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Locatelli ricorda Pannella: “Con Marco le battaglie per rendere più laica e civile l’Italia”

Pia Locatelli, già europarlamentare e Presidente Onoraria dell'Internazionale Socialista Donne ricorda Marco Pannella, tra i fondatori del Partito Radicale, scomparso giovedì 19 maggio all'età di 86 anni a Roma.

Pia Locatelli, deputata, già europarlamentare e Presidente Onoraria dell’Internazionale Socialista Donne ricorda Marco Pannella, tra i fondatori del Partito Radicale, scomparso giovedì 19 maggio all’età di 86 anni a Roma.

“Con Marco noi socialisti abbiamo condiviso gran parte delle battaglie che hanno reso questo Paese più laico, più civile, più moderno. Le nostre strade si sono spesso intrecciate e insieme siamo riusciti a ottenere leggi come il divorzio, l’aborto, il riconoscimento della responsabilità civile dei giudici…..

Ci siamo presentati uniti alle elezioni del 2006 con la Rosa nel Pugno, l’alleanza radical socialista che aveva in programma dodici punti: unioni civili, divorzio breve, superamento del Concordato, libertà di ricerca scientifica, abolizione dei finanziamenti alle scuole private, possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico e alla pillola del giorno dopo, legalizzazione della cannabis, eutanasia, lotta allo sfruttamento della prostituzione, amnistia, impegno per il cambiamento in senso democratico di quei paesi del mondo che non garantiscono diritti umani e civili, edemocracy. Alcuni di questi obiettivi sono stati raggiunti, su altri anche in questa legislatura continuiamo a lavorare assieme ai radicali.

La Rosa nel Pugno fallì per una sostanziale difformità tra la cultura socialista e quella radicale, che si concretizza soprattutto in un diverso modo di intendere la politica: da una parte un’azione storicamente di governo, dall’altra un’attività referendaria e movimentista.

Ma la vicinanza con i radicali è rimasta.

Quella con Pannella è stata una storia di convergenze, ma anche di contrasti, a volte duri. Penso alla sua ostilità al finanziamento pubblico dei partiti, che noi continuiamo a considerare indispensabile per garantire una dialettica democratica che non sia appannaggio dei partiti-azienda e di chi ha disponibilità economiche. O alla visione a nostro giudizio troppo liberista dell’economia e del lavoro.
E penso anche alla sua personalità prorompente ed egocentrica che forse ha tarpato le ali alla crescita del suo partito.

Nel nostro Congresso del mese scorso avevamo chiesto che Marco fosse nominato senatore a vita, un giusto riconoscimento per il suo lungo impegno politico che non è mai arrivato.
Il nostro lavoro come socialisti è quello di portare avanti anche le sue battaglie facendo sentire quella voce laica che oggi manca in Parlamento. Lo stiamo facendo con gli amici radicali su temi come il fine vita, la libertà di ricerca e la legalizzazione della cannabis e continueremo a farlo. Ma Marco, vecchio leone, sognatore e geniale visionario, ci mancherà.

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