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Il golfista bergamasco Costantino Rocca: “Io ai Giochi di Rio? Farei i salti di gioia”

Sauro Legramandi per Tgcom24 intervista il golfista orobico che sogna le Olimpiadi, al rientro ai Giochi dopo 112 anni di assenza.

di Sauro Legramandi per Golfando TgCom24

“Se mi convocassero oggi alle Olimpiadi farei salti alti due metri nonostante abbia 60 anni e pesi cento chili”. In questa frase c’è tutto Costantino Rocca, il golfista più forte in campo e fuori che l’Italia abbia mai avuto. Poche parole da bergamasco doc che sono lontane anni luce dagli asettici comunicati stampa di quei golfisti professionisti che hanno detto “no grazie” ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Per chi non lo sapesse il golf torna alle Olimpiadi dopo 112 anni di esilio e più di un giocatore di primissimo piano ha rifiutato la convocazione (dagli ex numero uno al mondoAdam Scott e Vijay Singh ai sudafricani Schwartzel e Oosthuizen, da Jimenez aLeishman).

“Ognuno è libero di muoversi come crede ma chi dice no al Brasile non ha il giusto spirito sportivo – attacca Costantino – perché giocare a certi equivale a svolgere un lavoro e dire no alle Olimpiadi è una mancanza di rispetto sia verso il lavoro che verso chi vorrebbe partecipare ai Giochi e non può. Ripeto: se mi convocassero oggi ci andrei di corsa”. E se lo dice chi ha vinto cinque volte sullo European Tour non c’è motivo di dubitare.

Qualche dubbio invece sorge spontaneo nel leggere le motivazioni dei vari forfait: Adam Scott parla di “impegni già presi”, Leishmann e Singh temono il virus Zika.

Rocca procede con ordine: “Scott è un bravissimo giocatore, molto corretto ed educato ma non si può dire che non sapeva le date e ha impegni precedentemente presi: le Olimpiadi sono parte della vita di uno sportivo, un evento di cui andare orgogliosi e fieri.Difficile non programmare gli impegni”. Per chi teme il contagio di Zika la questione è differente: “Le zanzare possono pungere ovunque in Brasile, anche in uno stadio. Se il rischio fosse così alto avrebbero fermato tutto prima”.
A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: se dietro ci fosse una materialissima questione di soldi? A Rio de Janeiro in palio tre medaglie e zero dollari o euro. “Ma no, non può essere così. Allora la Ryder Cup? Noi giochiamo la Ryder Cup e non prendiamo cinque lire. Eppure ci alleniamo per due anni per essere in campo in quei tre giorni”. Per i profani, la Ryder Cup è una competizione tra professionisti statunitensi e giocatori europei che si gioca ogni due anni in alternanza nel Vecchio Continente o negli States. Come a Rio non ci sono assegni in palio: “solo” prestigio e gloria. “Le Olimpiadi sono come la Ryder, con i Mondiali di calcio sono gli eventi più seguiti al mondo – ricorda il campione – non andarci è uno sgarbo. Se vuoi fare bene il tuo mestiere di giocatore professionista non può non esserci. In altre discipline ci sono atleti che si allenano per quattro anni per i Giochi e magari restano fuori per un millesimo di secondo. A Rio ci saranno nazioni che non hanno tradizione golfistica ma si sono preparati per far belle figura. Siamo rimasti fuori tutti questi anni e poi…”

A proposito: ad oggi l’unico italiano col biglietto in tasca per il Brasile è Francesco Molinari, fresco settimo nel prestigioso The Players Championship e numero 72 al mondo. “Non so chi sarà al suo fianco ma chiunque sia avrà una grossa spalla in Chicco” scherza Rocca che, sotto sotto, vorrebbe tanto essere lui al fianco di Francesco Molinari.

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