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Nelle mani delle macchine: l’uomo è superfluo o sottovalutato?

Questo articolo vuole essere una provocazione sul tema della tecnologia applicata nei più svariati contesti quotidiani: siamo sicuri che sarebbe vantaggioso delegare ad un robot la scelta del prodotto assicurativo più adatto alla nostre umane ed imprevedibili necessità?

Prosegue la rubrica T’assicuro che Bergamonews propone in collaborazione con Millennium Broker.

Questo articolo vuole essere una provocazione sul tema della tecnologia applicata nei più svariati contesti quotidiani: siamo sicuri che sarebbe vantaggioso delegare ad un robot la scelta del prodotto assicurativo più adatto alla nostre umane ed imprevedibili necessità?

Furono anni, quelli a cavallo del nuovo millennio, vissuti nell’attesa di quell’internet che sarebbe a breve diventato “di tutti”, saturi di quella trepidante impazienza con cui si guarda una torta cuocere e il tempo sembra non passare mai. Certi automatismi e comodità, oggi scontati, erano già entrati nell’immaginario e nelle esigenze di ognuno, a fronte però di una tecnologia imperfetta, arretrata, in fase di rodaggio.

In attesa di poterlo concretamente offrire, si simulava il futuro con ciò che si aveva, con una nota di ingratitudine, non diversamente dall’attaccare un adesivo Ferrari sulla propria – fedelissima – Panda rossa.

Così nel 1996 prenotare un treno Milano-Firenze, presso il centralino automatico delle Ferrovie dello Stato, da semplice telefonata si risolveva inevitabilmente in una situazione tra l’avanguardistico e il tragicomico.

“Pronunciare la città di destinazione”

“Firenze”

“Non ho capito”

“Firenze”

“Hai selezionato: Cosenza. Premere 1 per confermare, 2 per tornare al menù precedente”

L’aspettativa futuristica lasciava ben presto spazio alla rassegnazione di infilarsi la giacca e recarsi al rivenditore più vicino.

L’Insurance Journal ha pubblicato lo scorso mese, come “pesce d’aprile”, un interessante articolo che, tra serio e faceto, dipinge un possibile futuro dove la mediazione assicurativa sarà affidata esclusivamente ai robot, che saranno “la dimostrazione più evidente che è giunta l’era delle aziende meccanizzate, in cui i robot sono in prima linea nella fornitura di servizi al cliente e non più dietro le quinte, al computer o nella fase di assemblaggio”.

Nel distopico futuro, il nuovo robot-broker, ideato come risposta economica all’insostenibile aumento dei salari minimi, “può valutare, fare collegamenti e rilasciare polizze sul posto, mentre risponde al telefono ed effettua le chiamate automatiche. Parla ogni lingua conosciuta dagli esseri umani e dalle macchine, è disponibile a lavorare ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette […] non commette mai errori, non si ammala, non impiega troppo tempo nella pausa pranzo, non chiede di portare il suo cane a lavoro”, impiega il suo tempo libero aggiornandosi sulle attività in ambito lavorativo e facendo il bucato della sua proprietaria. I clienti lo accolgono con entusiasmo e anzi “Gradiscono il fatto che non abbia tatuaggi o piercing”.

In un’epoca in cui i caselli autostradali self-service e le casse automatiche presso i fast food hanno messo in crisi generazioni di utenti e in cui giganti come Amazon decidono di tornare alle origini aprendo punti vendita fisici, siamo davvero pronti per un commercio da film di fantascienza?

Se persino in un’attività meccanica e standardizzata, come selezionare un panino o pagare un pedaggio, l’assenza del contatto umano genera caos e sindrome da abbandono, metteremmo nelle “mani” di un robot la scelta del prodotto assicurativo più adatto alla nostra – umanissima – situazione?

Se per alcuni di noi il contatto in carne e ossa è condizione imprescindibile per una consulenza di qualità, qualcuno vede invece in una neutralità “robotica” un sinonimo di trasparenza e garanzia.

Voi come la pensate?

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