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Aggressione razzista ai baristi del Macondo: domenica sit-in di solidarietà

Dopo l'aggressione ai due dipendenti, domenica 29 maggio alle 18.30 è in programma un sit-in di solidarietà proprio di fronte al locale di via Moroni

Bergamo si mobilita per solidarizzare con i due operatori del Macondo Cafè vittime di un aggressione a sfondo razziale. Domenica 29 maggio alle 18.30 è in programma un sit-in di solidarietà proprio di fronte al locale di via Moroni.

L’iniziativa è stata lanciata attraverso un post su Facebook. “A seguito dell’ aggressione – scrive Dudù Kouate – che hanno subìto Fabio (proprietario del Macondo Biblio Cafe’) e Almir San Martin (dipendente nel locale) a sfondo puramente xenofobo lo scorso 12 maggio, vi invito domenica 29 maggio alle 18.30 davanti al locale di Bergamo, in via Moroni, per un sit-in pacifico di solidarietà a Fabio e Almir, due operatori culturali.

Rispondete con la vostra presenza. Fare cultura rischia di diventare difficile in questa italia nota per essere un paese di cultura. Se non ami la cultura, cambia Paese!”.

L’aggressione era stata resa nota dallo stesso Fabio Iavarone, con un post sul profilo Facebook del locale:

“Car* amic* di Macondo biblio cafè, essendo ormai trascorsi alcuni giorni, voglio raccontarvi quanto avvenuto…

L’episodio accaduto a me e allo staff di Macondo è vile e assurdo.

Non mi riferisco a nessuna sigla politica in particolare, né a Bergamo e ai bergamaschi, in generale, alla cui accogliente comunità questo brutto episodio arreca disonore.

Si tratta di un caso di esecrabile razzismo perpetrato da singole persone.

Alle ore XXXX del giorno XXX maggio 2016, veniva a mancare l’energia elettrica del locale “Macondo” sito in via Moroni 16. Dopo aver controllato che i differenziali elettrici presenti all’interno del locale stesso fossero in posizione di apertura, prendo le chiavi del civico 14 sempre in via Moroni dove è presente il contatore dell’energia elettrica, per riattivare il tutto.

Nel fare questo, essendo il civico molto buio e con un timer della luce di breve durata, chiedo al mio dipendente Almir San Martin di accompagnarmi per far luce con la torcia del suo cellulare. Mi reco con il signor San Martin all’interno del civico 14: qui trovo la porta di chiusura del mio vano contatore forzata e non il differenziale ma la levetta del contatore centrale in posizione di chiusura.

Pertanto alzo la levetta per ripristinare l’energia elettrica all’interno del locale e chiudo quel che resta dello sportello del vano contatore.
In quel preciso istante si avventano verso di me e contro il signor San Martin due persone con un cane.

Ad un prima aggressione verbale ad alta voce, riferibile anche da numerosi passanti in strada che hanno depositato testimonianza, è seguita un’ aggressione di tipo razziale: sono riportabili e bene impresse le seguenti espressioni tutte pronunciate ad alta voce : “ terrone di merda, boliviano di merda, locale di froci e di negri di merda” .
Segue una seconda aggressione con percosse ed oggetti contundenti ai nostri danni.

Come da referto ospedaliero, sono stato colpito al naso da un forte colpo con delle conseguenti abrasioni e rottura del setto nasale dal più giovane dei due aggressori. Tale signore brandiva un oggetto contundente con il quale mi ha sferrato il colpo sul naso. Il colpo è precisamente refertato dal ps. dell’ospedale Giovanni XXIII. Successivamente, i due aggrediscono il signor San Martin con un passeggino per bambini e con colpi al volto ed ad una gamba. Il tutto con una durata di 2 o 3 minuti.

Nel frattempo attirato dalle urla dei passanti all’esterno del palazzo un inquilino del civico 14 apre il portone via citofono e riusciamo ad uscire fuori io ed il signor San Martin.

All’esterno i due continuano ad inveire e minacciare me ed al signor San Martin, fino all’arrivo della Polizia e dell’Ambulanza chiamate da altri dipendenti di Macondo, il tutto con ampia prova testimoniale di più persone.

Infine uno dei due aggressori ha cercato di aggredire il sig San Martin perfino nell’atrio delle ambulanze del pronto soccorso dell’ospedale Giovanni XIII…

Siamo disgustati e amareggiati, perché noi di Macondo facciamo eventi pacifici e culturali, che escludono nel modo più assoluto ogni forma di violenza, razzismo e omofobia.

La legge farà il suo corso.

Sicuri del vostro affetto, vi invitiamo a supportarci e sostenerci come avete sempre fatto”.

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