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Dialogo Chiesa-Islam, l’abbraccio di Papa Francesco allo sceicco al-Tayyb

L’abbraccio lunedì 23 maggio 2016 di Papa Francesco allo sceicco prof. Ahmad Muhammad Al-Tayyib, sancisce la fine di un periodo di gelo tra la Chiesa cattolica e questa fazione dell’Islam.

L’abbraccio lunedì 23 maggio 2016 di Papa Francesco allo sceicco prof. Ahmad Muhammad Al-Tayyib, grande imam di Al-Azhar, l’università musulmana del Cairo, sancisce la fine di un periodo di gelo e il rilancio del dialogo-confronto tra la Chiesa cattolica e questa fazione dell’Islam.

Al-Azhar è considerata la più autorevole istituzione accademica dell’Islam sunnita. Lo sceicco è accompagnato: prof. Abbas Shouman, sottosegretario di Al-Azhar; prof. Mahmaoud Hamdi Zakzouk, membro del  Council of Senior Scholars dell’Università e direttore del Centro per il dialogo di Al-Azhar; giudice Mohamed Mahmoud Abdel Salam, consigliere del grande imam; prof. Mohie Afifi Afifi Ahmed, segretario generale dell’Accademia per la ricerca islamica; ambasciatore Mahmoud Abdel Gawad, consigliere diplomatico del grande imam; Tamer Tawfik, consigliere; Ahmad Alshourbagy, secondo segretario.

La delegazione è accompagnata da Hatem Seif Elnasr, ambasciatore della Repubblica Araba di Egitto presso la Santa Sede.

Il grande imam è accolto e accompagnato a incontrare il Papa dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del  Pontificio Consiglio per il dialogo Interreligioso, e da mons. Miguel Ángel Ayuso Guixot, segretario del dicastero.

Il colloquio molto cordiale dura 30 minuti e i due interlocutori rilevano il grande significato di questo incontro nel dialogo tra Chiesa cattolica e Islam; sottolineano il comune impegno delle grandi religioni per la pace nel mondo, il rifiuto della violenza e del terrorismo, la situazione dei cristiani nel Medio Oriente. Il Papa regala all’ospite il medaglione dell’ulivo della pace e una copia della sua enciclica «Laudato si’».

Il grande imam, con la delegazione, incontra il card. Tauran e mons. Ayuso Guixot.

La visita «darà sicuramente un nuovo impulso ed energia al dialogo islamo-cristiano» dice Adnane Mokrani, docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto di studi arabi e islamistica, in un’intervista all’agenzia Sir. La visita colma un vuoto di rapporti durato 10 anni. Spiega Mokrani: «I rapporti hanno conosciuto un periodo di gelo dopo il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona nel 2006».

Merita ricordare che Papa Ratzinger fu volutamente e ripetutamente frainteso dalle frange più estremiste dell’Islam. Nel 2011 i rapporti si raffreddarono ancora di più in seguito a un attentato che seminò la morte fra molti cristiani copti di Alessandria.

Le guerre in Siria, Iraq, Yemen e altri Paesi musulmani nascono da due visioni, quella sunnita e quella sciita, che si combattono da 1400 anni. Il punto della discordia è su chi sia e che ruolo debba avere il «khalifa, califfo» cioè il successore di Maometto. Tutto comincia con l’imam Hussein, considerato dagli sciiti vero erede del profeta e trucidato nel 680 a Karbala in Iraq.

SUNNITI E SCIITI
Muhammad, Maometto (570-632 dopo Cristo), per i musulmani è il profeta incaricato da «Allah, Dio» a diffondere il Corano, la sua parola. Per i sunniti Maometto nomina «khalifa, califfo, successore» Abu Bakr, uno dei suoi primi compagni. Questo credono e difendono gli islamici sunniti; il nome «sunnita» deriva da «sunna, la tradizione dei detti (ahadith) di Maometto». Gli sciiti invece non riconoscono Abu Bakr come successore ma Ali, cugino e genero di Maometto; il nome «sciita» deriva da «Shiat Alì, partito di Alì».

PILASTRI DEL CULTO
Per i sunniti sono 5: la «al-shahada testimonianza di fede»; la «al-salah, preghiera rituale»; la «al-zakah, elemosina canonica», il «sawm, digiuno» durante il Ramadan; il «hajj, pellegrinaggio» alla Mecca. Per gli sciiti i pilastri sono 10, fra gli altri la «tawalla, esprimere l’amore per il bene» e la «tabarra, esprimere odio per il male».

ATTEGGIAMENTO NELLA PREGHIERA
I sunniti pregano con le mani congiunte all’altezza del diaframma e per la «shahada, professione di fede» ripetono la formula: «Testimonio che non c’è divinità se non Iddio, e Muhammad è il suo profeta». È la frase che si legge anche sulle nere bandiere dell’Isis. Gli sciiti pregano con le mani parallele al corpo, davanti alle cosce e alla «shahada, professione di fede» aggiungono «ibn Abi Talib, e Ali è amico di Dio». La preghiera finisce ripetendo tre volte il takbir («Allahu akbar).

FESTE
I sunniti celebrano solo due feste: la «Eid al-Fitr», che segna la fine del mese di digiuno e la «Eid al-Adha, festa del sacrificio» alla fine del pellegrinaggio alla Mecca. Gli sciiti festeggiano in particolare l’«Ashura» che ricorda il martirio di Hussayn a Karbala.

CIBI E BEVANDE
Per sunniti e sciiti sono vietati l’alcol e la carne di maiale.

CLERO
Fra i sunniti non c’è clero e l’imam è colui che guida la preghiera. Gli sciiti invece hanno un clero organizzato, preparato in università specifiche.

DIFFUSIONE
È sunnita la maggior parte dei musulmani, circa l’80 per cento, capitanati dall’Arabia Saudita. È sciita il 15 per cento dei musulmani diffusi in Iran (90%), Iraq (55%), Pakistan (20%), Arabia Saudita (15%), Bahrein (70%), Libano (27%), Yemen (50%), Siria (15%).

UNA GRANDE GUERRA DI RELIGIONE
La storia insegna che le guerre, anche quelle religiose, sono innescate da motivazioni economiche e politiche. La guerra di religione all’interno dell’Islam è una guerra che ha per protagonisti i due rami opposti dell’Islam e che n parte spiega sia la nascita delle Primavere arabe e dei conflitti che ne sono seguiti. Sunniti e sciiti si considerano alternativi gli uni agli altri e né gli uni né gli altri accettano del tutto i confini nazionali nei quali si ritrovano. Per molti di loro la guerra è trasversale agli Stati ed è tesa a creare un unico grande Medio Oriente islamico, riprendendo il sogno del Grande Califfato interrotto dalle potenze europee. Questo spiega perché in tutto il Medio Oriente i cristiani sono combattuti e cacciati.

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