispettare gli impegni presi, peraltro con risorse che vengono dal bilancio regionale e dovrebbero servire proprio per le biblioteche. Che, nel 2015, dalla Provincia non hanno visto un euro di quelli che sarebbero loro spettati. Forse non lo sai, ma quei soldi sono stati versati nel solo 2014. Con la presidenza di Matteo Rossi i rubinetti si sono chiusi. Ecco, qui mi sa che davvero c’è stato il tanto conclamato ‘cambio di passo’. Sì, ma all’indietro…”

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