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Cardinal Bagnasco: nessuna raccolta di firme per il referendum abrogativo sulle unioni civili

La posizione del presidente della Cei sulla legge che riconosce le unioni civili è molto dura, ma rimarca che la Chiesa Italiana non sosterrà nessuna raccolta firme per un referendum abrogativo.

«Il Papa ci ha molto confortati e incoraggiati: ci ha detto che quella italiana è una bella Chiesa».

Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, riferisce qualche frammento dell’incontro tra Francesco e l’episcopato alla 69ª assemblea (16-19 maggio 2016) della Cei.

Incontro che si è protratto a lungo: «Il Papa si è trattenuto molto con noi. Abbiamo parlato del sacerdote: ci ha parlato dei suoi ricordi e ci ha raccontato alcuni episodi. Ci ha incoraggiati: in Italia c’è un senso religioso ancora molto vivo, grazie alla presenza e alla vicinanza dei sacerdoti, dei parroci e di noi pastori».

Sul discorso papale Bagnasco precisa: «Il richiamo alla semplicità e alla sobrietà fa parte della vita del prete e di noi pastori, ma era inserito in un discorso con un respiro ampio e completo. Il tono del discorso e dell’incontro è stato molto incoraggiante».

La Cei non sosterrà una raccolta di firme per il referendum abrogativo della legge sulle unioni civili. «È un’iniziativa che spetta ai laici» afferma Bagnasco che usa espressioni molto dure contro la legge «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze», approvata definitivamente dal Parlamento l’11 maggio 2016. Per Bagnasco essa «sancisce di fatto l’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio e alla famiglia» e ipotizza il «colpo finale, l’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando delle condizioni di povertà».
Il presidente Cei insiste sui problemi del Paese»: la mancanza di lavoro per i giovani e gli adulti, l’assenza di equità fiscale per le famiglie con figli a carico, la diffusione del «fantasma» del gioco d’azzardo.

L’assemblea ha deciso la ripartizione dei fondi destinati dai contribuenti alla Chiesa cattolica. La quota supera la soglia del miliardo di euro: nel 2016, sulla base dei redditi 2014 dichiarati nel 2015, lo Stato versa 1.018.842 euro, il 2,34 per cento in più dell’anno precedente che fu di 995.462. Alla Chiesa va l’80,91 per cento delle scelte, in crescita rispetto al 2015.
Merita ricordare che la scelta dell’8 per mille delle tasse fu una grande intuizione di mons. Attilio Nicora, esperto di Diritto canonico e di Diritto pubblico ecclesiastico. Era vescovo ausiliare di Milano quando fece parte della delegazione vaticana che discuteva con la controparte italiana sul «nuovo» Concordato che fu firmato il 18 febbraio 1984 nel Palazzo del Laterano dal presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal Segretario di Stato vaticano cardinale Agostino Casaroli. All’epoca questa scelta fu contestata con parole velenose da esponenti delle altre religioni, delle Chiese e confessioni cristiane non cattoliche che hanno poi firmato accordi con lo Stato e che godono dell’8 per mille attribuito dai contribuenti. Si tratta di: Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Chiesa evangelica valdese, Chiesa evangelica luterana, Unione comunità ebraiche, Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale, Chiesa apostolica in Italia, Unione cristiana evangelica battista d’Italia, Unione buddhista, Unione induista.

ESIGENZE DI CULTO E PASTORALE
In totale sale da 398.842 a 403.462: alle diocesi per il culto e la pastorale 156.000; edilizia di culto 160.000; nuova edilizia di culto 100.000 per 700 cantieri aperti in Italia; tutela beni culturali ecclesiastici 60.000, fondo per la catechesi e l’educazione cristiana 32.062, Tribunali ecclesiastici regionali 13.000, esigenze di rilievo nazionale 42.400.
Interventi caritativi – Aumentano gli stanziamenti: 270 milioni, 5 in più rispetto ai 265.000 del 2015 e 25 in più rispetto al 2014 per supportare la Caritas e il volontariato. Ricorda Bagnasco: «Nelle mense delle parrocchie e della Caritas serviamo 12 milioni di pasti all’anno». Alle diocesi vanno 140.000, al Terzo Mondo 85.000, per esigenze nazionali 40 mila.
Sostentamento del clero – Si passa da 327 mila del 2015 a 350 mila del 2016. L’aumento è un segnale della sofferenza finanziaria delle diocesi. Da qui provengono i soldi per integrare la quota che gli Istituti diocesani per il sostentamento del clero non riescono a coprire. Lo stipendio dei preti è fissato in base all’anzianità e al carico pastorale: per esempio al sacerdote responsabile di 4-5 parrocchiette di montagna è riconosciuta un’indennità. Il valore di ogni punto – circa 12 euro – è congelato da anni e le indennità oscillano tra i 900 e i 1.700 euro lordi. Il numero dei sacerdoti continua a calare inesorabilmente mentre l’età media aumenta sempre più.

NESSUNA DIOCESI FALLITA
“Non ci sono Istituti diocesani commissariati” precisa Bagnasco. Ma sempre più spesso i vescovi chiedono aiuto alla Cei per ricostruire operazioni finanziarie avventate nelle quali si trovano invischiati, come dimostrano le inchieste giudiziarie. Per i sacerdoti si progettano corsi specifici per la gestione del patrimonio e si pensa all’istituzione di organismi tecnici territoriali che supportino le diocesi, i parroci e i Consigli pastorali.

UNA MAREA DI SOLDI PER IL PATRIMONIO ARTISTICO
Il nodo più complicato resta l’ingente patrimonio. Tempo fa la Cei rispose alla Corte dei conti – come informò il segretario mons. Nunzio Galantino – «punto per punto sottolineando che i bilanci della Cei sono pubblici». Parlò di 909 cantieri per 279 milioni di euro aperti grazie all’8 per mille, nel 2015 sono stati promossi 748 progetti per il Terzo Mondo. Galantino disse: «Non mi risulta che ci siano diocesi in fallimento o che hanno portato i libri in tribunale, ma alcune fanno più fatica di altre ad andare avanti. Il mantenimento del patrimonio artistico ci costa una marea di soldi e non possiamo spendere tutto in restauro: le richieste di aiuto da parte delle persone e delle famiglie in difficoltà aumentano».

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