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Bossetti spalle al muro di fronte agli avvocati dei Gambirasio: “Su, confessi” fotogallery video

Il carpentiere di Mapello è parso più teso, come non era stato nemmeno quando in Aula sono state mostrate le immagini (molto forti) del cadavere di Yara

Per la prima volta ha abbandonato la sua tipica espressione distaccata, quasi strafottente, ha abbassato lo sguardo e ha iniziato a riflettere. Nell’udienza di venerdì 20 maggio al processo per il delitto di Yara Gambirasio si è visto un Massimo Bossetti diverso da quello apparso nelle quasi quaranta udienze finora svolte.

Arresto Bossetti

Di fronte alle parole dei due legali della famiglia della ragazzina (costituita parte civile), Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, il carpentiere di Mapello è sembrato meno tranquillo, pensieroso, come non era stato nemmeno quando in Aula erano state mostrate le immagini (molto forti) del cadavere di Yara ritrovato nel campo di Chignolo d’Isola.

In particolare Bossetti si è incupito quando verso la fine della sua deposizione Andrea Pezzotta, legale di Maura Panarese, mamma di Yara, si è girato verso di lui e, dopo averlo chiamato, guardandolo negli occhi gli ha detto: “Bossetti, la vedo tormentato. Liberi la coscienza da questo peso e ci racconti come è andata quella sera. Sarebbe il risarcimento migliore per la famiglia Gambirasio”.

E’ stato il punto più caldo dell’intervento di Pezzotta, che ha esordito chiedendo un risarcimento danni per la signora Panarese di 1’838’000 euro. Nella sua relazione il legale ha parlato “di due pilastri dell’impianto accusatorio che incastrano l’imputato: uno è la traccia di dna ritrovato sugli indumenti della ragazzina, l’altro sono i dubbi di sua moglie su cosa abbia fatto la sera del 26 novembre 2010, giorno della scomparsa di Yara, che Bossetti non ha mai saputo dissipare nemmeno a lei, rispondendo con tanti ‘Non ricordo'”.

L’avvocato ha poi spiegato come può essere andata quella sera: “Anche se non possiamo affermarlo con certezza, perché solo una persona qua dentro sa cosa è successo davvero. Sappiamo che quella povera ragazzina è stata vittima di un’operazione da macellaio. Il movente? Di natura sessuale. L’assassino le ha inferto quei tagli perché provava piacere fisico, perché ha una deviazione sadica. Come Bossetti, e lo dimostrano le ricerche su internet che faceva”.

Prima di lui era intervenuto Enrico Pelillo, avvocato di Fulvio e Keba Gambirasio, rispettivamente papà e sorella di Yara, che aveva invece avanzato una richiesta complessiva di risarcimento di circa 1,4 milioni di euro. Con una premessa: “Vorrei specificare che la domanda risarcitoria da parte di papà e sorella – le parole di Pelillo – , viene effettuata solo perché la legge lo impone. La famiglia Gambirasio in questa vicenda ha sempre mantenuto un profilo basso e riservato. Se avesse voluto guadagnarci, avrebbe potuto farlo anche in altri modi”.

In particolare Pelillo ha chiesto alla Corte “983.970 euro per papà Fulvio e 427.260 per la sorella Keba, per un totale di 1.411.230 euro. E comunque una provvisionale non inferiore ai 300mila euro per Fulvio e 150mila per Keba”.

L’avvocato ha parlato di Bossetti, definendolo: “un bugiardo cronico, come dimostrato dalle menzogne raccontate ai colleghi su malattie varie o problemi legali con la moglie. Il soprannome favola se l’è guadagnato sul campo. E poi la famosa epistassi di cui ha parlato in numerosi interrogatori, ma di cui il suo medico di base non ne era al corrente”.

Pelillo ha anche ricostruito il delitto della ragazzina: “Per me il movente c’è, ed è quello sessuale. Quale altro significato possiamo dare a un cadavere con il reggiseno slacciato e le mutandine tagliate? Quella sera Bossetti era preso da inarrestabili pulsioni sessuali. Come un falco con la preda ha scelto la povera Yara e l’ha costretta, o indotta, a salire sul furgone. Ha tentato di abusare di lei e poi l’ha ammazzata con crudeltà, abbandonandola in quel campo”.

Una ricostruzione interrotta da un’esclamazione dello stesso Bossetti, che a un certo punto ha affermato: “Assolutamente no”, anche se non è chiaro a cosa fosse rivolto.

Il commento dei due avvocati all’uscita dal tribunale:

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