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Renzi a Bergamo: “La politica è bella, le ridarò un ruolo, se no me ne vado” fotogallery video

Matteo Renzi ha scelto Piazza Vecchia e il Sociale, splendidi esempi di un passato ben mantenuto e di una bellezza che sorprende sempre, per dire agli italiani che "basta un Sì per cambiare, nel segno della bella politica".


Una piazza e un teatro che sanno d’antico accolgono il lancio di quello che, negli obiettivi dei promotori, rappresenta il futuro della politica italiana.

Matteo Renzi ha scelto Piazza Vecchia e il Sociale, splendidi esempi di un passato ben mantenuto e di una bellezza che sorprende sempre, per dire agli italiani che “basta un Sì per cambiare, nel segno della bella politica”.

La bella politica, già “perché la politica è una cosa fantastica”. Ma c’è un ma… “Ci sono troppi politici”. Con tutto quello che ne consegue.

E’ così che, mettendoci la faccia, il cuore e tutte le sue doti di abile persuasore, il fiorentino in sessanta minuti dà il “la” alla campagna a tappeto per far vincere il Sì al referendum di ottobre, quello che intende modificare la Costituzione.

Interrotto più volte dagli applausi a scena aperta del pubblico, un pubblico quasi interamente composto da democratici che si sono accreditati in tempo, senza dissidenti, a parte un paio di contestatori nei palchetti, e senza possibilità di far domande, il presidente del Consiglio suona la carica e ordina: “Voglio diecimila comitati per il sì, comitati di cittadini, con le zie che s’impegnano per cambiare questo Paese, il Paese più bello del mondo”.

Un Parlamento più snello, Regioni con compiti rivisti e ben circoscritti, tagli ai compensi nelle istituzioni: punta su questo e chiede ai suoi di spiegare bene ai cittadini le novità della riforma. Novità che, annuncia, hanno l’appoggio di oltre cento costituzionalisti: lunedì sarà reso pubblico un documento con prestigiose firme che intende contrastare i tanti No già espressi da importanti studiosi della nostra Carta.

E’ sicuro, Renzi che l’Italia abbia voglia di cambiare, che moltissimi elettori della Lega e dei 5 Stelle desiderino tanto quanto lui vivere in un Paese in cui chi vince le elezioni governa: “Sono i loro rappresentanti che siedono in Parlamento a non volerlo, e sapete perché? Perché temono di tornare a casa, perché difendono la loro poltrona”.

A casa tornerà lui se il sì verrà sconfitto, ne è consapevole, anzi lo ribadisce, smentendo però di voler personalizzare lo scontro: “Qui, dopo che si vota di solito nessuno perde mai. Io mi impegno per scardinare il sistema politico che in questi decenni ha fatto durare i governi meno della vita di un gatto in autostrada. Se non ci riesco, certo che vado a casa, sono sconfitto ed è giusto che lasci. Per serietà”.

Ma, ammonisce, se perde il Sì, l’Italia sarà un Paese ingovernabile, di più, sarà il paradiso degli inciuci.

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