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Morti sospette in corsia a Piario, la caposala: “Ecco la mia verità”

In una lunga intervista, pubblicata dal numero di Araraberara in edicola venerdì 20 maggio, la caposala Paola Bosio - accusata di concorso colposo in omicidio preterintenzionale (insieme al primario e 8 medici) - racconta la sua versione dei fatti.

Araberara pubblica nel numero in edicola venerdì 20 aggio una lunga ed esclusiva intervista a Paola Bosio, la caposala del reparto di medicina dell’Ospedale di Piario dove è scoppiata la bufera delle morti sospette per cui ci sono state riesumazioni delle salme e Paola Bosio è accusata di concorso colposo in omicidio preterintenzionale (insieme al primario e 8 medici) nell’inchiesta sulle quelle morti sospette che vede principale imputata Anna Rinelli.

Paola Bosio è anche accusata di “peculato”, in pratica la si accusa di aver sottratto i medicinali e materiale medico dal reparto per suo uso e consumo. Ecco alcune delle risposte che ha dato nella lunga intervista che pubblichiamo su due pagine.

“Non è vero che con una fiala di valium si muore, per morire ce ne vogliono almeno 30 di fiale per endovena. Se ne bastasse una allora i ricoverati del reparto di psichiatria dovrebbero morire regolarmente perché vengono sempre sedati” risponde alle domande di Araberara. 

“Ho chiesto a una mia infermiera di fare un controllo di notte, e una mattina mancavano tre fiale rispetto alla sera prima. E quella mattina abbiamo trovato alcuni pazienti soporosi, uno di loro poi è morto. Ma era un paziente oncologico terminale”. 

“Abbiamo fatto noi la denuncia ai Carabinieri. Sono stata interrogata per ore anche dal Procuratore dottoressa Pugliese che non mi ha creduto”.

“L’accusa di peculato? Non avevo nessun farmaco attinente all’inchiesta, qualche antistaminico perché sono allergica. E non ho mai pronunciato le frasi apparse su alcuni giornali dove avrei detto ‘che cosi fanno tutti’. Questa vicenda mi sta distruggendo, non ci dormo la notte”.

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