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Dalla sorpresa de Roon alla conferma Gomez: il pagellone dell’Atalanta 2015-’16

Promossi e bocciati di un'annata calcistica, quella dei nerazzurri, da archiviare con soddisfazione: l'olandese e il Papu i due top

Si è chiusa una stagione dai due volti per l’Atalanta di Edy Reja, capace di conquistare la salvezza senza grossi patemi ma, al tempo stesso, incapace di mettere il punto esclamativo su un girone d’andata da record. Da agosto a dicembre, infatti, il cammino dei bergamaschi è stato trionfale. Poi il buio: 14 partite senza vittoria e la classifica che, domenica dopo domenica, è diventata sempre più brutta. Solo uno scatto d’orgoglio finale, ad aprile, ha evitato che i nerazzurri rimanessero coinvolti nella lotta per non retrocedere.

Il bilancio di fine anno parla chiaro: ci sono state le sorprese, le conferme, qualche bocciatura e, soprattutto, due saluti carichi di lacrime e malinconia.

Ma andiamo con ordine.

SPORTIELLO
La prima, forse più importante, conferma arriva dal portierone di Desio, che per il secondo anno consecutivo si è dimostrato affidabile come pochi altri numeri uno nella massima serie. Probabilmente partirà nel mercato estivo: su di lui ci sono le big italiane (Juventus e Milan escluse), col Napoli che sembra in leggero vantaggio.

BASSI
Impiegato solo contro il Napoli, a dicembre, a causa dell’improvviso stop del primo portiere, l’ex Empoli ha giocato la sua onesta partita. Durante l’anno la sua esperienza è stata di fondamentale importanza per Sportiello e Radunovic.

RADUNOVIC
Giovane, classe 1996, con classe e fisicità da vendere. L’abbiamo visto solo nell’ultima giornata, a Marassi contro il Genoa, e non ci è affatto dispiaciuto. Sarà lui il futuro? Potrebbe essere.

BELLINI
Chiude da lottatore, qual è sempre stato, con un gol su rigore e una festa che non dimenticherà per il resto dei suoi giorni. Sul campo i 36 anni si sono fatti sentire.

BRIVIO
Dimenticato per mesi in panchina, quando è stato chiamato in causa nel girone di ritorno non ha affatto sfigurato, limitandosi però a svolgere il proprio compitino.

CHERUBIN
Dopo una stagione più o meno disastrosa, quella 2014-’15, l’ex Bologna si è riscattato alla grande. Ottimo alla prima giornata a San Siro con l’Inter, più che sufficiente ogni volta che Reja l’ha scelto. Col Palermo il suo primo e unico gol stagione. Peccato per la sciocchezza commessa a Verona, contro il Chievo, costata cartellino rosso e sconfitta.

CONTI
Sentiremo parlare di questo ragazzino che poi, alla fine, tanto ragazzino non è: 22 anni, tanto voglia di emergere e un futuro radioso di fronte a sé. La speranza è che possa maturare ulteriormente a Bergamo, e non con un’altra maglia addosso.

DJIMSITI
Arrivato a gennaio in sordina, senza fare rumore, lo svizzero naturalizzato albanese ha debuttato solo a maggio. Ha atteso il suo momento in silenzio, senza disturbare, e poi ha fatto capire di che pasta è fatto. Un debutto difficile contro un certo Higuain, poi due grandi prestazioni contro Udinese e Genoa. Da rivedere.

DRAME’
Alti e bassi, come suo solito. Ma quando sono stati alti, su quella fascia sinistra se ne sono viste delle belle. Fosse stato un giocatore continuo, avrebbero sicuramente potuto aspirare ad altri palcoscenici.

MASIELLO
Al centro come a destra, Masiello è sempre sinonimo di affidabilità. Messo definitivamente alle spalle il caos calcioscommesse, il viareggino ha dimostrato di essere ancora un buonissimo difensore per l’Atalanta.

PALETTA
Promosso a pieni voti, senza dubbio. Il centralone italo-argentino era stato la ciliegina sulla torta del mercato di Sartori, arrivato per blindare una difesa che l’anno prima aveva ballato parecchio. Tornerà al Milan, ma non è detto che il suo sia solo un arrivederci alla Bergamo nerazzurra.

STENDARDO
Quella appena conclusa, per l’ex Lazio, è stata una stagione in chiaroscuro, apertasi con il gol al Frosinone alla seconda giornata ma gravemente condizionata dalla lite con Reja che l’ha portato ad essere messo fuori rosa per settimane.

TOLOI
Il brasiliano, arrivato a fine agosto per 3.5 milioni di euro (mica noccioline per una società come l’Atalanta) ha alternato domeniche da autentico protagonista a domeniche da dimenticare. Doveva essere un punto fermo della difesa, è diventato un rebus anche per Reja.

CARMONA
Un peccato quel’operazione all’anca che l’ha messo fuori uso già da dicembre.

DE ROON
Eccola la sorpresa più bella di questa stagione atalantina. L’olandese, arrivato senza creare euforie e aspettative, si è rivelato il tassello fondamentale dello scacchiere di Reja già dalle amichevoli estive, quando si è preso la maglia da titolare e non l’ha mai più mollata.

CIGARINI
Luci e ombre anche per il Ciga, all’inizio dell’anno oscurato dall’esplosione di de Roon ma poi salito alla ribalta quando la situazione si è fatta estremamente delicata, a marzo: è stato lui, diventato poi capitano sul campo dopo l’addio di Denis, a trascinare i compagni fuori dalla crisi.

MIGLIACCIO
Quando il gioco si fa duro per davvero, lui c’è sempre stato. Esperienza e carisma da vendere.

RAIMONDI
Poche partite da titolare ma tanta, tanta sostanza quando è servito, soprattutto nei finali di gara. I tifosi lo vorrebbero come nuova bandiera atalantina.

KURTIC
Reja l’ha voluto fortemente per dare equilibrio al centrocampo a tre, lui ci ha messo un attimo ad adattarsi al clima bergamasco ma alla fine è risultato decisivo, lavorando spesso nell’ombra.

GRASSI
In molti sono rimasti a bocca aperta quando il tecnico goriziano, sin dall’inizio della stagione, l’ha buttato nella mischia da titolare. Poi, vedendolo all’opera, stupore e scetticismo sono scemati in tempo zero e si è capito perché Reja puntasse così su di lui. Peccato averlo perso così presto (per fare il panchinaro a Napoli, poi…), ma l’offerta di De Laurentiis, effettivamente, non si poteva rispedire al mittente.

FREULER
Solo giudizi positivi anche per il silenzioso svizzero che, zitto zitto, quando è stato chiamato in causa ha fatto il suo senza tirarsi indietro. Certo il campionato italiano non è quello a cui lui era abituato, ma l’anno prossimo – se resterà – potrebbe dire la sua.

GAGLIARDINI
Una sola apparizione dopo il rientro dal prestito di Vicenza: promosso per la buonissima prova, il ragazzo di personalità ne ha eccome.

D’ALESSANDRO
Chi si aspettava la sua esplosione è rimasto deluso, ma D’Alessandro non va bocciato: si è saputo ritagliare il suo spazio e più di una volta ha dimostrato di avere qualità impressionanti, che hanno messo in crisi anche difese attrezzatissime come quelle di Roma e Napoli.

GAKPE’
Chi l’ha visto? Due spezzoni di gara fatti da poche luci e moltissime ombre. Ha già salutato tutti, e difficilmente verrà rimpianto.

DIAMANTI
I piedi sono sempre quelli, fantastici, la voglia di lottare e di sacrificarsi anche. Certo, l’età invece inizia a farsi sentire, ma il buon Alino ha dimostrato di poterci stare in questa Atalanta. Verrà riconfermato? Non dipende da lui e nemmeno dal club nerazzurro.

MAXI MORALEZ
Ha lasciato Bergamo quasi improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno dopo un girone d’andata straordinario. Ha scelto di avvicinarsi a casa, di trovare nuovi stimoli in un campionato, quello messicano, assolutamente inferiore alla serie A. Il suo addio è stato difficile da digerire: per i tifosi, che lo hanno amato parecchio, e per la squadra, che senza di lui è crollata.

PAPU GOMEZ
Tutti in piedi, signori, per la stagione del Papu. Quante difese e quanti difensori si stanno sognando ancora oggi le sue finte, la sua velocità il suo sinistro. Un’andata stratosferica, poi un lieve calo (coinciso, guarda caso, con il crollo dei nerazzurri) e il botto finale. Dopo quest’anno, lo dobbiamo dire: anche l’Atalanta ha il suo campione. Sperando che non venga ceduto.

MONACHELLO
E’ giovane, ha le qualità e ha voglia: il bomber giramondo, come l’hanno ribattezzato visto il suo recente passato, deve fare ancora tanta esperienza. Magari, però, in un campionato di alto livello come quello italiano. Solo allora lo potremo giudicare per davvero.

DENIS
Voleva partire in estate, gli è stato impedito e alla fine ci hanno rimesso tutti: lui, in primis, rimasto a Bergamo contro la sua volontà e autore di prestazioni spesso incolore; e l’Atalanta, che alla fine l’ha liberato a costo zero a gennaio. L’addio, però, è stato dei più belli: gol e lacrime col Sassuolo, sotto la Nord.

PINILLA
Prodezze da mozzare il fiato, ammonizioni come se piovesse e tanta, tanta sfortuna. Si potrebbe riassumere così la stagione del bomber cileno, fermato sul più bello dagli infortuni e da qualche cartellino di troppo. Di certo, gli si dovrebbe spiegare che non si può segnare sempre e solo in acrobazia.

BORRIELLO
Alla fine ci ha pensato lui, a sorpresa, a togliere le castagne dal fuoco. La salvezza, infatti, è arrivata anche dai suoi piedi (e dalla sua testa): 15 presenze, delle quali solo 8 da titolare, e 4 gol pesanti quanto macigni. Indimenticabile il pomeriggio di gloria contro la sua ex squadra, la Roma. Da confermare? Perché no? In fondo lui ci spera.

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